Interventi a gamba tesa

Juventus-Monaco. Arcieri sì, ma senza mira…


Allo Juventus Stadium è andata in scena l’andata del quarto di Champions League tra i bianconeri  e il Monaco. La vittoria dei padroni di casa per 1 a 0 convince, ma non stupisce e, per il numero di occasioni create, va loro un po’ stretta.


Ieri sera la splendida cornice dello Stadium ci ha catapultati tutti all’ interno del premiato film “American Sniper”: che fosse una partita “ di trincea” lo si poteva ben intuire fin dal pre-gara. La posta in gioco era altissima, e la Juventus, come confermato dalle parole di Patrice Evra nel dopopartita, ha mostrato di accusare la tensione psicologica, soprattutto nel primo tempo.

A differenza del protagonista del film di Clint Eastwood, infallibile cecchino dei marines americani, la Juventus ha scialacquato almeno 6 palle goal nitide in tutto il match. Basta prendere ad esempio l’azione della fine del primo tempo, dove Vidal, imbeccato perfettamente da Pereyra, si ritrova in area a tu per tu con il portiere e, nel tentativo di piazzarla a lato, la spara alta. Nel pieno della battaglia, con punte altissime di possesso palla, li potremmo definire arcieri più che cecchini. Arcieri, dico, ma senza mira!

Ed è un peccato, perché Tevez c’era. Forse un po’ acciaccato, ma in queste condizioni era già in grado di dare il suo contributo. C’era pure Pirlo. Cosa dire della sua prestazione. L’assist illuminante a Morata, nell’azione che ha portato al rigore, è suo. E non si può che rimanere a bocca aperta, visto che era appena tornato da un infortunio. E perfino il mio duo difensivo preferito, Leonardo “Bonny” Bonucci e il Chiello, Giorgio Chiellini,  sembravano ben contenere, ripartenze a parte, le sfuriate di un Monaco rinunciatario e sicuramente spaventato dalla bolgia dello Stadium.

Abbiamo detto ripartenze a parte. Sì, perché è proprio nella transizione che il Monaco ha dato il meglio di sé. Al ritorno si dovrà fare attenzione. Primo fra tutti Bernando Silva, che quando trovava uno spazio,  metteva la freccia, si inseriva nella corsia di accelerazione e in un attimo già guardava l’avversario sullo specchietto retrovisore. Devastante e imprendibile.

Oltre al centrocampista portoghese, però, tra le file monegasche colpiscono positivamente Ferreira Carrasco (doveva andare alla Roma, peccato…) e Geoffrey Kondogbia, uno che appena lo guardi esclami: “toh guarda, Vieira gioca ancora?!” Un ragazzo  giovanissimo, che, se fosse cresciuto in Italia, si troverebbe in una squadra Primavera a giocare qualche torneo pasquale. Ma quando vedi un giocatore di 1,89 m, con quella agilità e scioltezza di piede, capisci che è un predestinato… e questo già ti basta.
Ottimi gli spunti di Martial, e buona la prova di Andrea Raggi, capitano nella squadra del principato ed eroe di provincia del nostro campionato. Il lavoro duro paga sempre, prima o poi.

A metà del secondo tempo entra Berbatov. A momenti segnava. Già al suo ingresso tutto lo stadio ha cominciato a fischiarlo. Immaginate cosa sarebbe successo. Veniva giù lo Juventus Stadium. Conoscete il motivo, no? Circa tre anni fa, mentre era in volo per andare a firmare con la Fiorentina, riceve la chiamata di Marotta e cambia subito idea. Cambia rotta, direzione Torino, ma nel frattempo riceve un’altra chiamata. Nuovo cambio di rotta, direzione Londra. Riuscendo nell’impresa di prendere in giro due nemici storici come Juventus e Fiorentina, finisce per firmare con il Fulham, ringraziando l’Italia che tanto lo aveva corteggiato. #vipera

 

Juventus- Monaco . Un gol pesante, quello di Vidal, che permette agli juventini di sperare per il ritorno…Ma quanti errori sotto porta!

Juventus v AS Monaco FC - UEFA Champions League Quarter Final: First Leg

Mi direte: “sì, va bene, ma ora parlaci un po’ della Juve.” Avete ragione. Partiamo da Super Gigi.

 Non c’è altro da dire:  IMMENSO GIGI BUFFON, finalmente è tornato (forse, non diciamolo a voce troppo alta) ai livelli del Mondiale tedesco 2006 (esatto, quello del “po po po po po poo poo”). I monegaschi ieri sera hanno tirato in porta 5 volte. Forse un po’ poco, ma chi ha visto la partita, sa che erano tutti tentativi molto insidiosi, e se la Juventus, nel primo tempo, non è capitolata,  è stato anche, per gran parte, merito del portierone nazionale. Quando si dice, essere giovani dentro.

Ottima la prova di Tevez (aspettandolo al 100%), sempre ottimo Pirlo, sicuro Marchisio quando imposta nella trequarti avversaria, ma meno in fase difensiva, facendosi anche rubare palla nella propria metà campo, determinando uno dei micidiali contropiede monegaschi, che poteva facilmente tramutarsi in gol.

Partita inizialmente con un 4-3-1-2 che vedeva Pereyra trequartista alle spalle del duo Tevez-Morata, nella ripresa l’inserimento di Barzagli ha portato la Juve al suo consueto 3-5-2. Morata e il Tucumano  sono gli altri due grandi assenti del match, non tanto per  la quantità, espressa con un forte dinamismo, un loro marchio di fabbrica, quanto per la qualità complessiva delle giocate.

Inutile dirlo, ma meglio ripeterlo: poteva essere una strage. Le palle goal per la Juve sono state nitide e hanno evidenziato tutti i limiti difensivi di una squadra, il Monaco, che è arrivata ai quarti di Champions da outsider, ma non senza meriti.

Le parole del tecnico Jardim fanno riflettere. Ai nostri arcieri spettavano almeno 3 goal, per quel che si è visto in campo. Eppure solo con un discusso rigore, probabilmente inesistente, i bianconeri sono riusciti a sbloccarsi. E anche in quell’occasione, quando Vidal si è avvicinato al dischetto, disturbato da Subovic, tutti hanno ripensato all’errore contro l’Olympiakos. La paura di sbagliare il penalty era palpabile, forse anche perché Vidal sembra non essere più quello degli anni “contiani”. Per fortuna è andato tutto bene. Esecuzione perfetta.

In effetti, ieri sera, gli errori sembravano non finire mai. Certo sbagliare mira è possibile, siamo tutti umani. L’importante, però,  è sbagliare alle sagre paesane e non in un quarto di Champions: almeno in quei tiro a segno  un orsacchiotto di consolazione lo vinci sempre.

Nato il 28/09/89 a Piove di Sacco, in provincia di Padova. Studente di Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara, amo il calcio e sono un guitar addicted, appassionato di Gibson, Fender e buon rock. Tra l’uscire con una bella mora e il restare davanti alla TV per vedere una partita, scelgo sempre la prima. Grazie al cielo per la seconda esistono i registratori. Collaboratore Sportellate.it