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- di Redazione Sportellate.it

Rimini in Lega Pro a suon di record


Non sarà il Rimini del compianto presidente Vincenzo Bellavista e di mister Leo Acori, quello capace negli anni 2000 di un’incredibile scalata dalla C2 alla serie B con vista sulla A, ma per chi era presente domenica al “Romeo Neri” sembrava di essere tornato indietro nel tempo. Oltre 5000 spettatori, un colpo d’occhio che da queste parti non si vedeva appunto dalla stagione 2008-’09, l’ultima in Cadetteria, per festeggiare una serie D stravinta con ben 4 giornate d’anticipo.


Nel 2-0 al Thermal Abano che ha sancito il ritorno in Lega Pro ad un solo anno di distanza dalla retrocessione nei dilettanti, non poteva non essere lui, l’immenso Adrian Ricchiuti (nella foto Rimini Calcio) ad aprire le marcature con un sinistro sotto la traversa. Lui, il deus ex machina approdato in riva all’Adriatico nel 2002 che ha scritto la storia di questa maglia, tornato a vestirla – come da promessa – in estate a distanza di 5 campionati in cui si è goduto la massima serie a Catania prima di vincere nel 2014 la Prima Divisione con la Virtus Entella. A dispetto dei suoi 36 anni, il fantasista argentino non è rincasato sotto l’arco D’Augusto per vivere di gloria riflessa gli ultimi scampoli di carriera: avere il chico in D è stato per i biancorossi come ritrovarsi con Baggio al torneo dell’orario. Detto col massimo rispetto per la categoria, compagni ed avversari. Perché non è un caso che il Rimini abbia iniziato a volare nel momento in cui è iniziato il campionato di Ricchiuti. Ossia il 12 ottobre in casa del Mezzolara, a quasi 2 mesi dall’infortunio patito in estate. Da quell’umiliante 1-3 patito a Budrio, a suggello di un avvio da 10 punti in 7 giornate, i romagnoli hanno girato la stagione: 22 vittorie, 4 pareggi e una sola sconfitta da lì in poi. Ricchiuti la mente del 4-2-3-1 del tecnico Marco Cari, Manuel Pera il braccio. Toscanaccio doc, l’attaccante classe ’84 che ha speso una vita tra i campi della sua terra a fare la mezza punta, con la casacca a scacchi si è scoperto centravanti e goleador: ben 28 reti e ancora 4 gare da disputare. Solo uno dei tanti numeri stratosferici di questa squadra in grado di disintegrare qualsiasi record: dai 16 successi casalinghi consecutivi (uno in più del 1947-’48) ai 73 gol fatti (già +4 rispetto ai 69 del 2007-’08 in B), passando per i 16 risultati utili di fila del 2015 e gli 80 punti conquistati, a -5 dal primato di categoria detenuto dal Cuneo. Che gli hanno permesso tra le altre cose, di diventare il primo club a far festa in questa divisione. Se lo slogan della campagna abbonamenti recitava “#Distruggiamola”, beh l’impresa è stata ampiamente centrata.

Il primo gol di Ricchiuti in questo 2014-’15, siglato alla Fortis Juventus il 12 novembre. Non male. Con le 6 reti siglate in quest’annata l'argentino è salito a 62, diventando il top scorer di tutti i tempi del Rimini.

Guai però a pensare che si sia trattato di una marcia trionfale. O meglio, lo è diventata da metà ottobre in poi, eppure le premesse parevano tutt’altro che floride. Il ritorno nel baratro dei dilettanti a soli 3 anni dalla prima apparizione, il repulisti del parco giocatori attuato dal presidente Fabrizio De Meis, subentrato nel gennaio del 2014 a Biagio Amati, a salvare una società sull’orlo del collasso, le polemiche per il (presunto) mancato ripescaggio nella neonata Lega Pro unica e le dimissioni rassegnate dall’allenatore Salvatore Campilongo la settimana precedente l’inizio del campionato. In più il carico di pressioni figlie di una rosa di categoria superiore (i vari Ricchiuti, Pera, Di Deo, Di Maio, De Martino, Spinosa e Martinelli sono tutti scesi dai professionisti) e di conseguenza di un campionato da vincere a tutti i costi, malgrado poi in D venga promossa soltanto la prima. Inevitabile che mister Cari, complice anche una tenuta atletica tutt’altro che ottimale, abbia dovuto impiegare un po’ di partite e andare incontro a delle figuracce prima di trovare la quadratura del cerchio. Tra un 4-2-3-1 fin troppo garibaldino e un 3-5-2 eccessivamente bloccato, ecco il 4-2-3-1 versione 2.0 che sbancherà Piacenza segnando la svolta. Ricchiuti trequarti sotto a Pera e ai lati Tedesco e il sammarinese Berardi (classe ’97), di professione attaccanti ma di fatto tornanti, in mezzo al campo l’imprescindibile De Martino (Roma, Treviso e Udinese nel suo curriculum) spalleggiato ora dal bomber Torelli, salito col centro di domenica a quota 8, ora da Di Deo, fragile quanto prezioso. Dietro invece impermeabilità garantita da Cacioli e Di Maio, a cui si è alternato spesso Martinelli, Calori, centrale riciclato terzino, Di Nicola junior, laterale mancino figlio del grande bomber autore di 44 reti tra il 2001 e il 2004 con questa stessa maglia, e il canterano Dini tra i pali.

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L'abbraccio tra il presidente Fabrizio De Meis (a sinistra) e l'allenatore Marco Cari (a destra). Due pietre angolari della risalita tra i prof (foto Rimini Calcio).

E dire che le avversarie di livello non mancavano, ma le corazzate Piacenza, Delta Porto Tolle, Este e Correggese sono cadute una dopo l’altra. Tanto che a febbraio il vantaggio di Pera e soci era già quantificabile con la doppia cifra. Per la gioia di De Meis. Vincente nel lavoro (per la cronaca è il direttore artistico del Cocoricò di Riccione, club numero 16 al mondo secondo il mensile DjMag) e da domenica anche nel calcio. Romano e romanesco, un esuberante “un uomo del popolo”, come ama definirsi lui, che ha già fatto breccia nel cuore dei tifosi. I quali gli chiedono già la serie B. Intanto però c’è una Lega Pro da onorare nel migliore dei modi.

 

 

 

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