Interventi a gamba tesa

Dossier AS Monaco. Quale futuro per l’avversaria della Juve?


Il Monaco, che questa sera affronta nei quarti di finale di Champions League la Juventus, sta costruendo una stagione ben oltre le aspettative ed è riuscito in una difficilissima impresa, negare la realtà: quella di un club che non sa più cosa diventare da grande. Quali sono le sue reali possibilità e quale quindi il suo futuro?


Quarto in Ligue 1 a tre punti dal podio, qualificata ai quarti di Champions, il Monaco quest’anno ha sorpreso anche se stesso. Eppure l’estate 2014, caratterizzata dall’esilio di James Rodriguez e Radamel Falcao, non preannunciava nulla di buono.

Dopo l’abbandono del progetto iniziale (rivaleggiare con il PSG e gli altri nuovi ricchi), i monegaschi non hanno più etichette. Partito come club di Ligue 2 che spendeva 11 milioni per un centrocampista offensivo argentino di 18 anni, Lucas Ocampos, diventata la neopromossa che preleva Falcao dall’Atletico Madrid per 60, ora la squadra del Principato è arrivata a uno stile di vita molto più frugale, che rende più oscuri i suoi obiettivi. Se pare evidente la volontà di raggiungere il “podio” in campionato, il suo futuro rimane indefinito.

Che opportunità può avere una società che fatica a riempire uno stadio da 18.480 posti e che internazionalmente è quasi inesistente? Davanti al PSG del QSI (Qatar Sport Investement), le cui ricette di marketing hanno fatto esplodere lo scarto economico con le concorrenti nazionali, i biancorossi si ritrovano a far parte delle 4-5 outsider che ambiscono al titolo, ma per le quali il secondo posto sarebbe già un successo.

Il magnate russo DmitriRybolovlev, proprietario dell’ AS Monaco. Qui ritratto con un sobrissimo Radamel Falcao.

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UN PRINCIPE DECADUTO

Sotto osservazione dell’Uefa per il fair-play finanziario, il Monaco non può più sognare uno sviluppo stile Psg. I parigini infatti hanno cominciato a ridurre le proprie enormi spese, cosa che permette loro di essere un po’ meno prigionieri dell’Uefa, ma allo stesso tempo non va dimenticato che il Psg è cresciuto, sportivamente e finanziariamente, prima che la federazione guidata da Platini atrofizzasse completamente il sistema dei paperoni del calcio.

I monegaschi dovrebbero quindi progredire diversamente, ancor più da quando Dmitri Rybolovlev ha perso interesse per il suo club, infastidito perché ancora senza passaporto del principato e per altri motivi extra sportivi. Rivedendo le sue ambizioni verso il basso, l’ As Monaco ha anche cambiato metodo. E’ sufficiente dare un’ occhiata alla rosa per indovinare la scommessa portata avanti dalla società.

Squadra con un buon settore giovanile, il Monaco può contare su 5-6 giocatori sotto i 23 anni tra i titolari (Kurzawa, Fabinho, Kondogbia, Ferreira-Carrasco, Bernardo Silva e a volte Wallace) e sostituti ancora più giovani come Martial, Touré e Bakayoko. L’ASM ha il roster con la seconda media età più bassa di tutto il campionato francese (24,5 anni), dietro il Marsiglia. Tra l’altro senza contare Paul Nardi (20 anni), Lucas Ocampos (20), Nicola Isimat-Mirin (23) o Borja Lopez (21), tutti in prestito in questa stagione.

L’avvenire della formazione di Jardim, a lungo termine e nell’ipotesi che il fair-play finanziario non venga cassato, è una storia di conciliazione tra voglia di risultati e la necessaria salute economica dei propri conti.

Con le risorse del reclutamento dell’agente portoghese Jorge Mendes, che ha piazzato i suoi uomini nel club, tra cui il suo compatriota Luis Campos, nominato direttore tecnico dall’agosto scorso, i monegaschi sono sicuri di poter recuperare qualche buon giocatore ogni estate, come il Valencia, acquistato da Peter Lim ma anch’esso sotto l’influenza di Mendes (basta guardare l’allenatore Nuno Espirito Santo e i calciatori André Gomes e Rodrigo, tra gli altri) e quest’anno quarta forza del campionato spagnolo.


COME GIOCA IL MONACO?

A Montecarlo, la brusca transizione tra il periodo James-Falcao e l’attuale ha dato origine a un gruppo di giocatori piuttosto curioso (che può ricordare lo “smantellamento” del Malaga): Danijel Subasic, un portiere che ha restistito alla concorrenza di nomi più conosciuti, vedi Romero e Stekelenburg, un vecchio veterano in difesa, Ricardo Carvalho,  dei centrocampisti nel fiore dell’età, Moutinho e Toulalan, un genio in attacco Berbatov e attorno ragazzi pieni di speranza. Alcuni formati nel vivaio, altri pescati in giro per il mondo.

Alla guida di questo “mapazzone”, Leonardo Jardim, che dopo aver sperimentato un 4-3-3 offensivo, ha ripiegato su un 4-4-2 “ranierizzato”, compatto e disciplinato, al quale resta fedele. Solo la presenza di Moutinho, di tanto in tanto dietro la punta, fa variare la formazione dell’ ASM verso un 4-4-1-1.

Leonardo Jardim, allenatore del Monaco. Dopo aver sperimentato un 4-3-3, si è finalmente “ranierizzato” non discostandosi da un 4-4-2 solido e compatto.

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In disagio quando deve fare il gioco, il Monaco, grazie alle sue ali molto potenti, è letale quando l’avversario tiene palla, gioca alto e libera gli spazi. Come l’Atletico Madrid, che basa allo stesso modo la sua solidità difensiva su due linee di quattro molto compatte, la squadra del Principato avanza e recede assieme, che si tratti di compattarsi davanti alla sua porta o andare a pressare l’avversario nel proprio campo.

La strategia di Jardim valorizza al massimo le qualità dei suoi giovani giocatori, in particolare Yannick Ferreira-Carrasco e Anthony Martial, inarrestabili una volta lanciati in profondità. Malgrado abbia dovuto gestire la vendita delle sue stelle, l’ex allenatore dello Sporting Lisbona ha ereditato una squadra malleabile e piuttosto allettante. Ciò però non evita la noia nelle tante partite al Louis II: durante la sua folle serie di vittorie tra dicembre e gennaio, Moutinho e soci in effetti hanno spesso atteso che passasse un’ora di gioco per proporre qualcosa di entusiasmante e segnare.

Stando alle statistiche, gli uomini di Jardim, in Ligue 1, tentano solo 11,8 tiri a partita. Otto squadre fanno meglio, tra cui il Lorient e il Caen. Ma d’altro canto i giocatori del Principato non concedono che 10,1 tiri a partita. Solo Saint-Étienne e Lille coprono meglio.
Ma se guardiamo invece la famosa statistica anglosassone degli “Expected Goals”, il Monaco risulta essere la migliore difesa del campionato, davanti al PSG.


QUALE FUTURO?

Data la qualità e la gioventù della sua rosa, il  Monaco potrebbe “disturbare”, magari in un futuro prossimo apportando qualche modifica, il Paris per diventare una habitué del podio. A patto che i suoi campioncini non debbano essere venduti senza una strategia di mercato. Qui sta la difficoltà del progetto: prendere in prestito e imitare una vera e propria scienza dei trasferimenti come quella di Porto e Benfica è lodevole, ma in Francia non determinerà con la stessa facilità una maggiore competitività.

In Portogallo, i  dragões e gli àguias sono di gran lunga i più ricchi club del paese. Anche quando entrambe le squadre padrone del calcio lusitano faticano a integrare immediatamente i giocatori venduti, rimangono comunque  davanti alle altre, riuscendo a qualificarsi di nuovo alla Champions League, e mantenendo quindi ancora una volta delle buone entrate. Sono sempre finite sul podio a partire dalla stagione 2009-’10, approfittando anche del passaggio di proprietà a terze parti, vietato in Francia.

 Uno dei giovani più promettenti del Monaco: Lucas Ocampos

Lucas ocampos

Cedere i migliori elementi per poi rimpiazzarli a basso costo funziona fino al giorno in cui ciò non funziona più. Una scelta sbagliata, un giocatore sovrastimato o che si infortuna, ed ecco che il castello di carte può crollare. Il Lione sembrava così solido agli inizi degli anni 2000. Gli è bastato sbagliarsi su qualche nome per ritornare ad essere un club come tanti. Jean-Michel Aulas spera che il nuovo stadio spinga nuovamente in alto la sua squadra. Il Monaco però non può avere la stessa speranza.

Se i biancorossi alla fine della stagione non si piazzano tra le prime 3, forse dovranno privarsi di un gioiello. E non disputare la Champions rappresenterebbe una notevole riduzione di introiti (ad esempio l’OM, eliminato ai gironi la scorsa stagione, ha ricevuto 32 milioni di euro dall’Uefa). Certo l’omogeneità del campionato francese dona un po’ di tranquillità alla squadra, evitando la formazione di superpotenze europee, come avviene in Inghilterra e in Spagna. Ma un modello la cui stabilità e crescita finanziaria sono quasi impossibili può funzionare e durare?

E quali sono le aspirazioni sportive di Dmitri Rybolovlev (se ne ha) per il suo club, pieno di talenti, ma privo di leve finanziarie? Intervistato da L’Equipe all’inizio della stagione, Vadim Vasilyev, vice presidente dell’ASM rimaneva piuttosto vago: “Il presidente ha scelto Montecarlo. Dopo, chi può conoscere il futuro? Non posso che parlare dell’oggi e la volontà è di continuare”.

Il Monaco ha fatto un primo passo indietro lasciando partire James Rodriguez e Radamel Falcao. Ormai, la questione è sapere se ne dovrà fare un altro, o può mantenere la situazione interessante, ma ambigua, del momento.

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it