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- di Andrea Ravasi

Milan: vendere e rifondare


Nel calcio nulla è certo, neppure il Milan. In questo momento storico il diavolo è afflitto da due mali: il primo è la crisi tecnica che non può essere cancellata dalle ultime due vittorie con Cagliari e Palermo, il secondo la questione societaria. I rossoneri sono in crisi per due motivi che, noi di Sportellate, abbiamo già trattato, ma cosa devono fare per risollevarsi?


La soluzione al primo problema è piuttosto semplice e ovvia: rifondazione.  Drastica, perché vorrebbe dire mettere alla porta tre quarti della attuale rosa, per riacquistare giocatori di alto profilo con voglia e carattere. Per completare poi il roster per la stagione 2015-'16, a questi andrebbero affiancati alcuni Primavera o comunque giovani calciatori di prospettiva, al fine di assicurarsi anche un futuro. Inoltre il Milan dovrebbe ricominciare con un nuovo tecnico, cosa che in via Aldo Rossi sanno bene, e in quest'ottica sarebbe opportuno puntare tutto su Roberto Donadoni, a dispetto dei nomi che quotidianamente circolano. L'allenatore del deragliato Parma, profondo conoscitore di Milanello, sarebbe perfetto poiché in grado di dare un'identità di gioco alla squadra. E, a differenza di Seedorf e Inzaghi, porterebbe molta più esperienza.

Questo processo di rifondazione prevederebbe ingenti investimenti che, tenuto conto del "progetto stadio", il presidente Berlusconi non sarebbe più disposto a fare: ecco uno dei motivi per cui il Milan è in vendita. Il secondo invece va ricercato nel minor peso politico esercitato oggi dal Cavaliere sulla scena politica italiana. L'utilizzo del suo più potente mezzo extra-politico per attirare consensi, ossia l'acquisto di un grande campione, al momento avrebbe un costo-opportunità non più conveniente.

Di conseguenza la soluzione alla crisi societaria è una ed una sola: cedere il club. Sì, ma a chi?

La presunta firma di Berlusconi sui contratti di vendita a favore di mr. Pink

Berlusconi vende il Milan

In questi giorni si sono accostati, accavallati e susseguiti vari nomi: da Mr. Bee a Mr. Pink, passando per Mr. Lee ed un ipotetico fondo di investimento. Visti i nomi, una cosa è sicura: il diavolo passerà in mani straniere, così come accaduto per l'Inter. Berlusconi valuta la sua creatura un miliardo di euro, ma visti anche i bilanci e il valore della parte sportiva, quale investitore è disposto a mettere sul piatto una simile somma per ottenere il pacchetto di maggioranza? Più probabile quindi che i nuovi proprietari acquistino il 70% della società per una cifra vicino ai 500 milioni di euro e il restante 30% resti sotto il controllo della Fininvest e di Berlusconi. Il nuovo proprietario sarà ufficializzato verosimilmente dopo le elezioni regionali del 31 maggio, cosicché il Milan svolgerà per Silvio per un'ultima volta il suo compito: accrescere il suo consenso politico.

A questo punto una domanda è lecita: con il nuovo boss, che fine farebbero Barbara Berlusconi e Adriano Galliani? Questa strana coppia di vice presidenti-amministratori delegati verrebbe sciolta e probabilmente nessuno dei due rimarrà al suo posto. La figlia di Berlusconi potrebbe rimanere nel club e nel Cda come rappresentante del 30% delle quote di Fininvest, mentre il geometra verrebbe liquidato e pensionato. Stando ai rumors, con il cambio di presidenza il nuovo a.d. diventerebbe Paolo Maldini, voglioso di rientrare nella società che lo ha reso grande e che lui stesso ha contribuito a rendere tale.

Il nuovo numero 1 avrà un compito molto arduo: ricostruire una squadra alla sbando. In primis, visti i risultati ottenuti, dovrà far chiarezza ad ogni livello ed assicurarsi anche un buon direttore sportivo, magari quel Walter Sabatini che a Roma è finito sulla graticola. In secundis dovrà affidarsi ad un allenatore esperto e capace sotto ogni punto di vista ed ingaggiare infine giocatori validi nei ruoli chiave. Questa è l'unica via che il nuovo proprietario può percorrere per risollevare le sorti del Milan.

L'ultima vittoria del Milan in Champions (correva l'anno 2007), festeggiata dal presidente Berlusconi

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Del resto è obbligatorio che i rossoneri, per le sorti del calcio italiano, ritornino ai fasti di un tempo, poggiandosi su una società sana e futuribile, non più legata agli slogan del recente passato "abbiamo vinto 7 Champions League, siamo la squadra più titolata del Mondo". 

 

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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