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- di Giuliano

Inter, a zappare la terra. Non i campi da calcio.


Se tutte le squadre di serie A giocassero come l'Inter, il Parma potrebbe tranquillamente laurearsi campione d'Italia al termine della stagione 2014-‘15. Invece la classifica parla chiaro e, dopo il 29° turno, la squadra di Donadoni è all'ultimo posto con soli 10 punti. Considerato che i nerazzurri hanno perso 2-0 all'andata e pareggiato miseramente al ritorno, non è difficile intuire che questi indegni rappresentanti della Beneamata hanno, di fatto, regalato ben 4 punti a una squadra di 'ducali cassintegrati'. Questi, dal canto loro – senza stipendio e senza futuro – hanno ben figurato di fronte a dei parassiti ignobili e strapagati, quali quelli scesi in campo con la casacca dell'Inter.


Mancini si è incazzato: scuro in volto, non ha potuto nascondere ai giornalisti, già nel post-partita, tutta la sua amarezza per non essere riuscito a plasmare come avrebbe voluto i giocatori a sua disposizione. Il giorno dopo (ovvero la domenica di Pasqua) la squadra si è dovuta riunire per un allenamento 'punitivo' di 50 minuti; lo stesso è stato fatto a Pasquetta, per altre due ore. La domanda sorge quindi spontanea: tutta qui la punizione?

Si ricordi a tal proposito lo sfogo in conferenza stampa di Marcello Lippi – al tempo tecnico dei nerazzurri – dopo Reggina-Inter 2-1, prima giornata del torneo 2000-‘01: “Se fossi il presidente manderei via subito l’allenatore, prenderei i giocatori, li attaccherei tutti al muro e darei calci nel culo a tutti, perché non esiste giocare in questa maniera. Non esiste nella maniera più assoluta”. Queste sì che sono reazioni da vero mister. Un’ora scarsa di allenamento a Pasqua – sia consentito – sono un’autentica presa per i fondelli. Qualcosa che non dovrebbe nemmeno fare notizia: una condizione normalissima in molte altre realtà calcistiche. Invece, la stampa ha gonfiato i fatti con le parole, facendoci percepire una semplice sgambata come qualcosa di straordinario: ridicolo.

Mancini allenamento Pasquetta

Il Mancio durante l'ormai celeberrimo "allenamento punitivo" di Pasquetta.

Se l’intento era mettere davvero sotto torchio la squadra, il tecnico jesino, in accordi con la società, avrebbe dovuto accompagnare l'intera rosa in un centro per indigenti e costringere i propri atleti a prestare servizio di volontariato per persone sicuramente meno fortunate, ma senz'altro più dignitose. Poi, una volta serviti i pasti e pulite le cucine (magari anche i bagni), andare tutti in silenzio ad Appiano Gentile per allenarsi come si deve (minimo due ore e mezzo).

Ai calciatori viziati sarebbe utile mostrare, di tanto in tanto, con quale passione e zelo giochino i ragazzi negli oratori e sui marciapiedi di periferia: non hanno divise, massaggiatori né attrezzature, eppure trascorrono interi pomeriggi assolati ad esercitarsi in vista di tornei improvvisati. Nessuno di questi viene pagato, ma vederli giocare è uno spettacolo. Altro che San Siro.


 

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