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- di Andrea Ravasi

Milano. Nascita di una crisi


Se Sparta non ride, Atene di certo piange. Si potrebbe intitolare così il momento delle due milanesi, un po' come i Navigli di questi tempi. Senza acqua e senza anima.


Il momento della Milano calcistica si può riassumere col più classico dei "trova le differenze": da una parte Maicon, Thiago Silva, Pirlo, Thiago Motta, Eto'o e Ibrahimovic, dall'altra Campagnaro, Bonera, Montolivo, Kuzmanovic, Podolski e Cerci. Basta e avanza questo giochino per capire la situazione attuale di Inter e Milan, dove una volta - neanche troppo tempo fa - c'erano i campioni, ora dei semplici "giocatori". Eppure, nonostante il solo punto in classifica che separa le due squadre (Mancini's band a 37, quella di Inzaghi a 38) i due navigli sono separati da una montagna.

L'Inter sembrerebbe in effetti una rosa più futuribile. Sia per il valore dei giocatori, che potrebbero garantire un'ottima plusvalenza in caso di cessione, sia per l'età media contenuta. Il Milan invece altro non è che una sfilata di ultra trentenni dall'ingaggio esoso, che non possono nemmeno essere venduti poiché gli elementi di maggior spessore rispondono ai nomi di De Jong, in scadenza a giugno, e Destro, ancora di proprietà della Roma. Se oltre a questo aggiungiamo che l'Inter ha in panchina un allenatore capace e vincente, perché lo ha dimostrato, mentre il Milan si è affidato ad un novellino che non ha il coraggio di dimettersi o dire come stanno in realtà le cose, allora questa montagna diventa un Everest insormontabile da scalare.

Milan Inter flop

Fatto questo ampio ma doveroso preambolo, addentriamoci nella genesi del declino meneghino.
La crisi nerazzurra ha una data ben precisa: il 22 maggio 2010, la sera cioè in cui capitan Zanetti alzava al cielo la Champions League. Quel giorno ci si sarebbe dovuti soffermare sulla squadra e prendere una decisione forte: vendere tutti (o almeno la maggior parte di un gruppo spremuto da Mourinho, già partito alla volta di Madrid), ricostruire da zero con un allenatore fresco e ragazzi con tanta voglia di arrivare e nello stesso tempo dare una sistemata al bilancio.
La crisi rossonera, invece, è un po' più recente e nasce dal mancato scambio Pato-Tevez nel gennaio del 2012. Se quell'inverno il presidente Berlusconi avesse messo alla porta il fidanzato della figlia, distrutto dallo staff medico dell'allora mister Allegri, e portare a casa quell'attaccante a cui proprio Mancini aveva messo una croce sopra, ecco il Milan avrebbe vinto quello stesso campionato. E adesso non staremmo a parlare di un diavolo che annaspa a cavallo delle due colonne della classifica.

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Le cause del fallimento in questo 2014-'15 nascono piuttosto in momenti diversi. Quello del Milan era già scritto, dopo che la società aveva deciso di cacciare in fretta e furia quel Clarence Seedorf. Quel Seedorf che la stessa aveva pensionato senza troppi complimenti. E su quante cosa aveva ragione mister Clarence...
Quello del club di Thohir ha origine nel rinnovo di contratto di Mazzarri e in una brutta prima stagione, con relative continue scuse nei post partita da parte dell'allenatore livornese atte a difendere il suo operato e salvare la faccia.
La risultante di tutti questi errori è un'annata che definire tragica è riduttivo: la squadra di Mancini, subentrato a Mazzarri, così come quella di Inzaghi, si trova ad inseguire disperatamente un piazzamento in un'Europa League che probabilmente sarebbe inutile, considerato che sarebbe meglio nel 2015-'16 concentrarsi esclusivamente sul campionato al fine di poter costruire una squadra solida, forte e che possa durare negli anni, piuttosto che disperdere energie nella vecchia Coppa Uefa.

La crisi della Milano calcistica perdurerà finché le due squadre non si decidono a cambiare marcia e ricolorare le sponde dei Navigli dei colori del cielo, della notte e dell'inferno. L'Inter almeno ci sta provando, nel Milan non ve n'è parvenza. Speriamo che questa svolta arrivi già in estate, quando sicuramente l'acqua nei navigli scorrerà e non saranno più vuoti e senz'anima come le due squadre che una volta si contendevano campionati campioni e Champions League, e ora un misero settimo posto.

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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