Interventi a gamba tesa

Crisi Milan: una fine già annunciata


Nel 2015 il Milan ha raccolto solo 10 punti, frutto di due vittorie contro le ultime due in classifica, 4 pareggi e 4 sconfitte. Se valessero solo i punti del 2015, il Milan sarebbe in piena lotta per la retrocessione. Inoltre i rossoneri hanno perso la bellezza di 21 punti nelle partite in cui erano passati in vantaggio per primi. Il nuovo corso, partito in estate con Filippo Inzaghi al timone sembra volgere al termine, dopo l’ennesima sconfitta dopo essere stati avanti 1-0. Ma i problemi del diavolo sono attribuibili in maniera esclusiva solo all’ex bomber o c’è dell’altro sotto le prestazioni sottotono?


Premessa. Il bello del calcio si compone anche di una caratteristica importante: è un mondo opinabilissimo, in cui le idee personali si differenziano l’una con l’altra, pur mantenendo validità e possibilità di condivisione. E sulla questione Milan le suggestioni personali e la determinazione dei problemi affondano proprio in questo principio le discussioni sul tema.

Il club di Berlusconi dalla stagione 2010-’11 in cui ha vinto il 18° titolo ha raccolto un secondo posto l’anno successivo (forse il gol fantasma di Muntari vi ricorda qualcosa), un terzo all’ultima giornata grazie alla zampata di Mexes, ed un’anonima 8a posizione lo scorso maggio. Un’involuzione figlia delle lacune ormai divenute voragini. Per sgomberare il campo ed esprimere subito la mia opinione a voi lettori, personalmente dico quindi che, anche alla luce di questo trend, I PROBLEMI DEL MILAN NON SONO IMPUTABILI IN VIA ESCLUSIVA A INZAGHI. Le radici delle stagioni fallimentari a cui noi tifosi rossoneri dobbiamo abituarci, nostro malgrado, sono da rintracciare nel passaggio dalla generazione vincente del 2007, a quelle che hanno avuto come allenatori Leonardo prima e sopratutto Allegri successivamente. Seedorf e Inzaghi hanno dovuto solamente lottare contro i danni di quelle gestioni. Entrambi hanno pagato la credenza che popola il mondo del calcio nostrano, e ormai non solo, che se le cose vanno male la colpa sia solo dell’allenatore e non delle scelte della dirigenza.

Le scelte della società rossonera hanno mostrato come il prodotto finale sia lontano anni luce da quello che è stato il Milan nei suoi anni più gloriosi, azzerando di fatto l’entusiasmo di una tifoseria sempre più in polemica con tutto l’ambiente. Come dicono gli antichi proverbi salentini  “dalla capu che fete lu pesce” (è dalla testa che il pesce inizia a puzzare), ergo gli scarsi risultati ottenuti sono colpa anche della cima della piramide. Rappresentato dal presidente Silvio Berlusconi, il quale dopo essere tornato ad occuparsi della gestione diretta del club, ha avviato una rifondazione a livello societario-manageriale coinvolgendo la figlia Barbara e dotandola di un potere decisionale che ha di fatto limitato il campo di azione dello storico amministratore delegato nonché vice presidente vicario Adriano Galliani. Dando ragione per l’ennesima volta ai vecchi adagi popolari, secondo cui quando ci sono troppi galli in un pollaio, non si fa mai giorno”. Le scelte gestionali della parte marketing, contrapposte al lato sportivo della società, hanno finito per danneggiare ulteriormente il Milan, in quanto la quantità di denaro disponibile per il mercato rossonero è andata via via diminuendo, portando in dote giocatori di dubbio valore.

Barbara Berlusconi, Silvio Berlusconi, Adriano Galliani

Sul banco degli imputati trova posto anche lo stesso Galliani, che dopo anni a sorprendere tutti con colpi ad effetto insieme al suo “complice” Ariedo Braida, in quest’ultimo quinquennio ha portato alcuni giocatori che in passato non avrebbero neanche trovato posto nella tribuna di San Siro. E’ vero che il mercato non è opera esclusivamente dell’ad, ma anche dall’allenatore. Però sul groppone del vecchio architetto brianzolo pesa come un macigno la scelta di non aver fatto rinnovare un giocatore fondamentale in qualsiasi squadra come Andrea Pirlo. Inoltre a Galliani è da contestare, insieme al presidente, la scelta di affidarsi a tecnici che non abbiano nel pedigree squadre di un certo livello. Certo Sacchi e Capello esplosero sulla panchina rossonera, ma erano altri tempi ed erano ALTRI CALCIATORI.

Parlavamo del mercato. In 5 anni, il Milan ha effettuato spesso delle autentiche rivoluzioni nelle sessioni invernali, quasi come a voler compensare i “danni” compiuti in estate. Nel corso degli anni, hanno vestito la maglia rossonera nella seconda parte della stagione, calciatori come Rami, Taarabat, Balotelli, Honda, sino ai recenti Destro e Antonelli. Un comportamento che mostra come le scelte societarie e degli allenatori che si sono succeduti, abbiano indebolito una squadra che si trovava impossibilitata a competere per lo scudetto, oppure a dover rincorrere gli avversari per tutta la seconda parte del campionato. Questo mercato così schizofrenico ed approssimativo ha determinato anche la mancanza di figure carismatiche all’interno dello spogliatoio che fu, fino a non troppo tempo fa, di Maldini, Gattuso e Ambrosini. Le Balotellate altro non sono che la conseguenza del difetto di figure di questo calibro in rosa. Altro tassello importante, imputabile alla società come allo staff tecnico, è il non aver puntato sul settore giovanile, preferendo affidarsi all’usato (NON GARANTITO) a PARAMETRO ZERO. Andando a scorrere negli annali, sono innumerevoli le operazioni che hanno coinvolto giovani calciatori della Primavera rossonera, sballottati in giro per l’Italia per pochi spiccioli. Emblematico quanto beffardo il caso di Luca Antonelli, canterano rossonero riacquistato dal Genoa in prestito con diritto di riscatto fissato a 4,5 milioni di euro dopo essere stato ceduto al Bari nel 2007. I casi Petagna, Cristante di quest’anno, oltre a Paloschi, Verdi sino ad arrivare a Darmian, mostrano la lampante carenza di programmazione. L’affidarsi ai vari Muntari, Essien e Alex ha di fatto mostrato i limiti di una gestione tecnica allo sbando, in cui non si punta sui giovani ma su calciatori strapagati e NON IN GRADO DI INDOSSARE LA MAGLIA ROSSONERA.

cristante petagna

Le scelte dei coach hanno compiuto il passo verso l’affondamento del Milan. Con Allegri è stato compiuto un passo indietro nella scelta dei calciatori e nella gestione degli stessi. Un centrocampo composto da soli giocatori di quantità ha portato nella rosa gente che hanno demineralizzato la fase offensiva, affidandosi solo ad Ibrahimovic. La cessione di Pirlo e l’arrivo del sopravvalutato Montolivo, a cui è stata affidata anche la fascia di capitano – mostrando ancora di più come il Milan sia diventato una squadra di medio livello – ha segnato la fine di un’era.

Con Seedorf, chiamato a risollevare una situazione disastrosa, la squadra ha continuato a mostrare i suoi limiti, con calciatori che non si sono dimostrati all’altezza delle aspettative e con l’allenatore che ha pagato per scelte effettuate dal suo predecessore.

Con Inzaghi la questione è diversa, in quanto la gestione e la programmazione della stagione è iniziata dall’inizio. Nonostante gli sforzi effettuati dal vecchio bomber rossonero, la mancanza di risorse economiche ha portato alla creazione di una rosa che non è all’altezza del Milan e Inzaghi è riuscito, sopratutto nella prima parte della stagione, a tamponare le falle che si erano aperte, anche grazie ad alcune giocate di calciatori superiori alla media della squadra, ma ha pagato anche l’inesperienza nella gestione di una squadra in caduta libera

Non prendiamo Inzaghi come capro espiatorio. Alcune scelte sono state sbagliate sul piano tecnico-tattico durante la gestione delle partite. Lasciamolo lavorare con quel poco che ha. Io DIFENDO PIPPO, non per la storia, ma perché può avere le carte in regola per allenare bene il Milan, bastano solo i mezzi. Per risollevarsi servirà tempo e giocatori al livello della maglia rossonera, magari puntando sui giovani sia della Primavera, sia già acquistati dal Milan, come Saponara e Gabriel, miscelandoli con qualche giocatore che già è presente in rosa come Bonaventura e Antonelli.

La speranza è di ritornare ai vecchi fasti del passato non si è mai estinta. Certo la strada per l’Everest è lunga, ma non impossibile. Sperando che Pippo resti la nostra guida.

inzaghi guida

Piergiuseppe Gaballo, nato 22 anni fa a Galatina in provincia di Lecce, sin da piccolo ha due passioni: la buona cucina e il Milan. Appassionato di tutti gli sport possibili e immaginabili dopo aver abbandonato la pratica degli sport si dedica al sogno del giornalismo, laureandosi ad Urbino. Cresciuto a pane e Milan, ammira con venerazione Maldini, Baresi, Shevchenko e Inzaghi. Collaboratore Sportellate.it