Article image
4 min

- di Piergiuseppe Gaballo

E se Scamacca avesse ragione?


La storia che andiamo a trattare risale allo scorso 9 gennaio: Gianluca Scamacca, attaccante classe '99 cresciuto nella Roma, ha accettato la proposta del Psv Eindhoven, lasciando l'Italia ed il vivaio giallorosso. Non è il primo e non sarà l'ultimo a fare questo salto: ma se avesse avuto ragione a fuggire dal sistema calcio italiano?


A 16 anni un ragazzo ha già formato buona parte del proprio carattere, il suo fisico è in via di definizione e le esperienze che la vita ti concede costruiscono la base per il futuro. Gianluca Scamacca ha compiuto 16 anni lo scorso 1° gennaio ed è forse il talento più cristallino della leva italiana del 1999. Struttura imponente per la sua età, 195 centimetri miscelati con una tecnica sopraffina che ne hanno fatto il pezzo pregiato del florido vivaio romanista. Nella scorsa stagione ha trascinato i Giovanissimi Nazionali alla vittoria del campionato Italiano, vestendo persino la maglia della Nazionale Under 17. E riuscendo anche a trovare la via della rete in più di un'occasione.

Quest'anno la svolta: il centravanti, pur non essendo mai stato aggregato alla Primavera, ha suscitato l'interesse di molte squadre che hanno seguito il campionato Allievi Nazionali della Roma, dove Scamacca era tra i più promettenti malgrado fosse il più piccolo (anagraficamente parlando) in campo. La stagione in corso sarebbe dovuta essere il crocevia per il ragazzo romano, in quanto compiendo 16 anni avrebbe potuto firmare un contratto da professionista con la società di Pallotta, ma nel contempo si sono inseriti una serie di club stranieri, che l'hanno lusingato con una serie di offerte economiche allettanti. Certo, alla base della scelta di Scamacca non c'è solamente il lato economico, ma anche la possibilità di confrontarsi in campionati senior, che richiedono ben altro impegno rispetto ai tornei giovanili nostrani. Ebbene, il classe '99 ha accettato l'offerta del PSV Eindhoven: contratto di 70.000 euro a stagione a salire, ben altre cifre rispetto al minimo sindacale di 1450 euro al mese più la possibilità di soggiornare a Trigoria proposto dal club capitolino.

scamacca

Quello di Scamacca è l'ennesimo esempio di come la legislazione in materia di campionati giovanili risulti deficitaria. Le norme in questione non impongono infatti ad un club straniero che vuole acquistare un giovane atleta sprovvisto di contratto professionistico di discutere la cifra del cartellino con il club, permettendo di trattare solamente con il giocatore. E garantendo alla squadra che ha cresciuto il calciatore un semplice indennizzo, in questo caso 270.000 euro. Ma proviamo a capire cosa abbia spinto questo talento a scappare dall'Italia. Molti di voi la risposta hanno già la risposta pronta: il dio denaro.

Allargando però lo sguardo, possiamo notare come a 16 anni in Europa i ragazzi più promettenti non si confrontino più con i coetanei nei campionati giovanili, ma in quelli professionistici. Dove possono crescere più in fretta, giocando con gente già formata, ed allenarsi con i campioni della prima squadra. Gli esempi? Martin Ødegaard, definito "il Messi di ghiaccio", a 17 anni è uno dei talenti del Real Madrid Castilla, la squadra filial della Casa Blanca, che milita in Segunda B (la nostra Lega Pro) allenata da Zinedine Zidane, che spesso "presta" il giocatore a Carlo Ancelotti. Sempre in Spagna, ma nella cantera del Barcellona, troviamo Alen Halilović, classe 1996 aggregato alla squadra riserve dei blaugrana, che si prepara a prendere il posto di Xavi.

Odeegar/Halivovic

Questi due calciatori, pagati fior di milioni, mostrano come ancora una volta il calcio italiano sia indietro anni luce, in ambito giovanile rispetto al resto d'Europa. Magari le nostre nazionali giovanili riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati, qualificandosi all'Europeo e arrivando in finale, ma spesso i nostri giovani soffrono le partite importanti. Il motivo? Mentre i loro coetanei giocano per club importanti in Champions League o Europa League, i nostri giovani come Scamacca, Cristante e tanti altri prima di loro sono costretti ad emigrare per trovare lo spazio nei tornei senior, oppure essere dirottati, una volta terminata la trafila nel vivaio - a quasi 20 anni - in qualche club minore di serie B o Lega Pro. E' proprio questo il punto su cui ha insistito il giovane romanista: non aveva lo spazio necessario per emergere. Adesso non si vogliono dare lezioni a Bruno Conti e al resto dello staff tecnico della Roma, ma magari questa punta, già presa in considerazione da Phillip Cocu in prima squadra, una chance con la Primavera l'avrebbe meritata anche prima della minaccia di andare in Olanda.

Ma se Scamacca avesse avuto ragione ad emigrare, il sistema Italia ha fallito? Secondo chi scrive il sistema è già fallito. Questo in fondo altro non è che l'ultimo capitolo sintomo di una decadenza che, se negli anni '90 era attenuata dall'acquisto di grandi campioni da integrare alle giovani leve, oggi con la crisi del nostro calcio dovuta anche alla mancanza di denaro e attrattiva del nostro campionato, mostra il suo lato più scuro. Adesso volgete lo sguardo verso l'Europa e vedrete come le grandi squadre che stanno avendo successo, lo hanno costruito principalmente sui loro settori giovanili. I vari Barcellona, Bayern Monaco, Chelsea e compagnia hanno in comune una cosa: le squadre riserve. Provate ad immaginare i nostri migliori talenti giovanili che, anziché giocare contro coetanei, si confrontano con le formazioni di serie B e Lega Pro, affinando il carattere in modo da poter essere arruolabili per la prima squadra a 18-19 anni, senza prima passare dai prestiti in giro per l'italia. Che nella maggior parte dei casi finiscono per far perdere le tracce del calciatore. Con il sistema spagnolo delle squadre filial (composte solo da giocatori con età inferiore ai 25 anni, che se inseriti nella lista delle prima squadra non possono essere in numero superiore a 6), le seconde squadre giocherebbero in campionati competitivi come la serie B o Lega Pro, lottando per obiettivi concreti e soprattutto facendo rimanere nell'orbita della prima squadra. Pronti ad essere impiegati dalla Senior. Con questo metodo, magari con il limite di giocatori iscritti nelle liste per il campionato, si limiterebbero le fughe dei nostri talenti dall'Italia ancor prima di dimostrare il loro valore e soprattutto si risparmierebbero un bel po' di quattrini.

Con la presidenza Tavecchio tutto ciò sembra utopia, dato che il presidente federale gode dell'appoggio delle squadre di Lega Pro, da sempre al sistema delle squadre B e C. Ma sperare non costa nulla, sognare rende il mondo un posto migliore e sopratutto credere di migliorare il Calcio Italiano deve essere l'obiettivo di tutti. Anche di chi si professa contro le piccole squadre che danneggerebbero il contesto.


TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...

Piergiuseppe Gaballo, nato 22 anni fa a Galatina in provincia di Lecce, sin da piccolo ha due passioni: la buona cucina e il Milan. Appassionato di tutti gli sport possibili e immaginabili dopo aver abbandonato la pratica degli sport si dedica al sogno del giornalismo, laureandosi ad Urbino. Cresciuto a pane e Milan, ammira con venerazione Maldini, Baresi, Shevchenko e Inzaghi. Collaboratore Sportellate.it

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu