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- di Raffaele Campo

Sportellate di provincia: Gigi Riccio


Il sottoscritto è lieto e onorato di aprire questa nuova rubrica per Sportellate.it. Perché parlare solo dei vari Messi, Ronaldo, Pogba e company? La vita, le imprese i miracoli di questi giocatori sono ormai di pubblico dominio. Basterebbe affacciarsi o dare anche una semplice e banale occhiata ai nostri stadi "minori" per ammirare altri potenziali idoli che hanno scritto la storia, o un pezzo di essa, del nostro calcio e delle nostre squadra di provincia.

Uno di questi, il primo (ex) calciatore per il quale apro questa rubrica, è Gigi Riccio.


I fans di Rino Gattuso non possono non conoscere questo personaggio, Riccio. Oltre che suo compagno di mille battaglie, è anche il suo alter ego, sia per caratteristiche tecniche sia per carattere e personalità in campo. Entrambi sono cresciuti assieme nelle giovanili del Perugia per poi emigrare in Scozia tra le fila dei Glasgow Rangers. Quella d'oltremanica rappresenta una sorta di spartiacque delle carriere dei due calciatori. Mentre "Ringhio", prima di iniziare a scrivere la storia del Milan, diventa un idolo anche a "Ibrox", a Gigi, invece, spetta un destino diverso. Per lui la strada si fa più in salita: terminata l'esperienza britannica, seguirà un continuo girovagare. Nella stagione 1999/2000 gioca nella Jupiler League tra le fila del Beveren, ma si tratta di una esperienza poco fortunata: solo 5 fugaci apparizioni con tanto di arrivederci a fine campionato. Tra l'inizio del nuovo millennio e l'estate 2002 cambierà altre casacche (Pistoiese, Ternana e Ancona) prima di trovare quella adatta a lui, ovvero quella del Piacenza.

Nell'estate del 2002 approda nel club emiliano, all'epoca presieduto dall'indimenticabile Leonardo Garilli, meglio conosciuto come l'Ingegnere, e allenata da Andrea Agostinelli. Quell'annata sarà un vero e proprio fallimento per la squadra piacentina: dopo un buon inizio con due vittorie consecutive, la squadra crolla partita dopo partita: Hubner non è più decisivo come prima, il neo acquisto Montano si rivela un buco nell'acqua, la difesa è imbarazzante e chi più ne ha più ne metta. Nemmeno il ritorno in panchina a gennaio di Luigi Cagni, altro personaggio che conosce benissimo la piazza, e gli arrivi di Baiocco e Marchionni a centrocampo serviranno ad evitare la retrocessione in cadetteria.

La rosa chiaramente perde pezzi e, poco a poco, si smantella. Tuttavia il nostro Riccio, assieme ai vari Guardalben, Campagnaro, Cristante e Mangone, rimane. Ma, a differenza di questi altri, sarà l'unico a non abbandonare il Piacenza con il passare del tempo, che non risale più nella massima serie e disputa, fatta eccezione per la stagione 2006/2007, campionati decisamente deludenti, culminati con la retrocessione in Lega Pro a giugno 2011 dopo lo spareggio contro l'Albinoleffe. E l'estate successiva arriverà il fallimento dopo un lungo anno di sola agonia in Lega Pro.

L'esperienza del calciatore nella città piacentina dura fino a luglio 2009, quando si trasferisce al Sassuolo, dove chiude la carriera dopo due anni in neroverde. Durante le sette stagioni in maglia biancorossa, il centrocampista ha letteralmente conquistato i tifosi. La sua grinta e il suo coraggio in ogni situazione e in ogni match sono stati qualcosa di incredibile. Quasi un anno dopo dal suo addio, in occasione di Piacenza-Sassuolo, torna al "Garilli" per la prima volta da avversario. La Curva Nord di casa gli dedica un eloquente quanto gratificante striscione: "Gigi Riccio, la tua maglia numero 8 sempre sudata non sarà mai dimenticata". In quelle stagioni non era affatto facile farsi amare dai tifosi biancorossi. Il club non aveva un progetto preciso e la maggior parte dei giocatori, leggi ad esempio Cipriani, Patrascu, Nocerino e Nainggolan, erano solamente di passaggio. Emblematico il caso di "Cippo": arrivato nell'estate 2003 per formare il tandem d'attacco con Beghetto con lo scopo di tornare subito in A, a gennaio già saluta per andare alla Samp a fare la riserva di Bazzani. La città e i supporter erano depressi, fattore testimoniato da un "Garilli" sempre più vuoto anno dopo anno. Sembrava passata un'eternità dal periodo di Fiori, Tramezzani, Stroppa, Piovani, Rastelli e Simone Inzaghi. Era un momento molto complicato per la storia del club. Eppure Gigi non si è mai tirato indietro davanti alle difficoltà e non ha mai abbandonato questa maglia nei momenti di difficoltà. E' qui che si vede il vero guerriero: chi, nel massimo silenzio, resiste e lotta sempre e comunque. E Riccio lo ha fatto dal primo all'ultimo giorno. Chapeau.

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