Interventi a gamba tesa

L’oro dell’Inter: Fredy Guarin


La storia dell’arrivo di Fredy Guarin all’Inter è nota a tutti, così come sono note le sue vicissitudini quasi ad ogni sessione di mercato. Non siamo qui a raccontarvi la storia in salsa nerazzurra del colombiano, bensì parlare di come sia diventato il simbolo dell’Inter di Mancini. La lieta novella di un giocatore che è risorto dalla proprie ceneri e dai giudizi di chi lo dava già defunto, trasformandosi in quello che è adesso. Ossia un uomo capace di segnare, far segnare e guidare la squadra nei momenti di difficoltà.


Guarin è un ottimo giocatore, per una serie di caratteristiche di cui è dotato: forza fisica impressionante, tiro potente e preciso (non sempre però, chiedere ai piccioni di San Siro), capacità di strappare le partite come pochi in Europa e di ricoprire tutti i ruoli dal centrocampo in su. Insomma un elemento che poche squadre in Italia e in Europa possono vantarsi di avere. Il numero 14 però all’Inter non ha mai compiuto il salto di qualità, e questo è innegabile. Almeno fino a quando sulla panchina nerazzurra non si è seduto un signore, un certo Roberto Mancini da Jesi, di ritorno dopo un’esperienza in giro per l’Europa. Il tecnico marchigiano ha puntato forte fin da subito sull’ex Porto, elogiandolo pubblicamente ed elevandolo a titolare inamovibile. Il Mancio, da grande conoscitore di calcio e spogliatoi qual è lui, ha capito il ruolo del giocatore e attraverso vari passaggi lo ha reso completo, cosa che il suo predecessore, un certo Walter Mazzarri – che per fortuna ha lasciato l’Inter – non aveva fatto.
Guarin è perfetto per il gioco del nuovo allenatore poiché può sfogare tutta la sua forza fisica e la sua tecnica. Sì, Guarin, sebbene nessuno l’abbia mai ammesso, ha tecnica! Tanto da diventato decisivo, come solo i grandi del pallone sanno fare (vedere Atalanta-Inter per credere).

Forse mi prenderete per pazzo, ma personalmente il Guaro non è inferiore a Vidal, che la stampa idolatra. Anzi il colombiano è più completo del cileno, il quale non sa spaccare le gare come Guarin e non è un uomo squadra come il colombiano. Difatti non lo si è mai visto andare da un compagno a complimentarsi o ad incoraggiarlo dopo un errore. Sicuramente lo juventino in questi 4 anni italiani si è affermato maggiormente in quanto inserito in un contesto di squadra organizzata e funzionale alle sue attitudini. Tutto il contrario dell’Inter, almeno fino al cambio di allenatore. Ma adesso il Re Arturo tanto amato dalla stampa e dai tifosi dov’è finito? Nella supponenza di essere arrivato e ha perso la fame. Ecco perché la Juve ha sbagliato a non cederlo.

Tornando a Guarin, Thohir ha fatto benissimo a non privarsene, tanto meno ad intavolare lo scambio con Vucinic (per una volta ero d’accordo con quei tifosi della curva). Adesso è l’oro dell’Inter. Un giocatore completo, che mantiene la concentrazione per 90 minuti, che svolge entrambe le fasi e che segna e fa segnare, come pochi altri in Italia, in questo momento. E’ l’uomo che il mercato non avrebbe potuto portare, un giocatore nuovo valorizzato dal nuovo mister, bravo a dargli fiducia. Si è inserito nella mediana nerazzurra come pochi negli ultimi anni, al punto da ergersi a faro della squadra milanese, è la sua guida.
Il colombiano sta dimostrando di non essere inferiore ai più grandi d’Europa nel suo ruolo ed è proprio l’Europa che può e deve essere la sua consacrazione. Magari guidando la sua squadra alla conquista dell’Europa League.
Chiudiamo con una provocazione: ma con questo Guarin, Yaya Toure siamo sicuri che serva?


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

3 Responses to “L’oro dell’Inter: Fredy Guarin”

  1. crompton-direct

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