Interventi a gamba tesa

Fiorentina-Tottenham: palleggio vs pressing


La domanda è: il Tottenham ammirato nella prima mezzora dei sedicesimi di andata di Europa League è calato perché quel ritmo era insostenibile anche per una formazione inglese, o perché il passaggio della Fiorentina dal 3-5-1-1 al 4-3-3 ha permesso di alzare il baricentro e tappare le falle sulle fasce? Alla sfida di ritorno di stasera del Franchi l’ardua sentenza.


Affermare che la viola, dopo essere uscita da White Hart Line con un 1-1 d’oro, si è avvicinata alla qualificazione è sacrosanto, ma considerarla favorita alla luce esclusivamente del pareggio maturato la scorsa settimana, appare allo stesso modo fuori luogo. Perché d’accordo la storiella che basta lo 0-0 per andare agli ottavi, ma contro un avversario, la formazione di Pochettino, che fa dell’intensità, dell’ampiezza e della pressione le proprie armi predilette, sembra utopistico badare esclusivamente a non prenderle. Il rischio sarebbe quello di finire asfaltati come nei primi 30 minuti del match di giovedì. Dal pressing trap degli spurs (nella didascalia sotto alla prima immagine i dettagli), ma soprattutto dall’inferiorità numerica sugli esterni, con capitan Pasqual a naufragare sulla sinistra dinanzi alle scorribande dell’effervescente Townsend, spesso spalleggiato da Walker, in netta crescita dopo la pubalgia che l’ha attanagliato tra marzo e dicembre.

Il celeberrimo “pressing trap” di Pochettino: si forza l’avversario a giocare sull’esterno (nell’occasione lo scarico di Pasqual, #1 per Basanta, #2), a quel punto aggredito da una nuvola di uomini in maglia bianca, i quali gli chiudono tutte le linee di passaggio. Da notare poi gli 8-uomini-8 nella metà campo viola.

Il celeberrimo “pressing trap” di Pochettino: si forza l’avversario a giocare sull’esterno (nell’occasione lo scarico di Pasqual, #1 per Basanta, #2), a quel punto aggredito da una nuvola di uomini in maglia bianca, i quali gli chiudono tutte le linee di passaggio. Da notare poi gli 8-uomini-8 nella metà campo viola.

Due ottimi motivi per Montella per virare sul 4-3-3, che verosimilmente vedremo riproposto anche stasera. Un caposaldo da cui ripartire, se è vero che, come per incanto, gli spurs si sono ritrovati imbrigliati nella ripresa – da segnalare solo due incursioni di Chadli e Paulinho – limitandosi ad una trasmissione di palla macchinosa e orizzontale. La rete di Basanta poi ha fatto il resto, specie a livello morale. Prezioso al pari della zampata del difensore argentino, il lavoro oscuro di Pizarro oltremanica: Londra poteva essere la sua pietra tombale, invece il genietto cileno ha risposto da campione. Ostentando una lucidità mirabile nella gestione della palla nei primi 45’, nonostante l’aggressività degli inglesi. E schermando egregiamente i centrali difensivi in quella finale. Toccherà a lui alzare di qualche metro il baricentro (anche nella ripresa viola leggermente troppo schiacciata), tradurre la cifra tecnica superiore di un centrocampo orfano dell’infortunato Borja Valero in un possesso più proficuo ed elaborato – appena 333 passaggi completati contro la banda di Pochettino, 104 in meno della propria media in serie A – ed innescare le ripartenze. All’andata, in particolare sul lato debole, si sono aperte praterie clamorose, non sfruttate a dovere. E perché il contropiede non è nel dna di questa squadra, e perché la benzina andava esaurendosi. Ma stavolta occorrerà maggior cinismo, specie da parte di chi come Salah, pur mostrando una personalità straripante, non ha trovato il guizzo giusto per lasciare il segno. L’altro scudiero di Gomez si chiama invece Joaquin il quale, sgravato parzialmente da compiti difensivi, potrà divertirsi nell’uno contro uno (vedi l’azione che porta alla punizione del pari), meglio ancora se costringendo Walker entro la propria metà campo.

Difetto cronico delle formazioni del tecnico argentino: la vulnerabilità sul lato debole. Nello specifico, sfera recuperata da Borja Valero (cerchio viola), 5 contro 3 per i Montella boys e voragine spaventosa sul lato destro della retroguardia di casa. Solo una diagonale di Walker (cerchio bianco) sventerà una situazione pressoché disperata.

Difetto cronico delle formazioni del tecnico argentino: la vulnerabilità sul lato debole. Nello specifico, sfera recuperata da Borja Valero (cerchio viola), 5 contro 3 per i Montella boys e voragine spaventosa sul lato destro della retroguardia di casa. Solo una diagonale di Walker (cerchio bianco) sventerà una situazione pressoché disperata.

Accelerazioni, possesso e palle inattive: il terzo fattore con cui colpire i bianchi è un marchio di fabbrica della Fiorentina, impresso almeno una dozzina di volte in quest’annata. Compresa l’andata.

E il Tottenham? Bisognerà capire se le scelte dell’ex allenatore del Southampton saranno condizionate o meno dall’imminente finale di coppa di Lega contro il Chelsea di domenica. Improbabile però che rinunci nuovamente all’uragano Kane, prodotto dell’academy letteralmente esploso in questo 2014-’15. 24 i gol per la punta centrale classe ’93, che ricorda per prestanza fisica, potenza e generosità uno Shearer appena più sgraziato, per capacità di dialogare coi compagni e aprire varchi il suo collega di reparto Soldado. Formato Valencia, of course. Alle sue spalle l’estro di Eriksen ad illuminare una squadra altrimenti priva di un regista nel cuore del campo. Al di là della gamba dei laterali Walker, Rose e Lamela, passano dal suo cervello (a dir la verità, insolitamente annebbiato una settimana fa) le fortune dei londinesi.


 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it

3 Responses to “Fiorentina-Tottenham: palleggio vs pressing”

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