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- di Gian Marco Porcellini

Alla scoperta del Borussia Dortmund: squadra in crisi a chi?


Non sarà una delle 4 ingiocabili Real Madrid, Bayern Monaco, Chelsea e Barcellona, ma guai a sottovalutare questo Borussia Dortmund, prossimo avversario della Juventus nell’andata degli ottavi di Champions League. D’accordo il pessimo trend in Bundesliga (gialloneri attualmente undicesimi), d’accordo la sfilza di infortuni che ha attanagliato il BVB, condizionandone di conseguenza pure il rendimento. Però più che la deludente classifica, fanno testo le ultime 3 vittorie filate grazie alle quali i ragazzi di Klopp hanno abbandonato l’ultimo posto in graduatoria, così come la fase a gironi di Champions, in cui le vespe sono stati capaci di mettersi dietro Galatasary, Anderlecht e soprattutto Arsenal.


Pesa la vocazione europea dei tedeschi, vice campioni nel 2013 ed estromessi nell’ultima edizione ai quarti dai futuri campioni del Real malgrado il 2-0 del ritorno. Pesano intensità, pressing e contropiede (“il migliore al mondo”, parola di Pep Guardiola). Pesa insomma la mentalità. Addentrandoci però nelle pieghe della stagione del Dortmund, risulta palese come stia allo stesso modo pesando in attacco la partenza di Lewandowski, trasferitosi in estate a Monaco di Baviera. Perché né Ramos, tanto meno il nostro Immobile, sono riusciti a non farlo rimpiangere. Certo, l’ex Toro in Europa è andato a segno 4 volte, per un totale di 8 reti in questo 2014-’15, ma sta faticando più del previsto ad assimilare i movimenti che il suo tecnico gli chiede. Tanto che nelle ultime 3 gare di Bundesliga, tutte e 3 vinte, come del resto già accaduto altre 6 volte nell’annata in corso, Klopp – complice pure l’influenza che ha colpito l’italiano - ha preferito avanzare un’eclettica mezza punta quale Aubameyang nel ruolo di attaccante centrale. Il più classico dei falsi 9, tanto per intenderci. Risultato? 4 gol per il gabonese (15 stagionali) ed un moto incessante senza palla. A fraseggiare coi compagni, ma in particolare ad aprire varchi per gli inserimenti dei colleghi di reparto, autentico marchio di fabbrica del 4-2-3-1 dei gialloneri.

Uno degli innumerevoli giochi offensivi del BVB: Kampl (#1) porta palla centralmente liberando il corridoio laterale per Piszczek (#4). Nel frattempo Reus (#3) occupa lo spazio centrale liberato da Aubameyang (#2), allargatosi sulla destra.

Uno degli innumerevoli giochi offensivi del BVB: Kampl (#1) porta palla centralmente liberando il corridoio laterale per Piszczek (#4). Nel frattempo Reus (#3) occupa lo spazio centrale liberato da Aubameyang (#2), allargatosi sulla destra.

Uno schieramento che spesso e volentieri si tramuta in un 4-1-4-1, visto che Gundogan – ormai vicino a quello che era prima dell’infortunio alla schiena che l’ha tenuto lontano dai campi 14 mesi – si alza sulla linea dei trequartisti a rifinire l’azione, mentre l’altro mediano, Sahin, anch’egli martoriato dagli acciacchi, resta più basso a schermare la difesa. Oltre a Gundogan, l’altro regista è il cavallo di ritorno Kagawa, sublime nel galleggiare tra le linee, eppure fin qui piuttosto spento, forse per via di un’eccessiva staticità. Involuto al pari del nipponico l’altro regista avanzato del Borussia, l’armeno Mkhitaryan, che dopo un 2013-’14 da aspirante Zidane, ha patito l’allargamento sulla fascia. Detto poi che il neo acquisto di gennaio Kampl (professione esterno alto) sta mostrando cose discrete ma non eccelse, alla fine della fiera ci si aggrappa quindi al solito immenso Reus, capace di segnare nel bene e nel male (leggi le due lesioni ai legamenti della caviglia che gli hanno fatto saltare 14 match) le sorti di quest’annata.

Reus 2015Reus 2015Reus 2015 reus

In cui, al tirare delle somme, sono arrivate appena 28 segnature in 22 giornate. Un paradosso, se vogliamo, per una squadra che tira 16,24 volte a partita (per dire, la Juve di media ne effettua 15,04 e ne ha segnati 51). Ma che non ha variato di una virgola il proprio gioco, scandito come nel recente passato da un ritmo forsennato, un continuo tourbillon dei 4 avanti e sistematiche proiezioni dei terzini. Obiettivo: la ricerca spasmodica della profondità. Perché il Dortmund non è squadra che ama il palleggio. Tanto per fare un esempio, nelle ultime 3 sfide con Friburgo, Mainz e Stoccarda (tutte e 3 vinte) ha completato appena 366 passaggi, 81 in meno degli uomini di Allegri, che contro Milan, Cesena ed Atalanta non hanno certo offerto il meglio di sé. Se possono Reus e compagni vanno in verticale, anche a costo di scoprirsi. Motivo per cui in campionato gli avversari, vuoi per manifesta inferiorità, vuoi per non esaltare le caratteristiche dei gialloneri, altrimenti devastanti in campo aperto (già 4 reti in questa Champions in contropiede), preferiscono abbassarsi, per poi magari ripartire approfittando di eventuali buchi.

Altra peculiarità del BVB: palla persa in uscita in mezzo al campo da Bender (cerchio nero) e transizione negativa con 5 giocatori (cerchiati in bianco) oltre la linea. 

Altra peculiarità del BVB: pallone perso in uscita in mezzo al campo da Bender (cerchio nero) e transizione negativa con 5 giocatori (cerchiati in bianco) oltre la linea della palla.

Inevitabile quindi per una formazione che attacca costantemente almeno con 6 uomini (la punta, i 3 trequartisti, il mediano ed il terzino sul lato forte) e che quando perde il possesso, anziché scappare, è solita scattare in avanti - talvolta persino triplicando il portatore di palla! - porgere il fianco alle sortite avversarie. Sfortuna vuole però, che nonostante conceda mediamente 7,47 conclusioni ogni 90' (meglio delle 8,69 fatte registrare dai campioni d’Italia), abbia già subito 31 reti, addirittura 18 in più dei bianconeri. Determinante in questo senso, più che l’assetto sfrontato di Klopp, gli impacci sulle palle inattive o sui terzini, penalizzati dagli scarsi ripiegamenti degli esterni alti, la prolungata assenza di Hummels abbinata alla flessione di Subotic al centro della difesa.

Ma se il capitano, tenuto in panchina causa influenza venerdì a Stoccarda, presumibilmente prenderà il posto di Papastathopoulos, non è detto che ci sia spazio, almeno dall’inizio, per la voglia di riscatto di Immobile, sballottato in giro per l’Italia dalla Juve, prima di essere venduto in Germania. Come finirà quindi allo Juventus Stadium? Sentite Allegri:“Se il Borussia è in giornata, può battere chiunque”. Parole sante.


 

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