Interventi a gamba tesa

Sassuolo-Inter vista dalle due curve


In barba alle soporifere cronache pallonare del lunedì, vi proponiamo un racconto sui generis del lunch match di domenica tra Sassuolo e Inter, visto dalle due curve. Dalla curva neroverde Gian Marco Porcellini, dal settore ospiti Raffaele Campo. Buona lettura! 


Dalla curva neroverde. Se in campo il Sassuolo ha dato spettacolo, non altrettanto si può dire sugli spalti. O meglio, non certo in termini di presenze (18.446 spettatori), quanto semmai a tifo e colore. Una triste consuetudine dalle parti del Mapei Stadium (che ad ogni modo non può non lasciare di stucco chi come il sottoscritto non è solito bazzicare da queste parti), figlia un po’ della tradizione poco blasonata del club, un po’ della lontananza dell’impianto di gioco dalla propria città (quasi 30 chilometri), ma soprattutto del binomio Reggiana-Modena, che da queste parti è sempre andato per la maggiore come seguito. Al punto che in curva sud, quella riservata ai tifosi locali – gremita in ogni ordine di posto, va rimarcato – cori ed incitamenti provengono quasi esclusivamente dalle prime 5 file in basso. Per altro tutto meno che assordanti. Perché, ricollegandoci al discorso precedente, i sassolesi doc sono delle mosche bianche, in mezzo a più d’un interista intrufolatosi in questo settore. Alcuni di loro non solo non si preoccupano di osservare il match in religioso silenzio, ma esultano anche al gol di Icardi e talvolta insultano persino i giocatori emiliani, come se niente fosse. Poi c’è anche chi “tifa Milan, ma quest’anno ci si diverte di più al Mapei” e non lesina comunque il proprio incoraggiamento ai ragazzi di Di Francesco, autori di un pressing forsennato nella prima parte di gara. Che sfocia nel vantaggio di Simone Zaza, accolto in maniera non tiepida, ma che sicuramente nulla a che vedere col volume della curva ospiti, indiscussa dominatrice sugli spalti. Mentre nei distinti spunta lo striscione “Con Zaza in Uefa si va”, tra i tifosi l’argomento più gettonato diventa di prepotenza la rete dell’ex attaccante dell’Ascoli, a detta dei più meritevole di una piazza più prestigiosa. Sul rettangolo verde intanto i padroni di casa continuano a banchettare sulla sinistra grazie alla catena Missiroli-Sansone, con quest’ultimo che alla mezzora si beve Palacio e disegna un destro imparabile: 2-0 a fine primo tempo tra gli applausi convinti di tutto lo stadio.

“Mancini ha una faccia più brutta di me quando il lunedì mattina vado al lavoro” scherza un signore di mezza età all’intervallo, catalizzato dall’improbabile performance in playback del gruppo musicale “The Van Houtens”. Al ritorno dei 22 sul terreno di gioco, si nota subito un atteggiamento ben più conservativo del Sassuolo, che rincula pericolosamente a ridosso di Consigli (“troppo bassi, alziamoci” le urla più frequenti). I distinti, accompagnati da tribuna centrale e laterali, provano allora ad infondere coraggio scandendo all’unisono “Sassuolo! Sassuolo!” ogni volta in cui il pallone esce dal campo. Arriva però la rete di Icardi, ed alcuni recriminano sui due presunti rigori non concessi agli emiliani nella metà iniziale. Ma quando Berardi trasforma il penalty del 3-1, ogni timore svanisce: la sud finalmente esplode, con gli interisti in incognito che mestamente abbandonano lo stadio sulle note di “Chi non salta nerazzurro è” di tutto il popolo neroverde. A coronamento di una giornata indimenticabile per il Sasol.


Dalla curva nerazzurra. Per un interista quella del “Mapei Stadium” è una trasferta fondamentale. La squadra è in crisi di risultati e serve assolutamente una vittoria per il morale e la classifica. Non è un caso infatti che a Reggio Emilia, oltre agli ultras, siano presenti anche numerosi Inter Club provenienti da diverse zone d’Italia. C’è chi è venuto in pullman, chi in macchina e chi in treno. Ad ogni modo chapeau ai presenti. Ci si ritrova fuori dal settore ospiti intorno alle 10,30, coi ragazzi della Nord carichissimi già due ore prima del match. Quando si entra, si respira subito una gradevole atmosfera: lo stadio è bello pieno ed i presupposti per assistere ad uno spettacolo piacevole sembrano esserci tutti. Peccato però che il momento più bello di tutti 90 minuti per chi tifa Inter sia stata la coreografia: bandierine nerazzurre e al centro un imponente telone rappresentante lo stemma della Curva più uno striscione che recitava: “Com’è bello il mondo insieme a te…”. Perché se il tifoso si era preparato a dovere per questa partita, lo stesso non può dirsi per la squadra. In campo, malgrado il sostegno incondizionato della curva per quasi tutta la gara, si assiste infatti ad un dominio assoluto del Sassuolo, che asfalta letteralmente la formazione di Mancini. Non poteva esserci esordio peggiore per il neo acquisto Brozovic. L’Inter non reagisce dopo il doppio svantaggio firmato Zaza-Sansone e, a metà del secondo tempo, dal settore ospiti piovono qualche fischio e dei cori che sollecitano la squadra a tirare fuori gli attributi. Ma a rendere ancora più amaro questo ko, ci penseranno Guarin e, soprattutto, Icardi. 

Al triplice fischio Ranocchia e soci andranno sotto la curva a scusarsi per l’indecorosa prestazione offerta. Fin qui tutto bene. Ma poco dopo succede il “fattaccio”: Maurito lancia una maglia ai tifosi, i quali gliela restituiscono senza troppi complimenti. Al che il bomber, anziché rientrare negli spogliatoi a testa bassa, inizia ad offendere i ragazzi zittendoli e definendoli “Pezzi di merda!”. È superfluo aggiungere che ne nascerà un acceso battibecco. I nervi erano già tesissimi da entrambe le parti. Più tardi si verrà a sapere che il centravanti è andato a chiarirsi con un gruppo supporters, ma ci si chiede se sia sufficiente per ricucire il rapporto tra le parti. È inaccettabile che un giocatore si permetta di insultare i tifosi, i quali, dal momento che pagano di tasca propria per vedere le partite, hanno tutto il diritto di contestarti, specie dopo un’umiliante sconfitta come quella di domenica. È fuori discussione che anche da parte loro un po’ più di civiltà in certi frangenti non guasterebbe, ma in una situazione del genere, l’argentino si sarebbe dovuto semplicemente riprendere la maglia e tornare negli spogliatoi. Un errore da fenomeno. Eppure, in molti hanno difeso. Il sottoscritto invece, tra Icardi e l’Inter, sceglie l’Inter.  

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it