Interventi a gamba tesa

Old Firm: molto più di un derby


Sono passati più di due anni e mezzo dall’ultima volta tra Celtic e Rangers di Glasgow. Uno dei derby più sentiti al mondo, conosciuto da tutti come l’Old Firm, che affonda le sue radici in molto di più che una semplice rivalità sportiva. Il fallimento dei Rangers nel 2012 e la conseguente rifondazione del club a partire dalla Third Division, ha fatto sì che l’Old Firm non si giocasse. Ma l’attesa è finita, il primo febbraio si scontreranno nella semifinale della Scottish League Cup.


Non sarà assolutamente un Old Firm come gli altri, anche perché sarà il numero 400. Nei precedenti 399 confronti, 159 vittorie dei Rangers, 96 pareggi e 144 successi del Celtic.

È ormai dall’aprile del 2012 che le due compagini non si incrociano: quella volta il Celtic vinse 3-0 (reti di Charlie Mulgrew, Kris Commons e Gary Hooper), celebrando l’ennesimo titolo e godendosi la bancarotta del club di Ibrox. Complice il fatto che il campionato fino al 2000 prevedeva un doppio girone d’andata e di ritorno (con l’ampliamento a 12 squadre, oggi invece si disputa un triplo turno), quella di Glasgow è inoltre la stracittadina più giocata di sempre al mondo. Il primo scontro viene fatto risalire al 26 maggio 1888, quando il neonato Celtic (fondato un anno prima) batté 5-2 i più anziani cugini (nati nel 1872).

Come dicevamo, la competizione tra le due squadre affonda le sue radici in molto di più che una semplice rivalità sportiva. Una sfida infarcita di una serie di complesse dispute incentrate sulla religione (cattolica e protestante) e sulla politica (indipendentisti e unionisti). Il risultato è stata una perdurante inimicizia tra le due tifoserie, in alcuni casi manifestato da violenza settaria, talvolta sfociata in bagni di sangue. Una battaglia ideologica e di colori che si traduce sul campo, dando vita a sfottò, duelli rusticani e partite che ancora prima di essere giocate sono già storia.  A Glasgow chi non vuole guai tifa per il Partick Thistle, la terza squadra della città.

Il Celtic viene tradizionalmente associato alla comunità cattolica di Glasgow (una minoranza rispetto ai protestanti), ha un nutritissimo seguito tra i cattolici irlandesi (emigrati in questa città a inizio ‘900) e tra i supporter sono numerosi gli stendardi irlandesi. Il nome Celtic fu scelto per richiamare le radici storico-culturali di natura celtica delle popolazioni scozzesi e irlandesi. In genere la maggioranza del tifo biancoverde va orgogliosa del suo legame con la storia e la cultura celtica, tendenzialmente si sente più irlandese o scozzese che britannica.

I Rangers invece erano originariamente la squadra della maggioranza protestante di Glasgow e di coloro che politicamente sono schierati a favore della Regina d’Inghilterra. Anche se oggi lo spaccato del tifo è più variegato.

Si nasce da una o dall’’altra parte del fiume Clyde e non c’’è possibilità di sfuggire al destino. A Govan (un distretto di Glasgow) sarai sempre un protestante, filoinglese e tifoso dei Rangers. A Glasgow East sarai un cattolico, filo irlandese e tifoso del Celtic. Un Tim. Sta per Timothy e se giri per la città chiedendo spiegazioni hai questa risposta: “È un nome cattolico, nessun protestante ha mai chiamato suo figlio Timothy”.

Irlandesi contro Scozzesi. Verde contro Blu. Il Tricolore contro la Union Jack. La Repubblica contro la Regina. Cattolici contro Protestanti.

Per darvi un’idea di quanto sia alta la rivalità tra le due squadre basta un dato: nel dopoguerra solo cinque giocatori hanno vestito le maglie dell’una e dell’altra squadra. Alfie Conn (Rangers 1968–1974, Celtic 1977–1979), Mo Johnston (Celtic 1984–1987, Rangers 1989–1991), Kenny Miller (Rangers 2000–2001, Celtic 2006–2007, Rangers 2008–2011, Rangers 2014–oggi), Steven Pressley (Rangers 1990–1994, Celtic 2006–2008) e Mark Brown (Rangers 1999–2001, Celtic 2007–2010).

Nei Rangers possono giocare soltanto protestanti, nei Celtic solo cattolici. Fino a poco tempo fa era davvero così. L’’ultimo muro è caduto nel 1989 con un caso che ha fatto storia: Mo Johnston, cattolico ed ex Celtic, fu acquistato dai Rangers, firmando il tradimento. Mo era lo scozzese più famoso del mondo in quel momento. Fu una tragedia. Per muoversi a Glasgow o in qualunque altro posto nel mondo, Johnston aveva bisogno di tre guardie del corpo, altre tre per la moglie e i quattro figli. Si doveva difendere da tutti: dai tifosi dei Rangers che l’o odiavano perché cattolico, da quelli dei Celtic che lo consideravano un infedele.

Dopo il fallimento del 2012, i Gers (diminutivo di Rangers) si sono rimboccati le maniche: da allora hanno vinto due campionati e ora che sono in Scottish Championship vogliono tornare subito in Premiership. Per ridare vita all’eterno duello con l’odiato Celtic, scatenando la rabbia covata per tre lunghi anni. Quello del prossimo 1° febbraio è quindi solo un antipasto, da assaporare fino in fondo. Glasgow si prepara ad accogliere di nuovo la passione dell’Old Firm. Come è sempre stato e come sempre sarà.


 

Diego Pizzali, classe '87 milanese e milanista. Laureato, girovaga per l'Europa tra Italia, Spagna e Inghilterra prima di tornare alla casa base. Appassionato, sin da bambino, di Calcio (rigorosamente con la C maiuscola), ama praticare qualunque sport competitivo dalla scopa d’assi al tennis. Responsabile del sito di Opionione Calcistica www.dalepepe.it. Scrive di Calcio perché ne sa.