Interventi a gamba tesa

Massimo Cellino e il Leeds. Una storia di squalifiche ed esoneri.


C’è finalmente un verdetto. Questa settimana, il presidente e proprietario del Leeds United Football Club, Massimo Cellino non ha avuto altra scelta che abbandonare il suo ruolo nel club di Elland Road, a seguito della squalifica comminatagli dalla Football League (in Inghilterra la federazione ha infatti la possibilità di impedire scalate societarie a soggetti dalla condotta morale dubbia) .


La decisione è arrivata dopo aver ricevuto i documenti dal tribunale di Cagliari, che aveva precedentemente ritenuto Cellino colpevole di evasione fiscale. L’uomo d’affari sardo è stato convocato in appello all’inizio di questa settimana, che non ha avuto buon esito, ed ora è ufficialmente squalificato fino al 10 aprile, data in cui potrà riprendere il suo posto alla guida del Leeds United.

Il periodo passato dal presidente alla guida della società inglese si è rivelato una sorta di corsa sulle montagne russe. E dire che il suo arrivo ufficiale all’Elland Road, il 7 febbraio 2014, era stato accolto tra le grida festanti dei tifosi del club dello Yorkshire. Una sensazione di ottimismo alla Tonino Guerra aleggiava nell’aria, dal momento che si credeva che fosse l’uomo giusto. Quello che avrebbe finanziato tutto il necessario per portare la squadra dalla Championship (la nostra serie B) alla Premier League. Ma come Tonino nella pubblicità della Trony, ben presto sono arrivate le bestemmie.

Il 31 gennaio dello scorso anno, la prima cosa che il nuovo numero uno ha fatto dopo aver ricevuto il via libera dalla Football League per rilevare la squadra, è stata il licenziamento polemico del manager Brian McDermott, rimpiazzato dal vice dello stesso McDermott, vale a dire Nigel Gibbs. Una mossa sui generis che Oltremanica ha fatto storcere il naso.

McDermott era confuso, lo stesso Gibbs era confuso, idem i tifosi. È stato solo a seguito di una dichiarazione del Gulf Finance House, proprietario del Leeds con base in Bahrein, che tutti hanno realizzato che Brian McDermott era rimasto in carica per tutto il tempo.


“I think at this moment the club is not managed by anybody. Who’s managing this club? Brian? Where is Brian?”

SOCCER-Leeds-141005_862

Dicono che si abbia solo una possibilità per fare una buona prima impressione. Ed il signor Cellino l’ha sprecata malamente.

Quando però l’ex numero uno del Cagliari ha finalmente ufficializzato l’acquisto del 75% delle azioni del club dal Golf Finance House, i guai erano appena cominciati. Dopo poco più di un mese dal suo incarico, viene multato di 600.000 € per non aver pagato i dazi per l’importazione di uno yacht che era stato precedentemente venduto dalla sua proprietà nel 2013. Il 24 marzo la situazione tuttavia è precipitata ulteriormente: Cellino era finalmente in grado di esibire tutte le carte dell’acquisto, ma la Football League votava per bloccare la sua acquisizione del Leeds e lo squalifica.

Passavano le settimane ed il cielo sembrava rasserenarsi per il focoso italiano, che nel frattempo imbastiva un ricorso contro il divieto della Football League, presentando il suo caso ad un controllo indipendente. Cellino vinceva la battaglia e il suo 75% era ormai cosa fatta.

Forse l’aspetto più frustrante del suo regno, è stata la sensazione di caos primordiale che ha creato con la sua gestione manageriale tragicomica, lasciando i tifosi del Leeds basiti ed insicuri. Negli 11 mesi di lavoro la società ha visto in effetti 4 tecnici diversi. Quando il caso McDermott è rientrato, l’inglese (con radici irlandesi) è tornato (nonostante il disappunto del suo boss) sulla rovente panchina dell’Elland Road per il resto della stagione 2013-’14.
Ma quando il 19 giugno veniva ufficializzato Dave Hockaday come nuovo coach del Leeds, più d’uno è rimasto perplesso, tanto per usare un eufemismo. L’unica precedente esperienza di Hockaday da manager era infatti alla guida di una “non-league”, i Forest Green Rovers, che militavano nell’equivalente della serie D nostrana. Tuttavia il suo mandato da allenatore avrebbe subito un brusco arresto dopo appena 70 giorni.
La sconfitta nella Capital One Cup contro i rivali locali del Bradford si sarebbe rivelata l’ultima tappa del cammino di Hockaday, silurato in luogo di Darko Milanič.

Un’altra follia che ha mostrato all’Inghilterra chi realmente fosse il presidente italiano. Perché pure Milanic costituiva un’incognita. Non solo per il calcio inglese in generale, ma persino per lo stesso Cellino.

Massimo Cellino Leeds: I don’t know. Coaches are like watermelons. You find out about them when you open them.

massimo-cellino

Nel giro di 32 giorni, Milanic viene puntualmente licenziato a fronte dei risultati negativi, col numero uno costretto a scusarsi con la piazza:“Ho fatto un errore”. Il tutto mentre veniva accusato di non pagare le tasse sull’importazione di un secondo yacht, anche se poi il processo in Sardegna è slittato a causa di un conflitto di interessi.

Il quarto ed ultimo pover’uomo che si è fatto carico della responsabilità di sopportare il boss nostrano è stato Neil Redfearn. Che rimane ancora oggi, miracolosamente, allenatore del club, nonostante ristagni in zona retrocessione.

E con questo torniamo al punto di partenza. Il 1° dicembre 2014 la Football League squalifica il presidente dopo aver ricevuto le prove originali riguardanti il caso yacht arrivate dall’Italia. La risposta dell’ex-Cagliari? “Perché questo club è così tanto odiato?” Una rivisitazione del “Why always me?” di balotelliana memoria. Cellino fa appello, respinto lo scorso martedì. Morale della favola? Inibizione a gestire la sua squadra fino al 10 aprile.

In quasi un anno di presidenza, l’ex numero uno del Cagliari ha mostrato agli inglesi di che pasta è fatto. Eppure, come spesso gli succedeva quando guidava la società sarda, legge male i titoli delle notizie e magari pensa pure di aver fatto qualcosa di buono per il Leeds. Certo, ha messo un sacco di soldi nel fondo di trasferimento del club, acquistando anche una notevole quantità di giocatori, e siamo sicuri che quando non parla sia un uomo laborioso e, perché no, gradevole. Ma forse sarà altrettanto interessante vedere come lo accoglieranno i tifosi del Leeds quando farà il suo ritorno al calcio il 10 aprile. Uno che, tra le altre cose, ha licenziato il portiere Paddy Kenny, reo di essere nato il giorno 17. 

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it