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- di Baluardi del calcio popolare

I Baluardi del Calcio Popolare: Álvaro Recoba, rimpianto mancino


"Se fosse così facile giocare a calcio, chiunque potrebbe prendere un pallone e giocare davanti ad 80mila persone senza cacarsi addosso. Ma non è semplice, non è facile per tutti". Álvaro Recoba non si è mai cacato addosso, non ha mai avuto paura di scagliare un tiro da 40 metri, non è mai indietreggiato di fronte ad un contrasto o a paragoni con fenomeni come Ronaldo (Luis Nazario da Lima, non quell'altro).


Dall'Uruguay, terra di calcio e campioni di calcio, arriva nell'estate del '97 un attaccante tutto mancino che sembra un cinese e proprio per questo il suo soprannome è "el Chino". Nella stessa estate il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, decide di mettere mano al portafogli e portare in Italia l'attaccante più forte del Mondo in quel periodo, Luis Nazario da Lima, noto ai più come Ronaldo. Il 31 agosto, alla prima alla Scala del calcio, i tifosi dell'Inter sono tutti lì per vedere il campione annunciato, il Fenomeno. L'Inter però va sotto per colpa di un Fenomeno di provincia, Tatanka Hubner che buca Gianluca Pagliuca e una disattenta difesa nerazzurra. L'Inter fa fatica, e non riesce a rimettere in piedi la partita, neanche Ronaldo ce la fa. Siamo intorno al 75', quando in campo entra "el Chino" Recoba e dopo qualche minuto i difensori del Brescia gli lasciano un metro di spazio: lui non ci pensa su, non si caca sotto dalla paura di tirare in curva e prendere tutti i tifosi che sono venuti a vedere Ronaldo. Abbassa la testa, la rialza e lascia partire un mancino micidiale incrociato che va dritto nel sette della porta avversaria. 1-1,gol bellissimo.

Mancano ormai pochi minuti alla fine. C'è una punizione per l'Inter a ridosso dell'area delle "rondinelle". Si presentano Ronaldo e Recoba. Tutti pensano che a tirare sarà il brasiliano, invece no. Recoba prende la rincorsa e insacca all'incrocio dei pali, una punizione alla Recoba come verrà ribattezzata negli anni. Recoba annebbia Ronaldo all'esordio, è lui il fenomeno vero, questo ragazzo uruguagio con i lineamenti da orientale si presenta benissimo a San Siro. Il prosieguo della stagione però non è così micidiale come l'esordio, Ronaldo ingrana e Zamorano è il suo partner ideale. Recoba gioca poco e segna solo un'altra rete nelle successive 8 presenze. Ma che gol fa!? Empoli-Inter, i nerazzurri sono ancora una volta sotto. Recoba entra nel secondo tempo e su una palla vagante a centrocampo il tempo sembra fermarsi. Recoba stoppa. Alza la testa e pensa: "Non importa a che distanza sei, appena vedi la porta devi tirare". Parte una parabola magica, tutti pensano che andrà a finire fuori e che questo scemo con la faccia da cinese è un presuntuoso e basta, prigioniero del suo talento. Invece la palla inizia a scendere e si infila proprio tra il palo e la traversa, mentre il portiere la guarda sbalordito. Pensare ad un gol del genere è da artista, realizzarlo è da genio indiscusso.

Il talento è cristallino. Ogni volta che accarezza la sfera si intuisce che può creare qualcosa di eccezionale. Un dribbling ubriacante, una giravolta, un tiro improvviso. Viene mandato al Venezia, in prestito per 6 mesi. La classe non è acqua e dove l'acqua si impossessa della città, Recoba fa innamorare tutti gli appassionati di calcio. Salva il Venezia insieme a Maniero segnando 11 reti in 19 presenze, tutte di pregevole fattura. Moratti lo segue ed inizia ad innamorarsi di lui e del suo modo di giocare. Questo amore sarà il motivo per cui Recoba rimarrà all'Inter fino al 2007, nonostante la sua discontinuità, nonostante gli infortuni. Rimane comunque il calciatore che ha rimosso più ragnatele dagli incroci dei pali di tutte le porte del Mondo.

Ogni anno sembra essere l'anno di Recoba ma non esplode mai in maniera definitiva, c'è sempre qualcosa che lo frena. Lui è sempre sorridente, appagato, cosciente di avere un talento e delle doti che sono dono del cielo ma è proprio per questo che non esplode mai. É lui stesso ad ammetterlo: «Forse il fatto di avere avuto un po' di talento innato mi ha giocato un po' contro perché mi sono accontentato di quello che avevo e questo a fine carriera sarà un rimpianto». Forse un maestro di calcio, uno che lo trattasse male gli sarebbe servito. Sì perché se non pretendi sempre tanto da uno con quelle doti, se lo giustifichi quando si nasconde e quando non incide per quello che è il suo valore lo distruggi. Questa benevolenza eccessiva da parte di Moratti ha forse fatto male al Chino.

Anche a 38 anni Recoba rimane un fenomeno. Qualche giorno fa ha di nuovo segnato su calcio d'angolo, così come aveva fatto con l'Empoli a San Siro. Nessun tifoso dell'Inter e nessun cultore dell'estetica del calcio dimenticherà mai Recoba. Quando lui era in campo l'elettricità nell'aria si sentiva e intuivi come da un momento all'altro poteva succedere qualcosa di imprevedibile, anche su una palla stupida e inutile a centrocampo. Il rimprovero più grande che tutti dobbiamo fargli è non aver creduto del tutto in sé stesso ma il suo sorriso, le sue rughe di felicità dopo un gol e il suo sinistro ci apriranno sempre il cuore. Perché un gol alla Recoba è un gol alla Recoba.

Fr. Tr.


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Matteo Enia 2/6/87 (quello col cappello) Antropologo, si interessa di fenomeni sociali legati al mondo pallonaro. In campo si ispira a Giulio Migliaccio. Si auto definisce un Baluardo del Calcio Popolare. Locrese di adozione, quando è in Calabria segue attivamente il campionato di promozione calabrese sostenendo L'ac Locri 1909, tra le squadre professionistiche sostiene il Palermo. Vive e pensa a Roma. Francesco Tromba Sostiene da sempre le squadre di provincia. Da piccolo guardava tutto il calcio presente in tv anche posticipi come Spal-Pro Vercelli. É da sempre dalla parte del più debole, del più matto, del più strambo. L'ombrello di Luca Bucci è un gesto di Redenzione totale. No al calcio moderno, sì ai Baluardi del Calcio Popolare!

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