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3 min

- di Luca Vargiu

OLTRE LA LINEA: Ho sempre creduto in te


Oltre la linea c’è un mondo pallonaro che molti non conoscono. Oltre la linea ci sono i dirigenti, gli allenatori, gli osservatori, gli agenti, i faccendieri, i genitori e i tifosi. Oltre la linea gli interventi a gamba tesa non sono mai sanzionati. Oltre la linea la visuale è diversa. Oltre la linea ci sono storie da raccontare.


 

Il telefono squilla.
Non è un numero in rubrica.

“Ciao grande Luca!”.
Pochi secondi e riconosci subito la voce. Quasi non ci credi abbia – ancora una volta – il coraggio di chiamare te. Sicuramente la disperazione ha la meglio sul pudore e magari l'orgoglio. O forse no, potrebbe avere il dono di cancellare sempre il passato. Poco importa, adesso è di nuovo in linea.
Sorridi aspettando, curioso, di sentire quale scusa troverà  per chiederti quello che già sai, del resto non è la prima volta.

“Ti ricordi di me? Sono il papà di Alberto”.
Impossibile dimenticarlo, non solo per le telefonate fotocopia che ricevi quasi ogni sessione di mercato, ma anche per la sua presenza eccentrica e maleducata a bordo campo, per la sua pochezza come persona e per la falsità spudorata che hai potuto apprezzare in queste saltuarie frequentazioni.
Alberto, piccolo attaccante dei giovanissimi della Juventus, invece lo hai incontrato durante una partita di un torneo di calcio per ragazzini in una delle tue prime uscite ufficiali da agente “patentato”. Esile e veloce non è un titolare, ma ha i numeri migliori di altri compagni più avanti di lui fisicamente. Tu sei un piccolo e sconosciuto agente, lui un piccolo e sconosciuto ragazzino dai capelli rossi e dai piedi che sembrano buoni che però ha la fortuna (o sfortuna, dipende) di  giocare in una squadra dove già a questa età i procuratori lavorano intensamente. Intorno a lui infatti, la lista di colleghi che lo corteggiano è nutrita, un po' perché bravino e un po' perché chi lavora su queste fasce d'età pensa prima di tutto a evitare che un ragazzino finisca nelle mani degli altri. In alcune zone la concorrenza sugli spalti è molto più agguerrita che da altre parti.

“Lo sai che ho sempre creduto in te, ma poi tra una storia e l'altra non ci siamo mai trovati, sei il più onesto, adesso Alberto è tuo”.
Sì certamente, tanto onesto da essere sempre l'ultimo della fila, quello cui chiedere aiuto quando tutti gli altri rispondono picche. Ridi perché davvero la situazione è divertente, sono passati ormai cinque anni da quando hai visto il piccolo Alberto in campo e ti sei fatto avanti nonostante la numerosa presenza di colleghi quotati, ricevendo pure  l'ok del padre felice di affidare il figlio a un fresco e strano agente come te. Tempo di incassare questo sì, e la domenica mattina successiva lo ritrovi a braccetto con il giovane tuttofare di un famoso agente, a pochi metri da te nella tribunetta del campetto, che ti fa l'occhiolino sussurrandoti poi che è stato costretto a seguire questo signore. Costretto da chi non si sa,  scoprirai poi che è stata la promessa di uno sponsor a fargli cambiare idea, sponsor che non arriva e che, dopo pochi mesi, causa la fine del rapporto con il suo agente e diventa il motivo per trovarne un altro e richiamare anche te. Trovi sempre il modo per dire di no, ma la telefonata presto o tardi arriva puntuale.

Ogni stagione.

Anno dopo anno, con sempre più difficoltà, attraverso qualcuno riesce a trovare una squadra dove giocare, del resto un ragazzino cresciuto dalla Juventus un posto lo trova subito in contesti minori, ma poi occorre maturare perché il tempo passa, e se la formazione ricevuta non si traduce in un reale sviluppo calcistico la strada si fa ancora di più in salita.  Alberto però non matura, cresce ma non così tanto da metterlo in condizione di fare il salto di qualità sperato. Come la quasi totalità dei suoi coetanei che rincorrono il sogno di diventare calciatore, si ritrova a fare i conti con la realtà e con il peso di un genitore che non lo aiuta a capire che questo non è il capolinea ma è la fermata cui bisogna scendere.

“Sai lo scorso anno grazie a quel fenomeno del tuo collega ha buttato via una stagione, non gli ha trovato la squadra”.
In realtà ha cambiato due squadre, ma giocato quasi mai. Esattamente come l'anno precedente, e quello prima ancora.

“Non esiste! Alberto non può restare senza giocare”.

Oltre la linea c'è un padre che non si rassegna. Un padre che cresce un figlio caricandolo, fin da piccolo, del peso di dover fare del calcio il suo lavoro invece di lasciarlo crescere – prima di tutto – semplicemente facendolo giocare a pallone.


 

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Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.

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