Interventi a gamba tesa

#INZAGHIDIMETTITI


Avete letto bene.
L’unica speranza, ad oggi, per i tifosi del Milan è che Pippo Inzaghi, in nome del passato, del rapporto col popolo rossonero e dell’attaccamento che ha per questa maglia, si dimetta (#InzaghiDimettiti) perché quell’agglomerato di persone con gli uffici in via Aldo Rossi, che per semplificazione viene chiamato “Società”, non avrebbe soldi, tempo e coraggio di esonerare l’attuale Mister rimangiandosi quanto di buono detto e promesso in questi mesi.


Vista anche la scarsità di dimissionari (ad ogni livello) nel nostro paese, Inzaghi salverebbe parzialmente la faccia e non rovinerebbe ulteriormente il bellissimo rapporto che ha creato e coltivato con la piazza ai tempi in cui vestita la maglia numero 9.
Ne uscirebbe sicuramente a testa alta, non solo agli occhi del tifo rossonero, ma anche rispetto al calcio italiano tutto.
Adriano Galliani, colpevole massimo di questo disastro tecnico, d’immagine e di comunicazione, sta lentamente iniziando a defilarsi dalla scena. Sempre meno interviste, sempre più lavoro dietro le quinte, e chissà cosa sta diabolicamente architettando tra un Parametro Zero, un pranzo con Kia e un incontro con Raiola e Giuseppe Riso per la tradizionale marketta che contraddistingue ogni sessione di mercato del Milan.
Nonostante questo principio di sinistro silenzio non credo che l’A.D. con deleghe sportive lascerà il suo pupillo al proprio destino.
Magari ci verrà nuovamente propinata la stucchevolissima trovata mediatica del “tutor”, già proposta circa un anno fa.

Premesso dunque che il “99,9%” (cit.) di questa brutta situazione in casa Milan è colpa della società, che ha iniziato a sbagliare cacciando Seedorf a giugno (…negli ultimi tre gironi di campionato al Milan ci sono stati tre allenatori, uno per girone. Seedorf, avendo la società contro e avendo preso la squadra a gennaio, è quello che ha fatto più punti, ben 35, ndr), ha continuato a sbagliare facendo il solito mercato vissuto alla giornata, senza programmazione, quali sono le responsabilità di mister Inzaghi ? Dove ha sbagliato finora?


La questione di campo, tecnico-tattica è il tasto più dolente.

Inizialmente il tutto era stato celato dall’ottima idea di puntare sull’entusiasmo, sul lavoro, sull’attaccamento alla maglia, sull’appartenenza, sui bravi ragazzi…
Era davvero un’ottima trovata quella di emulare dialetticamente il primo anno di Conte alla Juventus. La dialettica però non basta e Inzaghi ha preso vere e proprie lezioni di gioco e tattica da Sarri, Zeman, Colantuono, Di Francesco, Iachini, Mihajlovic e Gasperini.
Gli equivoci macroscopici in casa Milan sono due: il centrocampo a tre e la punta centrale.
Come emerso già nelle stagioni scorse, De Jong e Montolivo, ad oggi i migliori centrocampisti centrali in rosa al Milan, non sono adatti per giocare in un centrocampo a tre. L’olandese, comunque uno dei migliori in questa stagione, fatica e sfigura nel ruolo di regista davanti alla difesa e la manovra della squadra ne risente. Va un pochino meglio in fase d’interdizione ma è spesso abbandonato dalle due mezzali, anch’esse inadatte al centrocampo a tre.
Montolivo dal canto suo interpreta il ruolo di interno in maniera troppo atipica per le richieste di Inzaghi: non ha il passo per seguire l’azione e diventare un cursore in fase offensiva, risulta spesso in ritardo sulle chiusure come sulle diagonali in fase difensiva, in più si trova troppo spesso fuori dal gioco per fungere da play.
L’impressione è che il rendimento di questo sfilacciato e masticato centrocampo a tre migliorerebbe con Montolivo davanti alla difesa; sarebbe però da folli far accomodare De Jong in panchina, visto il rendimento lineare mostrato finora.
E allora? E allora se n’era accorto Seedorf, che aveva varato un 4231, unico modulo possibile per fare coesistere al meglio De Jong e Montolivo. Una soluzione che, oltre che offrire maggiore solidità al pacchetto arretrato, gioverebbe anche all’ottimo Bonaventura.  Vedere girone di ritorno della passata stagione. Vedere.

L’altro equivoco, come detto, è quello del falso nueve.

Recentemente mi è capitato di leggere un tweet di @buonamiciluca illuminante sul tema. Recitava così:
“IL FALSO NUEVE NON ESISTE.
IL FALSO NUEVE NON È UN MODULO.
IL FALSO NUEVE È MESSI PER DIO.
Amen”.
L’errore più grande di Inzaghi è stato quello di costruire la squadra su Menez, un talentuosissimo 27enne scapigliato col pizzetto alla Bossetti che non è mai riuscito ad affermarsi in nessuna squadra, giunto al Milan con grande voglia di ribalta. Certo, il francese è una delle migliori note della stagione rossonera, ma rappresenta anche un limite per la squadra. Perché, quando non è in giornata, condiziona umore, gioco e risultati del Milan.
Questo non è accettabile come non è accettabile il compromesso tattico dell’attacco rossonero. Menez, esente da sostituzioni nelle giornate buie, gioca come punta centrale, ruolo che evidentemente non ha mai coperto in carriera, essendo sempre stato un esterno offensivo o al massimo una mezza punta.

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Non è accettabile perché in qualità di “falso nueve” non apre spazi per giocatori che comunque farebbero fatica, ad eccezione di Bonaventura, a buttarvisi dentro, vedi Montolivo, Muntari, Poli, De Jong, e non ha nelle corde la qualità dell’ultimo passaggio per imbeccare esterni che dovrebbero entrare, insieme ai centrocampisti, nello spazio da lui lasciato.
Ricordate Pep? “Il centravanti è lo spazio”.
Grazie Pep, facile con Messi e compagnia. L’unico adatto a questo modulo nell’attuale Milan è Diego Lopez, portiere.
Questa folle scelta di Inzaghi portata avanti in maniera talebana ha tolto identità e gioco a una squadra che si ritrova succube di un solo effettivo, in grado di giocare solamente di rimessa (cosa non accettabile per l’ A.C. Milan, caro Pippo Inzaghi) e mai capace di imporre il proprio gioco sugli avversari.
La riprova di questa incapacità a sviluppare un gioco di squadra c’è stata quando sono scesi in campo Torres e Pazzini, ai quali è stato recapitato giusto uno straccio di pallone giocabile in 6 mesi (cross di Abate a Empoli, gol dello spagnolo).


Tra le altre cose che lasciano perplessi, ci sono alcune scelte degli uomini in campo. C’è stato il primo periodo in cui Rami era bandito per motivi oscuri. C’è stato l’esilio di Mexes durato fino a novembre. Peccato che quando hanno iniziato a giocare stabilmente, alternati con Alex, non hanno più perso il posto in luogo del tumultuoso Zapata. C’è stato anche il periodo in cui Abbiati è stato grottescamente preferito a Diego Lopez dopo il rientro dall’infortunio dello spagnolo. E poi c’è il sempreverde Bonera. Un uomo per tutte le stagioni e per tutti i ruoli, riproposto continuamente, in tutte le salse, Daniele (contro cui non ho nulla di personale, anzi milanista vero, ottima persona e professionista serio), invece di essere il veterano che dà tranquillità al reparto è colpevole, da solo o in concorso, dell’80% dei gol subiti dal Milan in questa stagione.


Oltre i limiti tecnico-tattici ci sono i limiti fuori dal campo.
Dal punto di vista della comunicazione siamo a livelli bassissimi: dopo risultati negativi si assiste ad un continuo accampamento di scuse e frasi ipotetiche di un’ovvietà quasi incredibile. Passi l’ovvietà ma i milanisti di scuse, mazzarriane lamentele e recriminazioni arbitrali non ne vogliono proprio sapere, Inzaghi dovrebbe saperlo. Dal punto di vista della “scelta” dei giocatori sul mercato abbiamo constatato che per Inzaghi possono giocare solamente Boy Scout fatti e finiti, il che risulta limitante sia sul mercato sia per la leadership che dovrebbe avere un allenatore; vedere cessione di Balotelli, mancato riscatto di Taarabt, richiesta di cessione per Rami e compagnia cantante.

Da tifoso col cuore  insanguinato mi auguro di assistere ad un insperato quanto repentino cambio di rotta, ma i problemi sembrano essere troppi e gravi per essere facilmente sormontati. Il terzo posto è un miraggio e, ahimè, sembra essere tanta l’inettitudine dell’idolo Pippo che, un giorno, avrei voluto portare in trionfo.
La convinzione è che la colpa sia solo parzialmente di Inzaghi e che l’ex bomber si sia cacciato in problemi più grandi di lui. Probabilmente potrebbe avere più successo ricominciando in qualche provincia, con meno pressioni, lì il suo gioco sarebbe meglio recepito e più facilmente accettato.
Per quel che riguarda i veri colpevoli di questo sfacelo ho ormai esaurito le parole.
Mi auguro che un giorno potranno (ri)trovare il buongusto per chiedere scusa a Clarence Seedorf e, perché no, a Massimo Ambrosini e Paolo Maldini.

FORZA MILAN.
SEMPRE.

 


 

Andrea Ugolini studente di Giurisprudenza, piedi buoni, ispirato da Fernando Redondo. Esteta del calcio, domiciliato presso lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro. Giornalista cinematografico e sportivo per hobby. Cresciuto a pane, Massimo Ambrosini e 007. Sogna di sostituire Daniel Craig nel ruolo di James Bond e una cena con Federico Buffa. Collaboratore Sportellate.it