Interventi a gamba tesa

#SìSePuede


Cuore, organizzazione e la bolgia dei 50.738 del Mestalla. Solo così il Valencia poteva avere la meglio sul Real Madrid campione d’Europa, del mondo e delle 22 vittorie consecutive. Solo così gli andalusiani potevano ribaltare il momentaneo 0-1 di Ronaldo – al 26° centro in Liga – e tornare a fare bottino pieno contro il Madrid dopo 5 stagioni. Il tutto condito da un pizzico di fortuna, vedi le clamorose occasioni fallite nell’ordine da Cristiano, Bale ed Isco, ma c’è tanto degli uomini di Nuno Espirito Santo in questa impresa di inizio 2015, che riporta sulla terra i galacticos.


C’è una squadra che non ha certo rinnegato la propria vocazione offensiva a dispetto del passaggio dal 4-3-3 al 3-5-2 attuato già nell’ultima gara dell’anno scorso in casa dell’Eibar, andando a stanare i palleggiatori madrileni anche sulla trequarti altrui e imbastire le proprie trame affidandosi in particolare ad André Gomes. Specie a cavallo tra i due tempi, quando si è spostato dal centro-destra al centro-sinistra, sorprendendo un Real il quale pensava forse di essersi già intascato i tre punti, al cospetto di un avversario divenuto eccessivamente nervoso (5 gialli in 19 minuti) in seguito al rigore concesso alle merengues trasformato da CR7. “Asi gana el Madrid” (“così vince il Madrid”) il coro alzatosi dalle tribune del Mestalla, alludendo ai presunti “aiutini” arbitrali ricevuti dalla formazione di Ancelotti – poco importa al pubblico che il fallo di mano in area di Negredo sia netto – che ha elevato la soglia emotiva del match a livelli di guardia. A ristabilire l’ordine ci ha pensato però, come detto, il centrocampista classe ’93 proveniente dal Benfica, una moderna mezzala box to box, in grado di “dare del tu” alla palla con entrambi i piedi, guidare i suoi nel pressing a tutto campo e far passare così in secondo piano l’opaco debutto del neo acquisto Enzo Perez. Ma soprattutto rendersi pericoloso in prima persona: scheggiato il palo al tramonto della frazione iniziale, il numero 21 ha sfiorato nuovamente il pareggio con un’altra rasoiata a lato di un soffio ad inizio ripresa.

Andrè Gomes

Oltre alla pressione in fase di non possesso ed André Gomes, il terzo fattore determinante nell’economia della partita si è rivelato l’ingresso del laterale mancino José Gaya, l’ultimo prodotto di un vivaio, quello valenciano, capace di sfornare in quel ruolo soltanto negli ultimi 4 anni Jordi Alba e Bernat. Gomes e Gaya hanno fatto pendere il gioco dei pipistrelli a sinistra, mandando fuori giri Carvajal e Isco, quest’ultimo non propriamente a suo agio nelle vesti di mezzala. Se il reparto avanzato non punge – di qui l’idea del 3-5-2, nata per provare a rilanciare in tandem Paco Alcacer e Negredo, appena 6 reti in 2 in campionato, anche a costo di sacrificare la batteria di esterni alti, tanto intraprendenti quanto poco concreti – tocca alla difesa colpire. Barragan al 52’, su assist proprio di Gaya, e Otamendi al 65’ con un’incornata da calcio d’angolo, hanno portato a 8 le reti siglate dai difensori in stagione, ma soprattutto hanno confezionato il clamoroso ribaltone. Una retroguardia che ha continuato a fare il bello ed il cattivo tempo. Accarezzando il 3-1 sempre con Barragan, prima di chiudersi a riccio a protezione di Diego Alves negli ultimi 20 minuti. Alla fine saranno 36 i cross concessi a Ronaldo e soci, il Valencia però serra le maglie e resiste strenuamente. Perché il 2-1 passa anche attraverso il 57,6% di contrasti aerei vinti dal pacchetto arretrato.

#SìSePuede l’hashtag a corredo del video motivazionale lanciato dal club del magnate Peter Lim alla vigilia della sfida. Il presidente singaporiano in estate ha scucito quasi 300 milioni per risanare le finanze della società, ma sul mercato, a differenza di altri suoi colleghi, più che costose figurine, ha dato la caccia a giocatori giovani e funzionali al progetto. Ad oggi la classifica, che vede i bianconeri in quarta posizione, lo sta premiando. E con una rosa così, anche tornare subito in Champions League, si può. O meglio, “sì, se puede”.

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it