Interventi a gamba tesa

Il Classificone del 2014 di Sportellate


I 10 migliori giocatori del 2014.
di Gian Marco Porcellini

Ladies and gentlemen, ecco i nostri migliori 10 giocatori dell’anno solare appena concluso. Una top 10 per certi versi fuori dagli schemi, in linea con lo spirito di Sportellate. Alcune precisazioni: la classifica prende in esame il rendimento effettivo, non il valore assoluto (di qui la provocatoria scelta di lasciar fuori Messi, il quale ha steccato le partite decisive, Ibrahimovic, assente ai mondiali come nel ritorno dei quarti di Champions League col Chelsea, e Suarez, escluso per via dal morso a Chiellini e della conseguente maxi squalifica), basandosi principalmente su quanto ammirato in Coppa del Mondo e in Coppa Campioni. Bando alle ciance, a voi la rassegna.

10) Mario Götze (Bayern Monaco, Germania): doverosa premessa. I suoi compagni di club e di nazionale Philipp Lahm e Thomas Muller sarebbero forse più meritevoli di un posto in classifica, ma il fantasista classe ’92, a dispetto di un ruolo da comprimario nella Germania di Löw, in Sudamerica si è preso la copertina grazie al gol in finale all’Argentina. Una rete che ti può cambiare la vita e quindi portare a staccare i piedi da terra. Non al talento scuola Dortmund, che al contrario, da buon tedesco, ha ripreso a viaggiare (ora da mezzala, ora da falso nove, ora da trequartista, ora da esterno alto) più forte di prima. Con 11 centri in 21 partite, il suo record di 16 in una singola stagione pare infatti destinato a cadere.

9) Sergio Ramos (Real Madrid, Spagna): in un calcio dove la carenza di difensori all’altezza rappresenta un cancro difficilmente estirpabile, avere in squadra uno come “el lobo” si trasforma in un vantaggio elevato al quadrato. Sia quando agisce nella sua area, sia in quella avversaria: 10 gol. E tutti pesantissimi. Dai due sigilli nel recente mondiale per club, alla doppietta al Bayern Monaco in semifinale di Champions League, passando per l’incommensurabile colpo di testa al 92’ contro l’Atletico Madrid in finale che ha dato il là al 4-1 delle merengues nei supplementari. In un 2014 che lo pone di diritto nel novero dei migliori difensori del pianeta, l’unica macchia è l’eliminazione al primo turno ai mondiali con la Spagna. Ma provateci voi a giocare in maniera decente senza proferire parola col proprio compagno di reparto (per la cronaca Pique).

8) Diego Godin (Atletico Madrid, Uruguay): vedi sopra. Al pari di Ramos una sentenza in difesa come sui calci piazzati a favore, al punto che assieme all’altro centrale, il brasiliano Miranda, rappresenta una variante inflazionata nei giochi offensivi dell’Atletico di Simeone. Anche lui 10 reti nell’anno solare, non meno importanti. La zuccata contro il Barcellona, a consegnare la Liga ai colchoneros, quella della grande illusione in finale di Champions col Real, senza dimenticare poi l’incornata perentoria che ha sentenziato l’eliminazione dell’Italia ai mondiali. Una delle espressione massime del “cholismo” in compagnia di Arda Turan, anche Messi quando lo incrocia preferisce girargli alla larga.

Diego Godin Atletico Madrid 2014

7) Toni Kroos (Bayern Monaco/Real Madrid, Germania): una vita nell’ombra, squarciata dalla doppietta in semifinale iridata al Brasile che lo ha catapultato sulla scena internazionale. In origine ala classica, nel Bayern come nella Germania principalmente centrocampista avanzato, in Spagna ha arretrato ulteriormente il raggio d’azione, divenendo il nuovo fulcro della manovra dei galacticos. Meno mediano rispetto al predecessore Xabi Alonso, il teutonico nato nel 1990 sopperisce però con un maggior dinamismo ed una straordinaria lettura del gioco. Risultato? Un playmaker 2.0, in grado quasi da solo di ristabilire nello scacchiere di Ancelotti l’equilibrio perduto in estate in seguito alle partenze di Di Maria e dello stesso Xabi. Volante clamorosamente poliedrico, l’anno appena concluso costituisce la sua definitiva consacrazione.

6) Neymar da Silva Santos Junior (Barcellona, Brasile): al Santos una sorta di fenomeno un po’ mediatico un po’ circense; al Barcellona, smessi i panni della super star, ha iniziato ad indossare quelli molto più umili del facchino. A sgobbare sulla sinistra, al servizio di sua maestà Messi, vedi i 15 assist confezionati nel 2013-’14. In estate però con la maglia della Seleçao è tornato ad essere l’ombelico di un paese che bramava fortemente la coppa. Uno dei Brasile più poveri tecnicamente della storia, eppure ugualmente condannato a vincere. Com’è finita? Che il bimbo d’oro si è caricato un intero popolo sulle spalle fino alla semifinale. Ma il numero 11 non c’era, mandato al tappeto da Zuniga al tramonto dei quarti con la Colombia. Forse è anche grazie a quelle prestazioni che nel nuovo Barca di Luis Enrique, meno “messicentrico” rispetto al recente passato, Neymar recita un ruolo più centrale: non è un caso che sia già a quota 14 gol, uno in meno di un anno fa. In attesa di scoprire se riuscirà mai ad arrivare a raggiungere le gesta della pulce e CR7, promoviamo a pieni voti il suo impatto col calcio europeo.

5) Arjen Robben (Bayern Monaco, Olanda): il primo dei 7 gol con cui il suo Bayern asfalta la Roma, altro non è che l’ultimo capitolo di un libro monotematico. Solito schema: partenza da destra, finta verso il centro del campo e sinistro sul palo lungo. Il problema è che l’ala olandese lo esegue ad una velocità tale da mandare in tilt i terzini avversari. Tralasciando le sue comunque straordinarie performance in un Bayern dove è solo uno dei tanti ingranaggi di un meccanismo che gira a meraviglia, la prova più eclatante della sua classe cristallina (in ogni senso) l’ha fornita ai mondiali. Nel 5-3-2 di un’Olanda orfana del detonatore del gioco Strootman tutta catenaccio e contropiede, l’ex Chelsea si è infatti messo in proprio, trascinando gli arancioni a 11 metri dalla finale.

4) James Rodriguez (Monaco/Real Madrid, Colombia): in quanti in estate hanno pensato che il suo exploit in Brasile con la Colombia (6 reti in 5 gare) fosse solo fumo negli occhi, buono giusto da far invaghire Florentino Perez, e costringere il numero uno del Madrid a strapagarlo? Più d’un calciofilo probabilmente. Ma non chi conosce l’estro e la duttilità dell’ex fantasista del Porto. Che ha impiegato qualche mese prima di metabolizzare il passaggio al Monaco, salvo poi spiccare il volo verso un mondiale da protagonista assoluto fino all’approdo al Real. Qui l’ennesimo capolavoro di Ancelotti, che da trequarti/esterno l’ha rimodellato in mezzala sinistra. Una sorta di Di Maria bis, meno mobile ma più tecnico. E il bello è che, malgrado agisca più lontano dalla porta, ha già siglato 9 centri.

3) Angel Di Maria (Real Madrid/Manchester United, Argentina): decisivo. Il 2014 di Di Maria si può riassumere in 8 lettere. Magari riduttivo in un calcio fatto di iperboli, eppure pienamente calzante per chi ha segnato come nessun altro le sorti nel club e nella nazionale di appartenenza. Nel bene e nel male. Perché il suo passaggio da esterno scontento a mezzala a tutto campo si è tramutato nella svolta della stagione dei blancos, tant’è che si può affermare tranquillamente che abbia vinto la finale di Champions con l’Atletico quasi da solo. E perché il suo infortunio nei quarti contro il Belgio ha tarpato le ali all’albiceleste, privando Messi di una spalla imprescindibile. Il gol al Leicester con la maglia dello United il manifesto del suo sconfinato talento: una miscela di quantità e qualità che pochi al mondo riescono a combinare.

2) Manuel Neuer (Bayern Monaco, Germania): dire che è il più forte portiere al mondo non rende l’idea del peso specifico trasudato dalla sua figura in questo momento. Non di chi, grazie alle sue uscite kamikaze, la sua padronanza tecnica e le sue parate plastiche si è costruito ormai un’aura di androide pressoché insuperabile (appena 4 gol subiti in 17 giornate di Bundesliga!), in grado quasi di burlarsi delle leggi della fisica. Nel colosso di Gelsenkirchen non si legge mai l’affanno tanto meno l’incertezza, soltanto una sicurezza al limite della sfacciataggine, capace di far sembrare facile qualsiasi gesto tecnico (uno su tutti, quello su Benzema contro la Francia nei quarti del trofeo iridato). Una sicurezza che talvolta sfocia in una noia che lo spinge ad azzardare escursioni lontano dalla sua area sempre più spericolate. I titoli di campione di Germania e campione del mondo, più il piazzamento sul podio del pallone d’oro, tre medaglie da appuntarsi al petto.

Neuer wc 2014

1) Cristiano Ronaldo (Real Madrid, Portogallo): quell’“estoy aqui” mimato dopo ogni gol, ripetuto ben 61 volte in questo 2014. Basta questo dato per racchiudere il 2014 del migliore giocatore sulla faccia della terra. Un superatleta senza apparenti punti deboli, per il quale si sono da tempo esauriti gli aggettivi. Una straordinarietà per costanza di prestazioni ormai divenuta normalità, al punto che desta scalpore soltanto quando non si scorge il suo nome nel tabellino dei marcatori. 5 trofei portati a casa nell’anno che va terminando, il mondiale brasiliano l’unico passaggio a vuoto che lo rende leggermente più umano. Ma non per questo inferiore a Messi.

Ronaldo Real-Atletico 1-2, set 2014



I migliori allenatori del 2014.


di Lorenzo Lari

Bando alle ciance. I dieci migliori allenatori dell’anno per Sportellate, ma soprattutto per il sottoscritto:

1. Diego Pablo Simeone
Magari molti di voi in prima posizione pretendevano un Ancelotti. Tanti altri avrebbero apprezzato Joachim Low. Niente da dire: entrambi potevano starci benissimo. Resto però convinto che ciò che ha realizzato il “Cholo” col suo Atletico Madrid vada oltre ogni logica. La Liga vinta dai suoi vale molto di più di un semplice campionato; mentre quello che stava per accadere in Champions era semplicemente troppo. In questo 2014 ha inciso sulle prestazioni dei giocatori come nessun altro.
Leader unico.

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2. Carlo Ancelotti
Su Carletto ormai ogni commento sarebbe superfluo. La sua carriera già parlava da sola. Aggiungendoci la “decima” e il recentissimo record di vittorie consecutive in casa Real (Real Madrid non Real Monteleone) è definitivamente entrato nella leggenda.
Giù il cappello.

3. Joachim Low
Campione del mondo con la sua Germania e già solo questo bastava per star sul podio. Aggiungiamo che la sua squadra è stata di gran lunga quella che ha espresso il miglior calcio in Brasile.
What else?

4. Josep Guardiola
Molti sono stati critici nei confronti di Guardiola. In tanti hanno definito la sua annata addirittura fallimentare. Ecco, giudicare fallimentare una stagione in cui si portano a casa Bundesliga, Coppa di Germania, Supercoppa Europea e Campionato del Mondo è il modo migliore per rendersi conto della grandezza di questo allenatore. Tutte queste vittorie importando a qualunque costo il suo credo calcistico. Ah, poi piccolo regalo: 8 minuti di allenamento del suo Bayern. Descriverlo è limitarlo: https://www.youtube.com/watch?v=ug3M-LC3Ps8#t=102
Lunga vita al Pep, sempre e comunque.

5. Marcelo Bielsa

Più di un allenatore. Come corre il suo Marsiglia… La squadra per certi versi ricorda la prima Juve di Conte, ma con più fisicità e meno talento. Se riusciranno a vincere questa Ligue 1 arrivando davanti al Psg degli sceicchi, l’impresa resterà impressa nella storia.
Loco.

6. Antonio Conte

Ormai odiato da juventini e non, 102 punti restano 102 punti. Vedremo come andrà e quanto durerà la sua avventura in Nazionale. La mia impressione? Giro di un mese e molla. Se resiste ne vedremo delle belle.
Agghiacciante.

7. Maurizio Sarri

Se non l’allenatore più sorprendente di questo 2014, poco ci manca. Sicuramente la più lieta notizia in Italia. Maurizio Sarri, 55 anni e fino al 2001 impiegato presso un istituto bancario, è di gran lunga l’allenatore rivelazione del nostro calcio. Ha dimostrato che con idee e identità precisa, le poche risorse a disposizione non sono un problema. Il suo Empoli gioca come poche squadre di A e realizza su calci piazzati come nessuna. Come se non bastasse fuma tanto da far invidia a Zeman e idolatra Bukowski e Fante.
Personaggione.

8. Jorge Luis Pinto
Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla sua Costa Rica. Nessuno tranne lui. Non dimentichiamo che Luis Pinto, detto non a caso “O explosivo”, aveva tranquillamente dichiarato prima del Mondiale che la sua squadra avrebbe passato senza problemi il girone eliminatorio. Girone (come ben sappiamo) con Italia, Uruguay e Inghilterra. Unico.
E io che l’avevo preso per folle…

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9. Rudi Garcia

Se la Roma è tornata squadra competitiva in Europa e in Italia il merito è principalmente suo. Ha saputo gestire le pressioni di una piazza tanto calda quanto difficile, in maniera egregia. Ora viene il difficile: non caschi sul più bello.
Bonne chance, Rudi.

10. Josè Mourinho 

“Zeru tituli” e la cosa fa scalpore. Ma se lo scaltro Josè avesse però posto le basi per un 2015 indimenticabile per il suo Chelsea? Attenzione ragazzi, attenzione.
Spietato calcolatore.

 


Top five. I presidenti più folli del 2014.
di Alberto Paternò

Scriveva Gianni Brera che a Gianni Agnelli il calcio piaceva perché, paradossalmente, il padrone della Fiat era uno snob. Malignamente il grande giornalista aggiungeva che per snob si doveva intendere la sintesi di due parole latine: sine nobilitate. In effetti il calcio italiano per anni è stato dominio di parvenue pieni di soldi, che, con la loro istrionica schiettezza, hanno creato personaggi e macchiette che spesso trascendevano le stesse partite di calcio. Il 2014 ha visto palesarsi un altro tipo di proprietà, la globalizzata affermazione di finanzieri e tycoon internazionali. Tuttavia, anche quest’anno, i presidenti folli non mancano, basta pensare a “er viperetta” Ferrero, Lotito o De Laurentiis.
Ma quali sono stati i più pazzi del 2014? Ecco la nostra Top 5!

1. Massimo Cellino, Leeds United.
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Ex presidente del Cagliari, da poco proprietario del Leeds, ha avuto il tempo sufficiente per farsi odiare da tutti i suoi tifosi. Per cominciare, Cellino sembrerebbe un pacato imprenditore, ma una strana fobia sembra far incrinare la sanità mentale del personaggio. È terrorizzato dal numero 17. Tanto che, preso da un furore divino, un giorno ha fatto sostituire tutti i sedili numero 17 dello stadio del Cagliari con sedili numerati ’16b’, e si è appena proposto di fare lo stesso a Elland Road. A questo quadro clinico si aggiunge la fobia per il colore viola. Già. Il proprietario di una squadra di calcio, un multi-milionario e self-made man, che ha paura di un colore. Cellino ha anche due condanne penali, uno per essersi appropriato di 7.500.000 euro dal Ministero italiano delle Politiche Agricole e l’altra per falso in bilancio, quando era proprietario del Cagliari. Dopo aver acquistato il Leeds, la prima cosa che Cellino ha notato è la spesa salariale annuale del club – 18 milioni di sterline. Così ha proceduto a fare quello che qualsiasi uomo d’affari astuto avrebbe fatto, tagliare i costi. Il problema è che si è fatto prendere la mano, coi giocatori che ora devono lavarsi autonomamente le divise e pagarsi pranzo. Insomma Renzi dovrebbe assumerlo per la prossima spending review. Ah, ha anche assunto e licenziato 36 allenatori in 22 anni da presidente del Cagliari. Chiaramente fossi l’attuale allenatore del Leeds, la casa la prenderei in affitto…


2. Zdravko Mamic, Dinamo Zagreb.
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La figura di Zdravko Mamic, che gestisce la Dinamo Zagabria dal 2003, è piuttosto controversa.
Detestato dai tifosi della Dinamo, il presidente Mamic e la parola scandalo sono praticamente sinonimi. Tipo fisicamente intimidatorio (basta guardare a quegli occhi) e impaziente, Mamic ha assunto e licenziato 15 allenatori nonostante abbia acquistato il club solo nel 2003. In passato, è stato arrestato per insulti al ministro dello sport croato, ha offeso alcuni giornalisti, è stato sospeso dal calcio croato per aver assalito un dirigente della Federcalcio (l’ha inseguito fino alla recinzione per picchiarlo), è stato protagonista di una rissa nella partita contro l’Hajduk di Spalato, è stato arrestato nuovamente lo scorso anno, e ha ammesso, tra l’altro, di aver truccato partite in numerose occasioni. Direte: ” tutto qui?” No, se vi raccontassi tutti gli episodi in cui è stato coinvolto finirei di scrivere nel 2016. Vi basti sapere che, volendo costruire un grattacielo a Zagabria, non ha accettato il rifiuto di un funzionario. Neanche il tempo di dirgli “No!” che prende due stampelle, salta la scrivania raggiunge il ragazzo e lo picchia fino a rompergli una mano.
Mamic avrebbe un notevole potere, e non solo all’interno del suo club. Il suo peso all’interno della Hrvatski Nogometni Savez, la federcalcio croata, sarebbe tale da influenzare le decisioni dell’attuale presidente, Davor Suker, il quale rivestirebbe un ruolo da mero esecutore.
Entra nella top 5 del 2014 perché a novembre durante la partita Italia-Croazia, i tifosi dello Zagabria interrompono il match per contestarlo pubblicamente (una delle poche occasioni in cui è loro concesso). Più che un presidente, un mafioso.


3. Aurelio De Laurentiis, Napoli.
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Aurelio De Laurentiis è un popolare produttore cinematografico, ma soprattutto l’attuale presidente del Napoli.
Per darvi un’idea di ciò che rende De Laurentiis uno dei 5 presidenti del 2014, ecco alcune delle sue citazioni su vari argomenti. Dopo aver sentito le voci che volevano Marek Hamsik pronto a firmare per un club della Premier League, De Laurentiis ha avvertito il centrocampista dei terrificanti pericoli di un trasferimento in Inghilterra dicendo “Se vuole andare in Inghilterra poi, se alla fine vuole può trasferirsi, ma dovrebbe capire questo: gli inglesi vivono male, mangiano male e le donne non si lavano i genitali”.
Non è la prima volta che cerca di trattenere i suoi calciatori con il terrore, ma in passato non ha funzionato. Per esempio parlando di Ezequiel Lavezzi e del suo agente Alejandro Mazzoni che stavano progettando di lasciare Napoli, De Laurentiis disse:”Se [Alejandro] Mazzoni (agente di Lavezzi) comincia ad essere stupido, allora gli farò tagliare le palle”.
Volete altre prove? Ecco qua. Cerimonia di compilazione del calendario di serie A 2011-’12, gli scrutatori avevano appena iniziato i sorteggi, quando De Laurentiis si lanciò in una filippica furiosa, accusando la FIGC di “imbrogliare” contro il Napoli e poi se ne andò in sella a una Vespa di uno che passava lì per caso (naturalmente senza casco). I nuovi acquisti sono anche una fonte di divertimento per De Laurentiis, come quando fa indossare una maschera di gomma a forma di leone ad Inler durante la presentazione. Infine, più di recente, De Laurentiis ha dichiarato il suo interesse per il centrocampista Maraoune Fellaini del Manchester United, sostenendo che amava la criniera da leone del belga. Alcuni di questi episodi appartengono ad anni passati, ma il “De Lamentiis” non poteva che entrare “ad honorem” nella nostra top 5 del 2014.


4. Claudio Lotito, Lazio.
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Claudio Lotito è un imprenditore italiano. Dal 2014 è il presidente della Lazio, mentre dal 2011 è anche il presidente della Salernitana. Fin dal suo insediamento, Lotito è stato al centro dell’attenzione dei media soprattutto in virtù del suo modo particolare di esprimersi, che non disdegna le citazioni in latino, retaggio del passato di studente di liceo classico.
Il 2014 è universalmente il suo anno: oltre alla sua ascesa al potere nella Lega calcio, da quest’estate è uno dei presidenti italiani più potenti e influenti. Il suo candidato alla Figc, Tavecchio, viene eletto a capo della federazione, dopo lunghe polemiche legate alle gaffe del personaggio.
L’incommensurabile cultura di Tavecchio trascina al suo livello anche il prinicipale sponsor. Ospite della trasmissione “Anno Uno”, alla domanda della conduttrice che gli chiede se sia il caso di prendere le distanze dalle dichiarazioni razziste di Tavecchio, Lotito cerca invece di difenderlo. “Tavecchio non è razzista, ha costruito due ospedali nel Togo e ha adottato dei cosi…”. “Dei cosi?” chiede la Innocenzi. “Dei bambini” – risponde Lotito, che non ricorda le sue stesse parole.
Preso il potere, non si nasconde tanto che sul web impazza l’ironia sulla sua onnipresenza, per esempio la foto di Lotito col giaccone della nazionale mentre assiste agli allenamenti dell’Italia di Conte ha fatto il giro del web.

5. Massimo Ferrero, Sampdoria.
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“Er viperetta”, come Ferrero è soprannominato dai tempi in cui si faceva le ossa distribuendo i cestini pranzo ai divi di Cinecittà. Il produttore e gestore di sale cinematografiche ha rilevato la Sampdoria e da quel momento è stato un crescendo di siparietti e onnipresenza mediatica che ha offuscato tutti gli altri.
Un caso su tutti: in collegamento con Stadio Sprint dichiara “Io penso che Moratti sia un grande uomo, ho avuto modo di conoscerlo al telefono, mi sembra ingiusto che sia stato trattato così. Io gliel’ho detto a Moratti, caccia via quel filippino… che l’ha preso a fa’?”.  Ferrero ce l’ha con il nuovo proprietario dell’Inter, Erik Thohir, “che è indonesiano” gli fa notare dallo studio Enrico Varriale. E a quel punto Ferrero aggiunge: “Scusa che vieni dall’Indonesia a insultare un emblema del calcio italiano… Se ero Moratti io gli avevo dato due pizzicotti sulle orecchie”. Si scatena un caso diplomatico.
Oppure basterebbe ricordare le avance televisive alla conduttrice Ilaria D’Amico: “Io porto l’anello al dito, saluto la D’Amico, e la porterei volentieri a cena ad Ostia lido!”. Ma basta guardarlo in faccia per farlo entrare subito nella top 5 dei presidenti più pazzi del 2014.

 


 

Rassegna stampa calcistica del 2014.
di Lorenzo Lari

Se attendete con ansia articoli di Gazzetta, Tuttosport o simili passate oltre. Sarebbe tempo sprecato. Se invece anche voi, come il sottoscritto, si è accorto che ormai il buon giornalismo è sempre meno presente nelle testate nazionali (mi scusino i Condò e i Garlando), ma è ancora vivo e vegeto sul web, allora fermatevi un attimo. Non vi trovate di fronte ad un vero e proprio classificone: no, troppo complicato e difficile scegliere tra articoli di tale qualità. Questa è una semplice rassegna stampa di quelli che, per il sottoscritto, sono stati i pezzi che hanno trattato il calcio ed i suoi interpreti in maniera più profonda in questo 2014. Ecco dunque gli articoli che ho avuto la fortuna di leggere (10 per la precisione) e che ogni appassionato deve almeno degnare di un’occhiata:

1. Certi giocatori hanno lo spirito vasto.

http://www.lacrimediborghetti.com/2014/11/certi-giocatori-hanno-lo-spirito-vasto.html?spref=tw

Articolo incomprensibile: non capisci dove ti porta, ma soprattutto non capisci come la storia vada a finire. Sono pronto però a scommettere che dopo una prima lettura, sarete spinti inesorabilmente ad una seconda…

2. Non bastano i gol: ai giovani diamo prima valori.
http://www.repubblica.it/sport/calcio/giovane-italia/2014/02/02/news/birindelli-77516384/?ref=HRERO-1



La vicenda risale a questo dicembre: lite tra genitori durante una partita tra Esordienti. Alessandro Birindelli (sì, quel Birindelli) allenatore delle giovanili del Pisa, ritira squadra e la FIGC lo punisce. Qui le sue parole. Non fatevi fregare dal titolo: è tutto fuorché la solita retorica. 
Consigliato.

3. Fenomenologia dell’Ardaturanismo.

http://www.rivistastudio.com/articoli/fenomenologia-dellardaturanismo/

Se anche voi come il sottoscritto, siete dei folli fanatici della più forte barba del calcio moderno, è l’articolo che fa per voi.



4. La sofferenza di Baggio.
http://www.rivistastudio.com/articoli/la-sofferenza-di-baggio/

Ancora Rivista Studio. Qua a trattare di una giornata con Roberto Baggio: a guardarlo mentre si allena, mentre gioca una partita amichevole e tira punizioni.
“Storia di dedizione, cadute e rinascite” cit.

5. Lotito ovunque. 

http://www.ultimouomo.com/lotito-ovunque/

Per chi ancora non la conosce, ecco la storia dell’uomo che comanda e tiene in mano il calcio italiano. No, non Tavecchio: Claudio Lotito.

6. La 33a: la Jugoslavia.

https://www.sportellate.it/2014/06/12/33esima-jugoslavia/

Quest’estate ci eravamo imbattuti in analisi più o meno approfondite sulle 32 squadre partecipanti al Mondiale in Brasile. Il nostro grande Mazinho, non volendo saperne, ha preferito buttarsi su una nazione che non esiste. Questo il risultato.

7. La solitudine dei numeri 69.

http://www.valderrama.it/solitudine-dei-numeri-69/

“E in paradiso giocheremo con maglie monocolore, senza nomi, coi numeri dall’uno all’undici”. Pezzo clamoroso.



8. Adel Taarabt, contro l’accelerazionismo.
http://www.lacrimediborghetti.com/2014/02/adel-taarabt-contro-laccelerazionismo.html?spref=tw

A mio avviso l’articolo romantico per eccellenza. A combattere un calcio che non c’è più, imbottito di robot e atleti alla Cristiano Ronaldo, ecco Adel Taarabt che “oppone i ritmi interiori di un corpo ancora umano all’accelerazionismo…”.



9. Lettera aperta a Pep Guardiola.

http://crampisportivi.com/2014/11/05/lettera-aperta-pep-guardiola/

Probabilmente il pezzo più simpatico dei dieci. Praticamente l’autore supplica il Pep di andare prima o poi, ad allenare il Pescara. Tanto bello quanto esilarante.

10. La terza fase della carriera di Messi.
http://aguantefutbol.blogspot.it/2014/10/la-terza-fase-della-carriera-di-messi.html

L’undicesima stagione della pulce tra i grandi blaugrana, potrebbe rappresentare la terza e forse ultima parte della sua evoluzione tecnica. Un grande Aguante Futbol.

Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11 Giugno del 1990. Laureato in Giurisprudenza all'università di Bologna, le sue vere passioni sono sin dalla nascita ben altre. Allevato a pane e rock'n roll, è grande amante di musica, cinema e sport. Malato di Juve e di basket NBA, sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson. Co-fondatore di Sportellate.it