Interventi a gamba tesa

Fiorentina, un rebus di 10 lettere: Della Valle


I big stanno tradendo, per fortuna ci pensano i comprimari – ormai tali solo sulla carta – a prendersi la ribalta. Per un attacco mai così spuntato e di conseguenza sterile (21 gol in 16 partite), c’è una difesa decisamente affidabile (13 reti subite). Se è vero che contro le 7 formazioni che la precedono in classifica ha raggranellato appena 3 pareggi, va altresì sottolineato che questa Fiorentina dista appena 3 punti dalla zona Champions League. Al netto però di tutte queste contraddizioni e di una condizione generale crescente, come si fa a tentare l’assalto al terzo posto e all’Europa League in un clima così instabile per via rumors di mercato strillati ciclicamente dai media, che vogliono Montella, Pradè e Macia lontano da Firenze a giugno? Soprattutto come si fa a credere in un futuro vincente senza i tre artefici della rinascita viola?


La stretta attualità parla di 11 punti in 5 gare e conseguente rilancio in campionato, frutto più della pochezza degli avversari (se si esclude la Juve, nell’ultimo mese i toscani hanno incrociato Verona, Cagliari, Cesena ed Empoli, a cui hanno rifilato complessivamente 11 gol) che dei benefici del passaggio al 3-5-2. Se si allunga però lo sguardo, il flebile sereno lascia spazio a nubi cariche di interrogativi. Morale della favola, l’impressione è che la piazza inconsciamente viva quasi un’annata di transizione, delusa da un progetto rilanciato due anni fa e che invece ha steccato, come nell’era Prandelli-Corvino, al momento di compiere il definitivo salto di qualità. Identica situazione a quella di 5 anni fa. Nel momento fatidico, in cui servivano innesti mirati per colmare (o quanto meno ridurre) il gap con Juventus, Roma e Napoli, la proprietà ha chiuso i cordoni della borsa. Nascondendosi dietro al riscatto di Cuadrado per 14,5 milioni (a cui aggiungere i 29,5 milioni destinati alla ricapitalizzazione del club dilazionati tra gennaio ed aprile), al mancato sfoltimento della rosa (31 giocatori) e ad un monte stipendi troppo elevato (94 milioni) per giustificare un mercato in tono minore. E dire che occorrevano semplicemente un difensore centrale da affiancare a Gonzalo Rodriguez, un bel terzino destro ed un regista di prospettiva in grado di rimpiazzare Pizarro nel giro di un anno.

Il direttore tecnico Eduardo Macia, che conosce il calcio come pochi altri in Europa (non è un caso che sia corteggiato da Barcellona e Valencia), ha provato invano a fare le nozze coi fichi secchi. Toppata la scelta del metronomo di centrocampo (troppo compassato Badelj, costato 4 milioni, per dettare i tempi della manovra), il dirigente spagnolo non ha avuto troppa fortuna nemmeno pescando i giovani carneadi Octavio e Brillante, né con le promesse di cristallo Marin e Richards, giunti in prestito rispettivamente da Chelsea e Manchester City. Il primo non ha mai visto il campo, l’australiano, dopo un precampionato incoraggiante, si è sciolto al debutto con la Roma, l’ex prodigio del Werder Brema dal canto suo, al netto dei problemi muscolari patiti nella prima parte di stagione, continua a non godere della fiducia di Montella, stesso discorso per il laterale inglese, penalizzato dal cambio di modulo. Il disappunto tra i tifosi è evidente, a maggior ragione in questa stagione in cui le pretendenti al terzo posto (Napoli, Lazio e milanesi) giocano a nascondino, difettando della necessaria continuità.

Marin Fiorentina

Sarebbe bastato relativamente poco per ergersi a terza forza del torneo, invece si sguazza nell’anonimato del centro classifica che è un piacere. In attesa di capire se i rinnovi di Neto e Aquilani s’hanno da fare e se a gennaio verranno apportati i doverosi correttivi – Montella preme per una mezza punta – resta da capire se le voci che ciclicamente associano lo stesso aeroplanino ad altre panchine, Napoli in testa, siano fondate. Perché è vero che il suo contratto scadrà soltanto nel 2016, ma esiste una clausola in grado di liberarlo in caso di chiamata di una big già nel 2015. Legato a doppio filo all’ex tecnico di Catania e Roma il destino di Pradè, il cui mandato termina invece nel 2015. Una figura, quella del direttore romano, che però sta perdendo credito agli occhi della proprietà, come dimostra l’inserimento nei quadri dirigenziali del direttore generale Andrea Rogg. Più solida, ma solo in apparenza, la posizione di Macia, il quale dovrebbe rimanere a prescindere dalle sorti del duo Montella-Macia.

Montella

E i Della Valle? Cosa vogliono fare da grandi? Fare nuovamente tabula rasa oppure dare fiducia a chi ha preso la squadra sull’orlo del baratro, portandola per due anni di fila in Europa? Vivere di sogni, parole fumose ed esultanze smodate al Franchi, o impegnarsi a mantenere concretamente le promesse sul campo? Anche ieri sulle colonne de “Il corriere dello sport” il vice presidente Andrea ha ribadito il proprio attaccamento ai colori e la volontà di investire, dichiarandosi inoltre possibilista sulla costruzione di un nuovo stadio nella zona “MercaFir” nel giro di 4 anni. Ma vatti a fidare di chi prometteva lo scudetto entro il 2011.

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.