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- di Gian Marco Porcellini

Le schegge del Porce, speciale di Natale


1) Per favore, basta dire che la Juventus di Allegri è più forte di quella di Conte. A parte il passaggio della difesa a 4 e alcune buone prestazioni (su tutte il primo tempo con la Sampdoria), noto solo ritmi più blandi, minor cattiveria (vedi la Supercoppa di ieri) e un rendimento nei singoli inferiore rispetto agli anni passati, eccezion fatta per Marchisio e Bonucci. Magari lo si può vedere come un merito del tecnico, in grado comunque di primeggiare in Italia come di approdare agli ottavi di Champions League. Ma obiettivamente la concorrenza in campionato, tolta la Roma, è imbarazzante, ed il girone con Atletico Madrid, Olympiakos e Malmoe era tutto meno che impossibile. Dove per giunta i bianconeri, come ogni squadra italica che si rispetti, hanno dimostrato una volta di più la loro mentalità da provincialotti impauriti fuori dalla penisola. Chiudendo con la tattica, nel nuovo 4-3-1-2, l’unico in grado di occupare il ruolo di trequarti sembra Pereyra: inutile insistere con l’involuto Vidal dietro le punte.

2) Quanto pesano i 7 schiaffoni presi dal Bayern Monaco in Champions! Quante certezze minate in casa Roma da quella disfatta. Se prima di quella gara il passaggio del turno pareva abbordabile, ora è diventato maledettamente più complicato anche tenere testa alla Juve in campionato, come dimostrano i due pareggi casalinghi contro Sassuolo (2-2) e Milan (0-0). Pollice recto per Nainggolan, sempre più poliedrico e trascinatore, gli ellenici Holebas e Manolas, tra i migliori difensori della serie A e Keyta, un usato più che sicuro. Pollice verso per Cole, iperbollito, De Sanctis, nell’ultimo mese impresentabile in campo come davanti ai microfoni e Garcia, a cui ormai potrebbero dare la cittadinanza italiana honoris causa per le continue accuse da guerrafondaio in direzione Torino.

3) Il 4-2-3-1 di Benitez è un cavallo morto, peccato che non se ne renda conto. Che stia già pensando al suo futuro lontano dall’Italia? Coi due mediani bassi, oltre a non garantire una copertura adeguata ad una difesa già di per sé ballerina, sta bruciando Jorginho, il quale avrebbe bisogno di due appoggi laterali come De Guzman e David Lopez per tornare ad essere il regista illuminato del periodo veronese. Magari spedendo in panca lo spettrale Hamsik. Se non altro il buon Rafa, con la vittoria di ieri in Supercoppa ai rigori, si conferma una volta di più re di coppe. Con l’insospettabile Rafael Cabral, una mezza sciagura in questa prima parte di stagione, salvatore della patria.

4) Tanto di cappello a Sampdoria e Genoa per quanto offerto e raccolto finora, ma se le due genovesi lottano per il terzo posto… beh qualche domandina sul livello del nostro campionato dovremmo porcela. Ad ogni modo va dato a Genova quel che è di Genova: la Samp altro non sta facendo che proseguire il cammino tracciato dall’arrivo di Mihajlovic in blucerchiato, il Genoa invece, una volta che non ha stravolto la propria rosa con una ventina di operazioni di mercato (spesso futili), puntando solo su pochi innesti ma di qualità (Roncaglia, Perotti, Matri e Pinilla in testa), ha permesso al vate Gasperini di lavorare con maggior continuità. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Sampdoria e Genoa

5) La Lazio mi stupisce relativamente. Con un ottimo tecnico (Pioli), un bel laterale destro (Basta, tra l’altro fuori causa per due mesi abbondanti), un centrale di centrocampo versatile (Parolo) in più nel motore, ed un Mauri tanto chiacchierato in chiave calcioscommesse quanto decisivo in campo, anche l’Europa che conta, in una serie A così incerta e livellata verso il basso, sembra alla portata. Nota dolente il baby Keita, passato in pochi mesi da astro nascente a corpo estraneo al pianeta biancoceleste. Speriamo il 2015 sia il suo anno, il ragazzo ha i numeri per sfondare. A patto che offra quel contributo in fase di non possesso che Pioli gli chiede.

6) Capitolo milanesi: continuo a pensare che, al netto di risultati e classifiche, ci sia un abisso di differenza in favore dell’Inter rispetto al Milan. Anche se, al netto delle prolungate assenze di Alex e Montolivo, va dato atto a mister Inzaghi, pur con qualche (fisiologico) errore nel corso di questi mesi, di essere più avanti nel lavoro rispetto ai cugini. I quali, col cambio in panchina, il rientro di Hernanes, il Kovacic ammirato contro la Lazio e magari l’ingaggio di un buon centrale difensivo, potrebbero arrivare a dire la loro anche per i primi 3-4 posti. Però l’accondiscendenza e la faziosità con cui la Gazzetta tratta le suddette squadre è rivoltante. Se un non calciofilo leggesse gli articoli della rosea, potrebbe arrivare a pensare che si stia parlando dei due club più forti al mondo in questo momento.

Kovacic, Inter-Lazio 2-2, 21-12-14

7) Due sole parole per commentare la lotta per non retrocedere: profonda tristezza. Parma dilaniato dai problemi finanziari, Cesena clamorosamente inadeguato e Cagliari che sconta la tassa Zeman con uno dei peggiori avvii dell’epoca recente. Le prime due, salvo improbabili miracoli, si trovano già con un piede nei cadetti, e la terza candidata alla serie B? Il Verona, la butto lì. Vuoi perché tra tutte le partenze, quella di Romulo si è rivelata la più tosta da assimilare, vuoi per una carenza di qualità testimoniata pure dal cambio di modulo (dal 4-3-3 al 3-5-2).

8) Come già scritto in un pezzo di un mesetto fa, Mourinho è un fattore troppo incidente in Inghilterra. In più, grazie a Fabregas e Diego Costa, gioca decisamente meglio rispetto al recente passato. Personalmente non c’è Manchester City che tenga, la Premier la vincerà lui. Ps: complimenti a Pellè e al suo Southampton per le performance offerte finora. Onestamente non ci avrei scommesse un euro sui saints e sul puntero pugliese.

9) Lo stesso discorso lo si può applicare alla Liga, dove il Real Madrid delle 22 vittorie consecutive fresco campione del mondo, corre da solo contro ogni record. Troppo più squadra i galacticos di Ancelotti se paragonati all’accozzaglia di figurine stesa sul rettangolo verde da Luis Enrique a Barcellona. Con l’Atletico Madrid che non può rendere il 200% ogni volta che scende in campo, attenzione al Valencia del magnate Peter Lim. Squadra giovane, latina e frizzante: se è vero che l’ennesimo arrivo dal Benfica (per la cronaca Enzo Perez) è già cosa fatta per gennaio, allora sì che i pipistrelli possono tornare grandi nel medio termine.

Carlo Ancelotti campione del mondo 2014 col Real

10) Off topic: non disperdiamo il bacino d’utenti generato dai mondiali di volley femminili, dicevano. Continuiamo a dare risalto a questo sport entusiasmante, dicevano. Però ora spiegatemi perché la Rai, oltre a trasmettere due partite a settimana, confeziona giusto un servizietto di tre minuti scarsi da inserire in coda ai notiziari sportivi, Sport Mediaset, dopo la figuraccia con Diouf in studio, ha ripreso ad ignorare la pallavolo, mentre i quotidiani sportivi, quando va bene, pubblicano i tabellini e qualche banale intervistina. Se non altro Sky periodicamente apre una finestra invitando giocatori e addetti ai lavori in redazione. Ma è troppo poco per il secondo sport in Italia come numero di praticanti.

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