Article image
2 min

- di Giuliano

Inter: viviamo aspettando (i) Primavera


Le cose stanno andando male ed è sotto gli occhi di tutti, tifosi e non, che il ventaglio delle soluzioni a disposizione dell'Inter per superare una crisi senza fine si sta riducendo sempre più a un bivio pericolosissimo. La squadra che a settembre dichiarava di voler competere per lo scudetto ora si è sgonfiata fino a sparire. Il gioco? Un miraggio. Pare che l'intera rosa a disposizione - prima di Mazzarri, ora di mister Mancini - sia sfiorita: anche prima del tempo. Un gelo improvviso di tutti i buoni propositi estivi ha inibito un gruppo di marionette senza spina dorsale. Che fine ha fatto il muro delle promesse fatto erigere ad Appiano Gentile poco prima di inizio campionato e sul quale ogni calciatore nerazzurro ha scritto che si sarebbe impegnato a dare il massimo sul campo sempre e comunque? I latini dicevano «Scripta manent, verba volant», questi presuntuosi invece hanno preso in giro i tifosi e lo continuano a fare in grande stile, mettendolo anche per iscritto. Ora, da muro delle promesse, quello di Appiano è diventato il "Muro del pianto interista".

Il "muro del pianto" interista.

Il "muro del pianto" interista.

Ma non sono le lacrime il problema: prima i tifosi dell'Inter hanno vissuto momenti avvincenti nei quali i protagonisti piangevano sì, ma di gioia. Erano i tempi di Josè Mourinho e Marco Materazzi, due veri condottieri, dalle palle cubiche più che quadrate. Loro sì che hanno onorato i colori di questo club. L'Inter di oggi cade in picchiata, vertiginosamente e rischia di farsi davvero molto male. Certo si confida nella bravura di Mancini, ma non è sufficiente. Delle due opzioni possibili per risalire la china, quella più prevedibile riguarda interventi massicci durante il mercato di gennaio. Ma a parte gli ingenti esborsi di denaro - la società non se lo può permettere - e il rischio di tesserare altri 'bidoni', qui si vuole indicare un'altra via forse meno ad effetto, comunque più sicura ed efficace: rischiare in prima squadra i giovani dell'Inter Primavera. Bonazzoli è solo il primo, ma potrebbero salire in prima squadra anche Puscas, Lomolino, Crosato, giusto per fare qualche esempio. I dirigenti e lo staff si ricordino inoltre di Samuele Longo, che meritava già da due anni un posto in prima squadra e invece gli fu preferito quell'imbecille di Livaja. I risultati si sono visti. Longo ricorda molto Bobo Vieri, fa reparto da solo, è forte di testa, sa proteggere palla, insomma un vero campioncino. Allora è proprio il caso di dirlo: forse una rondine non farà primavera, ma i talenti della Primavera, se ben allenati, possono spiccare il volo. Anche in serie A. Ci vuole solo un po' di pazienza.


 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu