Interventi a gamba tesa

Inter: viviamo aspettando (i) Primavera


Le cose stanno andando male ed è sotto gli occhi di tutti, tifosi e non, che il ventaglio delle soluzioni a disposizione dell’Inter per superare una crisi senza fine si sta riducendo sempre più a un bivio pericolosissimo. La squadra che a settembre dichiarava di voler competere per lo scudetto ora si è sgonfiata fino a sparire. Il gioco? Un miraggio. Pare che l’intera rosa a disposizione – prima di Mazzarri, ora di mister Mancini – sia sfiorita: anche prima del tempo. Un gelo improvviso di tutti i buoni propositi estivi ha inibito un gruppo di marionette senza spina dorsale. Che fine ha fatto il muro delle promesse fatto erigere ad Appiano Gentile poco prima di inizio campionato e sul quale ogni calciatore nerazzurro ha scritto che si sarebbe impegnato a dare il massimo sul campo sempre e comunque? I latini dicevano «Scripta manent, verba volant», questi presuntuosi invece hanno preso in giro i tifosi e lo continuano a fare in grande stile, mettendolo anche per iscritto. Ora, da muro delle promesse, quello di Appiano è diventato il “Muro del pianto interista”.

Il "muro del pianto" interista.

Il “muro del pianto” interista.

Ma non sono le lacrime il problema: prima i tifosi dell’Inter hanno vissuto momenti avvincenti nei quali i protagonisti piangevano sì, ma di gioia. Erano i tempi di Josè Mourinho e Marco Materazzi, due veri condottieri, dalle palle cubiche più che quadrate. Loro sì che hanno onorato i colori di questo club. L’Inter di oggi cade in picchiata, vertiginosamente e rischia di farsi davvero molto male. Certo si confida nella bravura di Mancini, ma non è sufficiente. Delle due opzioni possibili per risalire la china, quella più prevedibile riguarda interventi massicci durante il mercato di gennaio. Ma a parte gli ingenti esborsi di denaro – la società non se lo può permettere – e il rischio di tesserare altri ‘bidoni’, qui si vuole indicare un’altra via forse meno ad effetto, comunque più sicura ed efficace: rischiare in prima squadra i giovani dell’Inter Primavera. Bonazzoli è solo il primo, ma potrebbero salire in prima squadra anche Puscas, Lomolino, Crosato, giusto per fare qualche esempio. I dirigenti e lo staff si ricordino inoltre di Samuele Longo, che meritava già da due anni un posto in prima squadra e invece gli fu preferito quell’imbecille di Livaja. I risultati si sono visti. Longo ricorda molto Bobo Vieri, fa reparto da solo, è forte di testa, sa proteggere palla, insomma un vero campioncino. Allora è proprio il caso di dirlo: forse una rondine non farà primavera, ma i talenti della Primavera, se ben allenati, possono spiccare il volo. Anche in serie A. Ci vuole solo un po’ di pazienza.


 

Giuliano Pagnotta, nato a Trani il 24-05-1990: nel giorno del suo compleanno qualcuno sente ancora il mormorio del Piave, ma era una vita fa. Laureato in Filologia moderna e specializzato master in HR Management si impegna nei più diversi ambiti, tra cui giornalismo, recitazione, musica, editing, gestione delle risorse umane e sport. Un tipo audace, eclettico e irrequieto, che dopo l’esperienza del ‘Workshop live’ di Sportitalia si è catapultato nel vivace mondo di Sportellate per riversare il proprio estro in commenti calcistici sagaci e irriverenti, che divertono o fanno incazzare. Adora la comunicazione e soprattutto giocare coi doppi sensi. Tifa Inter e il suo idolo è Josè Mourinho. Collaboratore Sportellate.it