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- di Raffaele Campo

Iachini, giù il cappello


Vi ricordate quel tridente devastante del Palermo di 4 anni fa composto da Pastore, Ilicic e Miccoli? Ebbene, la storia a volte si ripete. I protagonisti di oggi si chiamano Vazquez, Dybala e Belotti. Un mix di qualità e concretezza, che Beppe Iachini, seppur con poca continuità, sta proponendo in questo campionato. La salvezza del Palermo passerà dai loro gol.


Chiariamo subito che non è facile paragonare questi due attacchi, in quanto presentano caratteristiche molto differenti. L'unico accostamento lecito è quello tra el mudo Franco Vazquez e Javier Pastore, accomunati da un'andatura caracollante con la palla tra i piedi, ma una visione di gioco paranormale.

Ma Dybala è completamente diverso da Ilicic, così come Belotti da Miccoli. Lo sloveno è molto più fantasista che attaccante, mentre l'argentino classe '93, abituato a muoversi soprattutto in area. Stesso discorso per l'azzurrino, un'altra prima punta pura, ma tutto il contrario dell'estroso capitano del Lecce, in grado di agire agli esordi anche da mezza punta.

In sostanza dunque, l'unica affinità di questi due tridenti sta nel talento e nella pericolosità sotto porta. Ma se il Palermo ha ritrovato un attacco così letale, gli elogi vanno tutti al suo tecnico, Beppe Iachini.

Riavvolgendo il nastro, all'inizio della scorsa stagione tra i cadetti - con Gattuso in panchina - Vazquez era relegato ai margini della rosa, un vero e proprio separato in casa. E su Dybala - che al primo anno in Sicilia aveva ampiamente deluso le aspettative con soli 3 reti segnate - la piazza iniziava già a storcere il naso. Passando a Belotti, il "gallo" era appena sbarcato in Sicilia dall'Albinoleffe come riserva di Hernandez: in pochissimi avrebbero scommesso su di lui.

Siamo a fine settembre e i risultati non arrivano, al che Zamparini esonera l'ex centrocampista del Milan in luogo di Iachini, sotto la cui guida il Palermo inizia a volare, conquistando con largo anticipo il ritorno in Serie A.

Ma il vero successo dell'allenatore ascolano è stato quello di aver rispolverato il talento dei due argentini e di aver lanciato l'Under 21.  

Arduo ripetersi anche in Serie A, eppure i tre ci stanno ampiamente riuscendo. Il sottoscritto scoppiò a ridere quando la scorsa estate il presidente esclamò: "Tra un anno Hernandez e Dybala varranno 30 milioni". L'uruguaiano, fragile e discontinuo come pochi, è stato venduto all'Hull City per 12 milioni, ma il giovane Paul - maturato a dismisura e con ancora ampi margini di miglioramento - potrà per davvero valere quella cifra. Impressionante la lucidità e la freddezza negli ultimi 20 metri con cui, imbeccato da - neanche a dirlo - Vazquez, ha saltato Zapata e infilato Diego Lopez domenica sera contro il Milan.

Stesso discorso per el mudo, ignorato con troppa superficialità al suo arrivo a Palermo nel gennaio 2012. Tanto da essere girato in prestito al Rayo Vallecano la stagione successiva.

Quanto a Belotti, Iachini l'ha sempre saputo dosare con grande intelligenza. Anche perché non è mai facile per un giovane il passaggio dalla Lega Pro alla Serie B. Specie se si passa dall'Albinoleffe al Palermo, due piazze completamente diverse per calore e ambizioni.

Complimenti Beppe, se questi tre talenti da semplici promesse stanno diventando dei campioni è tutto merito tuo. 


 

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