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- di Alberto Paternò

La Juve al tempo di Antonini. Storia di un incubo rimosso

La sconfitta della Juventus all'ultimo minuto contro il Genoa fa venire alla mente brutti ricordi. Dopo anni di trionfi sotto la guida di Antonio Conte, a qualche juventino potrebbero riemergere traumi mai completamente sopiti. Vi racconto come il gol di Antonini mi abbia rovinato anni di terapia dallo psicologo.


È il 94° minuto. La Juventus ha dominato tutta la partita senza riuscire a segnare. I bianconeri impostano l'azione, sbagliano un passaggio con Chiellini e via che  il Genoa riparte in un contropiede neanche troppo rapido: Matri-Bertolacci-Perotti-Bertolacci, finché non arrivano in area inseguiti da un'armata brancaleone composta da Lichtsteiner-Ogbonna-Bonucci, ecco, crossano e poi... l'indicibile. Antonini. Sì, potrei chiudere qui l'articolo: Antonini. Ho detto tutto, ha segnato Antonini.

Ero seduto sul divano davanti al solito Sky-Go universitario che puntualmente, quando gioca la Juventus, va a scatti. Di fianco a me, il mio cane abbaiava con la stessa intensità con cui cercavo di spingere al gol quella maledetta squadra scolorita. Arriva il 94', avevo appena bevuto l'ultimo sorso di un deliziosissimo tè verde Gunpowder e.... silenzio. Il cane ammutolisce, il tempo sembra fermarsi a quell'orrido minuto che cerca di imporre brutalmente un ricordo ormai rimosso.

Vedo un giocatore del Genoa esultare, non vorrei saperlo, ma in fondo mi chiedo chi diavolo abbia segnato in quel modo così sgraziato. "Antonini!" abbaia il cane. O almeno così mi è sembrato. Pfff, l'ultimo sorso di quel tè riversato completamente sullo schermo; quasi svenuto, tuffatomi sul cuscino, chiudo gli occhi e, restio, piomba alla mente un antico e velenoso incubo. All'improvviso un boato, o forse un'esplosione, o un tuono? No, è un grido umano: "Ma porco D..."



Sì, è Buffon, ha appena subito un gol, senza che i difensori juventini si muovessero per liberare l'area dalla palla, che il loro portiere aveva appena respinto, per ben due volte, con grande agilità. Davanti a lui Salihamidzic, Chiellini, Caceres e Zebina. Il sogno sembra farsi sempre più concreto e terrificante. In maglia bianconera vedo Poulsen, Tiago... c'è un altro a centrocampo, non riesco a distinguerlo, sta sbagliando tutti i passaggi possibili e immaginabili. Poco fa nel tentativo di stopparla ha lisciato la palla e ora ha appena tirato un calcio in faccia all'avversario... ma certo, è Felipe Melo! E quel cespuglio  che si dimena senza mai raggiungere la palla? Cos'é? Amauri?! Ci sono molti indizi, sarà la stanchezza, ma ancora non ho capito cosa stia succedendo! Perché quegli strani giocatori vestono la maglia bianconera?È l'Udinese? L'Ascoli? Finalmente capisco, il tassello mancante è sotto i miei occhi, anzi è a portata (ahimè) d'orecchio:



"Daidaidai! Bavo Bavo! Vai Amauvi, covvi! Pressa!! !%$£vavevivo#*%vfajdab*##!!" Del Neri in panchina! In verità è Zaccheroni ma nel sogno diventano un unico incomprensibile personaggio con le sembianze del friulano, una chimera simbolo di tutta la delusione che a cavallo di quegli anni ha annichilito la mia juventina fierezza da vincitore. Mentre mi rendo conto che si tratta della Juventus 2009-'10, mi ritrovo a San Siro. 14' minuto, contropiede, lancio di Seedorf, la palla rimbalza davanti a un giocatore milanista che allunga la gamba destra e, senza grazia alcuna, segna a Buffon. Antoniniiii! È lui! Il tempo si ferma nuovamente, apro gli occhi: il mio cane, la mia stanza, la tazza di tè, lo schermo bagnato, ma sempre lui. Antonini che esulta. Era il 2010 e la Juventus avrebbe concluso una delle peggiori stagioni della sua storia. Per fortuna sono tornato al 2014. 30 scudetti, 3 stelle e Allegri in panchina. Ma l'incubo sarà finito? O è appena cominciato?

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