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- di Raffaele Campo

Vidic, un caso emblematico


"Vidic è un grande campione. Sono estremamente soddisfatto della chiusura dell'accordo che porterà Nemanja a Milano. È uno dei più forti difensori al mondo, le sue caratteristiche, la sua esperienza internazionale ed il suo carisma da leader saranno fondamentali per la squadra e per la crescita dei nostri giocatori più giovani. Aggiungerà valore al club e sarà un ulteriore tassello per la costruzione di una grande Inter. Vorrei, infine, ringraziare il Manchester United, Nemanja ed il suo entourage per la disponibilità e la professionalità dimostrata nel corso della trattativa".


Così Erick Thohir salutava l'arrivo in nerazzurro del roccioso centrale difensivo, prelevato a costo zero dal Manchester United. Con il passaggio di proprietà e con l'addio del cosiddetto "clan dell'asado", Vidic - assieme ai giovani Kovacic e Icardi - sarebbe dovuto diventare uno dei simboli e dei leader della nuova Inter del tycoon indonesiano.

L'ingaggio del classe '81 si è rivelato tuttavia un erroraccio da rosso diretto, l'ennesimo imputabile a questa società circense. Una tesi che, a differenza di altri, il sottoscritto sostiene, sin dallo scorso marzo. Finora il giocatore - per anni un pilastro dello United di Ferguson - ha deluso qualsiasi aspettativa, tanto da essersi trasformato in un caso. Perché la prima fetta di stagione è stata scandita da prestazioni opache e innumerevoli svarioni non da lui. Ma a cosa è dovuta questa involuzione? 

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Partendo dall'aspetto prettamente tecnico-tattico, lo stopper nativo di Uzice non ha mai giocato in una difesa a tre. È quindi surreale pretendere che un calciatore di 33 anni possa fare la differenza in una posizione a lui poco consona. Col senno di poi, sarebbe stato meglio prendere il costaricano Gonzalez del Palermo o il granata Glik, di gran lunga più abituati ad agire da libero in una difesa a 5. Inoltre, i suoi colleghi di reparto non si chiamano più Gary Neville, Rio Ferdinand ed Evra, bensì Ranocchia e Juan Jesus. L'attaccamento alla maglia nerazzurra dell'ex di Bari come del brasiliano non si discutono, la continuità di rendimento sì. Un fattore che di riflesso sta condizionando negativamente pure il serbo. Da film horror l'ingenuità commessa un mese fa a Palermo (1-1), idem l' "assist" di testa a Callejon di domenica sera contro il Napoli (2-2), che all'Inter sono costati 4 punti. Discorso a parte l'espulsione rimediata all'esordio in casa del Torino (0-0), frutto di una decisione infelice dell'arbitro.

Come si spiega quindi che Evra, suo compagno di mille battaglie in Inghilterra, alla Juve - lungi comunque dallo sfoderare partite da urlo - non sta affatto sfigurando? Semplice: i bianconeri, almeno in Italia, commettono pochi errori e la manovra funziona. Questo per affermare che in un modulo collaudato, il terzino francese ha anche una maggiore facilità di adattamento serie A, e di conseguenza si può esprimere con maggiore sicurezza.

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Passando ora all'aspetto "non tecnico", è più che palese che l'arrivo di Nemanja sia frutto soprattutto una mossa mediatica da parte della società. Un acquisto poco utile alla causa della "beneamata", il cui nome però riscuote molto appeal negli USA e nei paesi asiatici, dove il calcio costituisce un fenomeno in rapida via di sviluppo ed i top player vengono letteralmente venerati. Chissà quante maglie dell'Inter con il numero 15 saranno state vendute durante la tournée americana dei nerazzurri di fine luglio...

Non stiamo assolutamente affermando che Vidic è venuto a Milano solo per "rubare lo stipendio". Anzi, in campo non ha mai lesinato impegno. Non paragoniamolo agli svogliati Forlan o allo Sneijder dell'ultimo anno e mezzoE lo dice uno che finora ha visto dal vivo quasi tutte le partite casalinghe dell'Inter. Ma allo stesso tempo risulta quasi fisiologico a 33 anni non avere più lo stesso impeto e le stesse motivazioni di 8 stagioni fa, specie se si ha già un palmarès imbottito di trofei, Champions League compresa. Una considerazione che ET e Ausilio potevano e dovevano fare.

Ma nonostante tutto ciò, ora e più che mai bisogna sostenere Nemanja. Dal momento che indossa la maglia nerazzurra è uno di noi. Stare dalla sua parte significa stare dalla parte dell'Inter.

 


 

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