Interventi a gamba tesa

INTERVISTA ESCLUSIVA A LUCA SERAFINI


Luca Serafini, noto giornalista di Mediaset e grandissimo tifoso rossonero, concede un’altra esclusiva chiacchierata a Sportellate.it .
Piatto forte del menù odierno, come qualche mese fa, i temi di casa Milan.


Buongiorno Luca.

Sono passati cinque mesi dalla nostra ultima intervista; allora, simbolicamente, si parlava di “pandemonio Milan”: Seedorf era in procinto di essere esonerato, i tifosi contestavano la società, la guerra intestina tra Barbara Berlusconi e Adriano Galliani era nella fase decisiva e la squadra si apprestava a chiudere un disastroso campionato in ottava posizione, fuori da tutte le competizioni europee.
A tuo avviso, cosa è cambiato, oltre al rendimento della squadra, nell’ambiente rossonero?
La situazione societaria si è rasserenata realmente, o solamente agli occhi di tifosi e osservatori?

Buongiorno. Non saprei dare una risposta certa, sicuramente è stato trovato un modo equilibrato per gestire la stagione; probabilmente sono rimaste alla base delle discrepanze di fondo, come è naturale che sia. Al Milan lavora una persona che ha il cognome del proprietario ed è evidente che prima o poi voglia avere un po’ più di autonomia. Dopo le bufere dell’anno passato sembra che da quest’estate in poi si sia trovato un modo pubblico, di facciata, per vivere la situazione con apparente serenità… un armistizio, diciamo. La normalizzazione della vicenda era necessaria per tutto l’ambiente, sia per la squadra che per la tifoseria, particolarmente scossa dall’ultima annata del Milan.
Dal punto di vista tecnico sta andando tutto bene per ora; Pippo è stato molto bravo ad avere trovato una quadratura del cerchio perché, al di là della cifra tecnica dei singoli e del collettivo, è riuscito a costruire una squadra, a compattare il gruppo facendo in modo che tutti remino nella stessa direzione, a instillare nei calciatori una grinta e una convinzione che prima non c’erano.
Tutto questo sta portando a buoni risultati soprattutto in un campionato nel quale Inter, Napoli e Fiorentina stanno faticando perché ancora non sono “squadre” e forse, quest’anno, non lo saranno mai. Questo fattore sta diventando un buon vantaggio per il Milan e per la Lazio.

Quindi in un’ipotetica pole position vedi il Milan al momento avvantaggiato per il terzo posto?

In questo momento sì. Classifica,  gioco e risultati hanno detto questo, per ora, e la situazione potrebbe non essere provvisoria perché squadre come Inter, Napoli e Fiorentina non hanno cambiato molto in estate: gli allenatori sono gli stessi e i gruppi di lavoro sono collaudati, semplicemente i giocatori non stanno rendendo e sembra che le tre situazioni, per motivi diversi, non siano di facile risoluzione.
Ovviamente è presto per fare certi bilanci, però, non sembrando transitorie le situazioni delle squadre pronosticate più forti del Milan, vedo il Milan avvantaggiato. Inoltre i tre ambienti in questione portano grandissime pressioni sulle squadre e questo fattore rappresenta un ostacolo in più per Montella, Benitez e Mazzarri. I tifosi si aspettavano un salto di qualità delle loro rispettive squadre e stanno quasi assistendo a un’involuzione.
Ripeto, la Lazio e il Milan potrebbero trovare posto ai piani alti perché hanno già una quadratura.
Il Milan inoltre potrebbe addirittura avere margini di miglioramento; basti pensare al futuro rientro di Montolivo, all’auspicato miglioramento del rendimento di Torres e all’attesissima, definitiva, affermazione di El Shaarawy. Inter e Napoli non sembrano avere questi margini di miglioramento e la dimensione sembra abbastanza definita. La Fiorentina attende il rientro di Gomez e Rossi, ma si parla di un processo molto lungo.

Inzaghi ha adattato alla squadra l’unica filosofia di gioco praticabile e sostenibile.
Non trovi però che si tratti di un giocare molto distante da quello che ha contraddistinto il Milan negli anni?
Non trovi si sia parecchio lontani rispetto alle aspirazioni di società e tifosi?

Sì e non ci andremo mai neanche vicino: la società non può pretendere quello che si faceva anni fa senza mettere a disposizione gli strumenti per farlo.
Oggi nel Milan non c’è nessun giocatore che possa minimamente avvicinarsi a quelli degli anni passati. Ad esempio, chi potrebbe fare il possesso palla nel Milan?
Certamente non Essien, certamente non Muntari e nemmeno De Jong e Poli.
Inzaghi è bravo. Sta lavorando sui suoi limiti e sulla sua inesperienza, non dà nulla per scontato ed è flessibile al cambiamento, però sa benissimo di non avere in mano una squadra che possa scendere su ogni campo e fare la partita ovunque imponendo il proprio gioco. Il Milan è una squadra che deve adattarsi all’avversario e può capitare che vada in sofferenza a Cesena ed Empoli. L’importante è che i giocatori continuino ad essere tenaci e feroci come in quasi tutte queste prime uscite. Fa bene Inzaghi a predicare umiltà e ad adattare il gioco ai calciatori. Quindi ben vengano le partite di sofferenza e contropiede.
Tornando alla domanda: la società e i tifosi possono chiedere di fare la samba in campo, ma se i giocatori non sanno ballare la samba bisogna fargli ballare il liscio.

Ti risulta ci sia qualche movimento concreto in vista del mercato di Gennaio?

Io, come ben sai, del mercato del Milan non parlo più da anni perché non ho più alcuna certezza, non so come vadano le cose, non so cosa abbiano in testa e cosa pensino di fare. Sono due, tre anni che ho completamente perso la guida su quanto voglia fare il Milan nelle sessioni di mercato.
Spero vivamente che qualcuno arrivi perché Inzaghi se lo meriterebbe…

Quando ci siamo sentiti nel maggio scorso teneva banco in casa Milan, tra le altre cose, la questione inerente al Direttore Sportivo.
Alla fine è stato scelto Rocco Maiorino? Quali sono le reali mansioni dell’attuale DS? Ha effettivamente un peso o si tratta di un “dirigente-ombra”?

Sicuramente fa il suo ma…
Stiamo parlando di una società che è stata mandata avanti per quasi trent’anni da due persone. Il peso all’interno della società a un certo punto non l’hanno più avuto nemmeno Braida e Taveggia. Il comando è riservato a due persone e chiunque entri non può avere peso. Il DS può proporre qualcosa ma non può avere peso. La società è sempre stata ed è bipolare e così rimarrà vita natural durante.
Nessun direttore sportivo con un pedigree di un certo tipo, vedi Sogliano, accetterebbe di venire al Milan sapendo di non avere almeno una soglia minima di autonomia.
Questo non rappresenta necessariamente un difetto perché per anni il Milan ha vinto e stravinto. Ora i risultati non stanno arrivando perché non sono più messi a disposizione determinati mezzi. Perché un DS dovrebbe accettare di venire al Milan a proporre idee e progetti se poi gli obiettivi rimangono solamente giocatori in prestito o a parametro zero?

Parliamo un po’ dei singoli. Come ti spieghi questa incredibile impennata di rendimento di un giocatore come Abate che era contestassimo fino all’anno scorso?

Va premesso che nella valutazione dei giocatori molto spesso non c’è obiettività, vi è anzi quasi una forma di isterismo generale: un giocatore che un mese fa era considerato da tutti un bidone, domani può diventare da Nazionale…
Abate è un giocatore che è al Milan da tanti anni, tutti all’interno sanno come si comporta e che rendimento può avere. Ha sempre avuto margini di miglioramento nelle due fasi e ora, finalmente, con l’età, con la maturità fisica e con la consapevolezza sta rendendo al meglio.
El Shaarawy, ad esempio, si trova davanti a una sorta di bivio perché deve cominciare a tirare fuori definitivamente un po’ di rabbia, un po’ di cattiveria e ferocia che ultimamente non ha più e deve dimostrare di poter giocare titolare. C’è poi il caso, il più eclatante, di Honda. Honda ricorda un po’ Gervinho che è stato letteralmente cacciato dall’Arsenal perché i tifosi erano esasperati. Era deriso dalla stampa, sbagliava gol a ripetizione tra le pernacchie generali. Poi è venuto alla Roma ed è diventato un giocatore fondamentale ed indispensabile. Honda ha una carriera che parla per lui; è un buon giocatore, un giocatorino, che ha fatto il suo in Olanda e Russia, ha avuto qualche exploit in Nazionale, anche se non è mai stato annoverato tra i giocatori di prima fascia sul panorama europeo.
I primi mesi al Milan lo avevano collocato addirittura in terza o quarta fascia come valore, sembrava totalmente inadeguato. Sembrava che dopo avere giocato in campionati minori rispetto al nostro una volta arrivato qua, in un calcio più difficile, non la beccasse mai. Io sono stato uno dei più feroci critici di Honda e continuo a ritenerlo un giocatore medio, che in un Milan di quattro, cinque anni fa si accomoderebbe in panca. Sta smentendo tutti quanti e forse il motore di questa rinascita è stato il suo orgoglio: dopo essere stato per mesi deriso, vituperato e spellato vivo dalla critica si è messo di buzzo buono e facendo la preparazione con grande impegno è riuscito a dimostrare le sue doti, per ora. Io sono molto contento di essere stato smentito ma non è che mesi fa fossi prevenuto o incompetente in materia, semplicemente la sua carriera e le sue prestazioni parlavano per lui. Dopo un mese Honda sta dimostrando di essere superiore allo scorso anno quando risultava essere un giocatore inutile.

Secondo te, come mai ci sono volute sette partite, sette, per decidere la coppia centrale difensiva titolare? Pensi che quella di formata da Alex e Rami sia la migliore?

Ci è voluto tempo perché il livello tecnico generale complessivo non è eccelso. Con le varie alternanze si è faticato parecchio ma c’è una ragione: se si fanno giocare due “scarsi” insieme nessuno dei due migliorerà mai. Ricordo che Kaladze non era un grandissimo centrale, ma giocando ora con Nesta, ora con Stam, ora con Maldini, è riuscito ad affermarsi in quel ruolo. Billy Costacurta era un ottimo giocatore ma è arrivato ad essere un grandissimo giocando a fianco di un campione come Baresi.
Con le dovute proporzioni, Alex rappresenta la forza di questa difesa e tutti i centrali riescono a giocare meglio con lui di fianco perché ha esperienza, è sicuro ed affidabile. Persino il vituperato Zapata ha ben figurato con Alex di fianco. Alex e Rami sono comunque i più affidabili.

Dobbiamo aspettarci qualcosa di più da Nando Torres o questa è la sua definitiva dimensione?

Vale il discorso fatto per Honda e Gervinho. La carriera dello spagnolo dice certe cose e i suoi ultimi due o tre anni ne dicono altre. Ora probabilmente nemmeno lui è in grado di sapere se riuscirà a tornare simile a quello di un tempo. Dipenderà dal suo ambientamento definitivo in squadra e dalla condizione fisica. A me sembra lontanissimo dalla sua condizione migliore ed è un fatto tattico che la convivenza con Menez sarà difficile.

Ultima domanda. Uscendo dal mondo Milan vorrei, se possibile, un tuo commento sulle nuove norme disposte dall’ultimo Decreto Legge emanato in materia di sicurezza negli stadi.

Io mi sono fatto un’idea già in fase di dibattimento. Il problema è culturale anche se lo Stato cerca di renderlo periferico. Bisogna trovare un modo che consenta alla gente di andare allo stadio in maniera sicura. Bisognerebbe che si consentisse alle squadre di avere il proprio stadio, ma in Italia questo non è possibile per i costi, per le speculazioni, per le fazioni e per la politica. Qualunque legge si faccia sembra difficile arrivare a un radicale cambiamento; questi provvedimenti sembrano tutte toppe provvisorie. Non c’è una reale programmazione. Bisognerebbe educare già dalle scuole allo sport e alla sportività, gli addetti ai lavori stessi dovrebbero essere più coscienti del ruolo che ricoprono. Invece niente, c’è un rigore dubbio e ci ammazziamo di dibattiti sulla moviola in campo e finisce in chiacchiere e veleni. Siamo lontanissimi dall’avere una cultura sportiva accettabile. Negli altri paesi sembra uno sport diverso.


D’accordo, però in Inghilterra, ad esempio, ci è voluta la sanguinosa e controversa strage di Hillsborough per arrivare ai risultati attuali. La paura è che in Italia si aspetti un disastro di questo tipo.

Noi purtroppo di situazioni più o meno piccole, più o meno gravi ne abbiamo avuto parecchie e la finale di Coppa Italia è la triste dimostrazione.
Nonostante questo però noi non abbiamo fatto nulla, e rispetto a chi si è mosso e ha fatto qualcosa siamo già in svantaggio.
Al di la del fenomeno hooligans che è un problema superato in Inghilterra, il calcio è concepito diversamente. L’anno scorso in una partita tra Liverpool e Southampton, il primo fallo è stato fischiato al 33′ ed in totale sono stati fischiati sette falli in tutto il match… partita finita 3-0, non uno 0-0 di fine stagione. Quando l’arbitro prende una decisione tende a non esserci il casino che c’è da noi. In Italia alla prima rimessa laterale già c’è la rissa e la discussione al primo minuto. Siamo tutti coinvolti: stampa, giocatori, tifosi. Da quando sono nato sento parlare di “cambiare qualcosa” e poi non si cambia mai nulla; certamente tra un Paese che fa e uno che non fa sta meglio quello che fa. Noi siamo solo bravi a incazzarci a chiacchierare; proponiamo le candidature per Olimpiadi ed Europei senza un percorso di progettazione tesa al miglioramento: si pensa piuttosto alla speculazione che c’è da fare sulla costruzione del nuovo stadio per arricchirsi e una volta finito il torneo tutto come prima.

Molto chiaro.
Ti ringrazio a nome di tutta la redazione e a nome di tutti i lettori di Sportellate.it, sperando di poter ancora chiacchierare con te.
Buona giornata.

Grazie anche a te, alla prossima.


 

 

 

 

Andrea Ugolini studente di Giurisprudenza, piedi buoni, ispirato da Fernando Redondo. Esteta del calcio, domiciliato presso lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro. Giornalista cinematografico e sportivo per hobby. Cresciuto a pane, Massimo Ambrosini e 007. Sogna di sostituire Daniel Craig nel ruolo di James Bond e una cena con Federico Buffa. Collaboratore Sportellate.it