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- di Alberto Paternò

Euro 2016, analisi tattica dell'Italia di Conte tra Olanda e Malta


La nuova Italia di Antonio Conte. Sprizzante e dinamica come quella vista al debutto contro l'Olanda, o la noiosa, solita squadra pavida contro le piccole Azerbaigian e Malta? Il giudizio sembrerebbe tranchant, una squadra bipolare dalla doppia personalità, corredata da una netta involuzione sia sul piano offensivo sia su quello difensivo.


La questione però potrebbe essere più sfumata e rappresentare, se guardiamo alla stessa compagine juventina ai tempi di Conte, soltanto un caso di dimorfismo, o in parole povere: due facce della stessa medaglia.
Essendo la prima apparizione, penso che dovremmo considerare la partita con l'Olanda l'idea a cui il demiurgo Conte tende nel modellare la propria nazionale. In quell'occasione, soprattutto in fase offensiva, si evidenziarono pochi e chiari punti base.

FASE DI ATTACCO ORGANIZZATO

In questa fase di gioco la squadra di Conte, contro l'Olanda si schierò con il collaudato sistema juventino 3-1-2-2-2.
Privilegiando sempre la costruzione bassa e corta del gioco, a partire dal portiere Sirigu, i macro principi di gioco dell'ideologia "contiana" da cui l'Italia derivò, furono essenzialmente due:
1. passare per attirare gli avversari: la strategia degli azzurri è stata, sin dall’inizio, quella di impostare un paziente possesso palla difensivo con il chiaro obiettivo di attirare a sé gli avversari per poi applicare la successiva tattica dell’attacco diretto. Questo possesso palla è stato particolarmente efficace grazie alla presenza del “rombo difensivo”, composto dai tre difensori più il centrocampista centrale basso De Rossi, vera fonte di gioco azzurra, sempre alla ricerca del corretto smarcamento. Questa è la fase preliminare ma fondamentale al vero e proprio movimento offensivo. Finalità della circolazione della sfera è infatti quello di servire i centrocampisti di modo che inneschino l'attacco diretto o la verticalizzazione. Contro gli olandesi, oscurato De Rossi, il compito di impostare è stato delegato ai due difensori centrali (laterali);

2. attacco diretto: una volta ricevuta la palla (o portata dai difensori laterali), l’obiettivo primario è stato quello di impostare l'attacco, con l’unico scopo di creare sempre più combinazioni tra i giocatori posizionati oltre la propria metà campo.
Questo macro principio di gioco è strettamente legato ad un sotto principio perfettamente rispettato dalla squadra di Conte: la ricerca dell'ampiezza di gioco e della profondità, con inserimenti negli spazi combinati proprio con questo attacco diretto. I due attaccanti, con continui e sinergici movimenti, contro l'Olanda e la Norvegia hanno sapientemente attaccato la profondità. L’ampiezza, invece, è stata occupata dai due centrocampisti laterali, aiutati perfettamente dalle due mezzali.

Verticalizzazione immediata in profondità sul movimento combinato dei due attaccanti, Immobile e Zaza, bravissimi ad attaccare la profondità e perfetti nel combinare i propri movimenti con quelli del collettivo. La relazione combinata di questo doppio movimento, uno a venire incontro e l’altro proprio ad andare lungo, era collegata ad un altro punto chiave, la costante ricerca del 2vs2 centrale con i due difensori olandesi. L’altezza della linea difensiva degli orange si è dimostrata “perfetta” per rendere efficace questo tipo di azione tattica. Cosa quasi impossibile contro gli azeri.

attacco diretto

Quando invece l’attacco diretto falliva, l’obiettivo prioritario è stato progredire verso la porta avversaria attraverso la continua alternanza del fronte del gioco, cercando la superiorità numerica su un lato ed attaccando quello opposto con un rapido cambio di gioco.

I due centrocampisti laterali (esclusa la verticalizzazione centrale) dovevano sfidare in 1vs1 il diretto avversario per cercare il cross. Proprio su cross laterale l’obiettivo della squadra azzurra è stato quello di creare situazioni dinamiche di parità numerica con un 3vs3 composto dai due attaccanti più l’inserimento di una mezzala e con il centrocampista esterno sul lato opposto sempre pronto a convergere.

cambio gioco Italia

Allarme Italia vs Azerbaigian-Malta: è proprio in questa fase che si manifesta la palese differenza tra l'Italia “olandese” e l'Italia che affronta le piccole squadre. Non è stata offerta alcuna alternativa al gioco sulle fasce che, nel caso della partita contro gli azeri, non hanno visto palla per 70 minuti. Un problema da risolvere in fretta per l'ex mister juventino. Il messaggio della partita è stato chiaro.

Contro formazioni arroccate nella propria difesa, una linea difensiva troppo densa, difficilmente si riesce ad eseguire il classico movimento d'attacco del 3-5-2 di Conte. In particolare, è stato evidenziato il “problema Darmian”. Sugli esterni da un lato il giovane non va a occupare gli spazi che ogni tanto Zaza gli ha creato, dall'altra lui stesso non crea gli spazi per gli inserimenti di Florenzi, il quale si ritrova più sulla linea di centrocampo, che dalla trequarti in su.

FASE DI DIFESA ORGANIZZATA

Dopo la disfatta mondiale, l'allarme più importante riguardava la difesa, paradossalmente, quasi inaffidabile. Con l'arrivo di Conte, si impone anche il suo credo difensivo: ci si difende attaccando.
Il primo movimento di difesa infatti riguarda l'attacco. Per esempio contro i tulipani si è cercato subito il pressing sui portatori palla difensivi e i potenziali ricevitori, tramite una pressione asfissiante dei due avanti e delle mezze ali. Il principio si è rivisto perfettamente applicato anche contro l'Azerbaigian, dove, pronti via, è subito partito il pressing.

Italia in fase pressing contro l' Azerbaijan

In fase di non possesso palla, gli azzurri non hanno fatto distinzioni. L’obiettivo unico è stato quello di recuperare palla e di impostare un nuovo gioco offensivo. Contro l'Olanda in particolare, la zona di maggiore pressione è stata la fascia laterale, ove si ricercava costantemente la superiorità numerica nella zona in cui si sviluppava il possesso degli arancioni. Conquistata la sfera, sarebbe partita la transizione offensiva. Per quanto riguarda la transizione, oltre che recuperare palla, si è cercato di tirar fuori il prima possibile il pallone dalla zona di pressione per far partire l'attacco.

 Il 3vs1 degli azzurri contro i Paesi Bassi.

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Un'organizzazione che forse mancava alla squadra. Tuttavia con l'Azerbaigian si è subito palesato un grosso limite di due importanti difensori, Bonucci e Chiellini, i quali ad intermittenza sono soggetti a superficialità e cali di attenzione.

Dalla difesa viene anche un'importante soluzione in fase propositiva. In situazioni in cui, come contro gli azeri, il playmaker (Pirlo) viene annullato dalla marcatura avversaria, una soluzione juventina collaudata è il lancio sull'attaccante di Bonucci. Nell'ultimo anno alla Juve di Conte è stata proprio la mossa nell'affrontare squadre minori chiuse ermeticamente. Eppure contro gli azeri non ha funzionato, perché? Il problema è in attacco. Penso questa che sia una situazione applicabile con attaccanti diversi da Zaza e Immobile. Alla Juve il lancio era diretto a Llorente, che con un lavoro disumano da gigante, proteggeva, faceva salire la squadra e permetteva gli inserimenti delle mezzali o di Tevez.

Immobile è un attaccante che gioca tantissimo sulla profondità, mentre Zaza non ha dimostrato un' ottima capacità di difesa palla, e laddove avvenisse prediligeva l'1 vs 1 piuttosto che lo scarico o comunque la costruzione del gioco. Una soluzione potrebbe essere proprio il nostro Graziano Pellè, che contro Malta si è mostrato ben in grado di compiere questo ruolo e come seconda punta, forse in queste situazioni sarebbe da preferire la formica atomica Giovinco.

Come abbiamo visto quindi, la differenza tra la partita contro l'Olanda e quella contro Malta e Azerbaigian non rappresenta un'involuzione tattica, bensì si tratta di un mancato adattamento a diverse situazioni di gioco. Chissà se Conte prenderà la strada da noi suggerita.


 

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