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- di Raffaele Campo

La rinascita del Valencia


Vi ricordate il Valencia di fine anni '90-inizio 2000? Quella squadra che, guidata da Hector Cuper prima e Rafael Benitez poi, incantava e divertiva con i vari Canizares, Carboni, Kily Gonzales, Mendieta, Vicente, Albelda, Baraja e Claudio Lopez, conquistando due campionati, altrettante finali di Champions League ed una Coppa Uefa? Quella fantastica formazione sbocciata dalla cantera e dal genio dell'allora direttore sportivo Eduardo Macià (ora alla Fiorentina) oggi non esiste più. Ma come dimenticarsene? Per gli appassionati della pedata era impossibile non simpatizzare per i "pipistrelli" in quel periodo. Quel Valencia, morto e sepolto, sembra però riprendere vita in questa stagione: giovane, latino, aggressivo e frizzante. Il tutto grazie al piano di rilancio del nuovo proprietario, Peter Lim, il tycoon singaporiano a capo della Wilmar International (multinazionale produttrice di olio di palma), attivo anche nel settore dell'abbigliamento e dell'immobiliare. 


Siamo verso la fine di aprile e la società iberica, sommersa di debiti, è sull'orlo del baratro. Per far fronte alla gravissima situazione finanziaria, il club è stato costretto a vendere top player come David Villa per 40 milioni al Barcellona nel 2010, Juan Mata per 27 al Chelsea nel 2011 e Roberto Soldado per 30 al Tottenahm nel 2013. Ciò nonostante gli andalusi sono sempre rimasti competitivi - tre terzi posti consecutivi in Liga alle spalle delle superpotenze Real e Barca tra il 2009 e il 2012, più le due semifinali di Europa League nel 2012 e a maggio - magrado non siano più la big europea di qualche anno fa. Peter Lim Valencia Lo spettro del fallimento si fa sempre più concreto, ma il 17 maggio arriva l'agognata svolta: Lim acquista il 70,4 % del club detenuto dalla fondazione VCF, azionista di maggioranza. L'accordo è stato raggiunto quando il tycoon, che ha costruito un impero partendo dal nulla - per la cronaca suo padre era un pescivendolo - ha trovato l'intesa con Bankia, l'istituto bancario spagnolo, per sanare il passivo di 220 milioni. Da sommare agli altri 170 sborsati per completare entro il 2019 la costruzione del nuovo stadio Mestalla, i cui lavori erano fermi dal 2009. Piene di significato le parole del presidente onorario Amadeo Salvo Lillo: "Sta per iniziare un nuovo ciclo per il Valencia. Adesso non dovremo più vendere i nostri giocatori: voglio congratularmi con Peter Lim per l'affare che ha concluso e ringraziare anche gli altri partecipanti". Già, inizia una nuova era. Il nuovo proprietario mette in atto una vera e propria rivoluzione. A partire dall'allenatore: fuori l'argentino Juan Antonio Pizzi, dentro l'ex portiere portoghese Nuno Espirito Santo, che firma un contratto annuale con opzione di rinnovo. A livello invece di rosa, tra tagli, svincoli e cessioni, si registrano le partenze di Pabon, Jonas, Keita, Rami, Guaita, Viera, Banega, l'ex capitano Ricardo Costa, Senderos, Edu Vargas (non riscattato malgrado un'ottima seconda metà di stagione con i "pipistrelli"), Bernat, trasferitosi al Bayern Monaco per 10 milioni e Mathieu, passato al Barcellona per 20. Per un totale di 47 milioni, reinvestiti per ingaggiare i difensori Otamendi (12 milioni), Mustafi (8) e Orban (3,5), rispettivamente da Porto, Sampdoria e Bordeaux, il centrale di centrocampo André Gomes (15) dal Benfica, ed il fantasista classe '94 Rodrigo De Paul (4,8) dal Racing Club de Avellaneda.

Negredo

La società è salva, ma la priorità restano i debiti da risanare, che non permettono di reinvestire altri soldi. E allora come si spiegano gli approdi dei giovani talenti del Benfica inseguiti da mezza Europa Rodrigo Machado e Joao Cancelo, o ancora di Negredo e Zuculini dal Manchester City? Se gli "inglesi" sono arrivati in prestito (lo squalo con obbligo di riscatto fissato a 30 milioni), per gli altri due Lim ha attuato una strategia inedita: ha acquisito cioè sia Cancelo che Rodrigo con il proprio fondo di investimento - spendendo circa 50 milioni - per poi girarli in prestito agli andalusi. Si tratta dunque di acquisti del tycoon, non del Valencia! Ad arricchire il roster, le importanti conferme di Piatti, Dani Parejo, Javi Fuego, Paco Alcacèr e Feghouli, più le promozioni dalla squadra B dei baby José Gaya, Robert Ibanez e Carles Gil, già 13 presenze in 3. La squadra è giovane e soprattutto molto spagnola, un mix di sostanza e qualità, ed occupa il secondo posto nella Liga, frutto di 4 vittorie e 2 pareggi. Ma con la possibilità di non dover più vendere per forza i propri gioielli, il sogno di rivedere il Valencia dei tempi d'oro non è più un'utopia.


 

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