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- di Gian Marco Porcellini

Mario Gomez, soltanto una figurina costosa?

"Lo scorso anno abbiamo cercato giocatori funzionali al nostro sistema di gioco, in questo mercato invece abbiamo preso gente che ci facesse compiere il salto di qualità". È l'estate del 2013, e l'allenatore della Fiorentina Vincenzo Montella saluta l'arrivo di Giuseppe Rossi (acquistato già a gennaio, ma disponibile di fatto solo dall'estate successiva) e Mario Gomez con toni giustamente trionfalistici. Peccato però che il suddetto salto di qualità non si sia materializzato, visto che l'allenatore partenopeo li ha potuti utilizzare in coppia per appena 285 minuti da un annetto a questa parte. Ma se l'ex Parma è comunque riuscito a mettere in mostra il suo valore, siglando 17 reti in 24 partite nella prima metà del 2013-‘14, lo stesso non si può dire per il "torero".


Cui ha girato tutto storto finora: tre infortuni, che gli sono costati nella passata stagione 38 incontri (a cui si sommano quelli che si sorbendo dalla tribuna in queste settimane), appena 4 centri ed una condizione psico-fisica di conseguenza perennemente precaria. Eppure dopo le prime 18 apparizioni in maglia viola, una sensazione, al di là del suo ritardo di condizione, inizia a serpeggiare tra una frangia dei tifosi toscani. Non insistente quanto quella della sua presunta fragilità fisica, eppure di settimana in settimana sempre meno "astratta": quella dell'incompatibilità dell’attaccante tedesco col sistema di gioco della Fiorentina. Premesso che la prova del nove ce l'avremo solo quando Gomez sarà al top della forma, l'indizio più lampante è costituito dall'interessante raffronto tra il calcio praticato dal Bayern Monaco e quello della viola. Dei 113 gol in 174 presenze messi a segno con la casacca bavarese dal 2009 al 2013, oltre un terzo originano da azioni laterali che si concludono con un suo colpo di testa od una volée, mentre il resto sono un mix di opportunismo, rigori e scatti sul filo del fuorigioco, propiziati dalla verticalizzazione di un compagno. Per intenderci, le reti da classico centravanti d'area eccelso nel gioco aereo ma anche coi piedi, che finalizza una manovra dai ritmi insostenibili ai più in Bundesliga, ispirata ora da Robben, ora da Ribery, ora da Muller, ora da Lahm, ora da Schweinsteiger.Mario Gomez, Fiorentina Genoa-Fiorentina 2-4 2013-14

Mario Gomez, Fiorentina Genoa-Fiorentina 2-4 2013-14

Intensità e verticalità i capisaldi della manovra bavarese, possesso palla ed orizzontalità le linee guida del gioco di Montella. Va da sé quindi che in una formazione abituata per un campionato intero a viaggiare al piccolo trotto, fraseggiare nello stretto e andare poco sul fondo, un 9 vecchio stampo come lui non si possa riconoscere. Il tecnico ne è consapevole e agli albori del 2013-'14 predispone il ritorno al 3-5-2, in cui Rossi agisce qualche metro più dietro, il numero 33 viene servito con dei lanci sulla figura e si ricerca maggiormente l’ampiezza, soprattutto con un eccellente crossatore quale Pasqual. Il progetto "Viola 2.0" s'interrompe però già alla 3a giornata col Cagliari, quando la punta 29enne, reduce dalla doppietta al Genoa, viene travolta da Agazzi ad inizio ripresa, procurandosi la lesione parziale del collaterale del ginocchio destro. Poco male in fondo per l'ex mister di Roma e Catania, che può così ripristinare il suo 4-3-3, in cui Rossi, come Jovetic l’anno prima, agisce da falso nueve, mentre Joaquin e Ilicic rimpiazzano a turno Ljajic, ceduto in estate alla Roma. Nel frattempo l'attaccante classe ‘85, complice l'infiammazione al tendine della zampa d'oca, rientra solo a metà febbraio, per poi lesionarsi il collaterale del ginocchio sinistro il 23 marzo a Napoli.

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Stesso film nella stagione odierna: si riparte con l’idea di posizionarlo al centro dello scacchiere, ma proprio non si ritrova. Vuoi perché risulta ancora imballato, vuoi perché i fischi subiti in nazionale (Argentina-Germania 4-2 del 3 settembre) un po' l'hanno atterrito, fatto sta che il gol resta un miraggio nelle prime 5 uscite. A Roma Borja Valero e soci per lunghi tratti vengono surclassati e Gomez non vede boccino (0-2), in casa col Genoa (0-0) viene anestetizzato, più che dalla retroguardia rossoblù, dai ritmi di gioco narcolettici dei suoi compagni, spezzati solo parzialmente dagli strappi di Cuadrado. Ancora peggio va in Europa League: la Fiorentina vince 3-0, Montella inserisce Pasqual e Vargas sulla sinistra per ottenere più spinta e traversoni dagli esterni. Che effettivamente piovono in area con una discreta continuità, però il bomber teutonico rimane sempre un corpo estraneo alla squadra. Copione identico a Bergamo (1-0), dove finisce per essere inghiottito da Biava, rimediando oltretutto un giallo per un'entrataccia su Benalouane.


Contro Sassuolo e Torino Gomez ha alzato bandiera bianca per via di uno stiramento di primo grado ai flessori della coscia destra, che lo terrà fuori ancora qualche settimana. Nessuno mette in discussione il suo grandissimo valore, né il fatto che possa riprendere a gonfiare le reti avversarie. Il suo curriculum del resto parla chiaro. Il nostro interrogativo è semmai un altro: siamo sicuri che sia l’uomo giusto per trascinare questa Fiorentina figlia del tiqui taca barcelloniano?

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