Interventi a gamba tesa

Coraggio, Pippo.


Sia chiaro, chi si aspettava una partita a viso aperto e ad armi pari contro i campioni d’Italia è da considerare un pazzo.
Giocare col baricentro più alto di così sarebbe stato un suicidio calcistico.
Forse sarebbe stato opportuno giocare con una punta di ruolo; forse i cambi sono stati tardivi, ma Pippo Inzaghi ha deciso di giocarsela con le sue idee, coi giocatori che hanno portato i sei punti in classifica nelle prime due giornate. Come biasimarlo ?
Poteva andare meglio, ma poteva andare anche molto peggio.
La squadra non ha tradito le aspettative sul piano della voglia, dell’impegno, del dinamismo e del cuore, cercando di controbattere colpo su colpo le offensive dei gob… ops dei bianconeri.
Semplicemente, purtroppo, nel corso della partita è emerso palesemente il (naturale, fisiologico, sacrosanto) gap tra le due compagini.
La Juventus ha sfoggiato un saggio di consapevolezza tecnica, fisica e tattica. Una squadra matura, in grado di leggere e gestire i momenti della partita con una tranquillità mai vista nel periodo contiano.
La differenza, appunto, s’è sviluppata su tre componenti: fisicità, tecnica ed esperienza.
Il Milan, consapevole (fin troppo) di questo divario ha provato a colmare le proprie lacune con il cuore ma, come spesso accade, non è bastato.
Paradossalmente, nel marzo scorso, lo spavaldo Milan di Seedorf aveva messo la Juventus maggiormente in difficoltà (sopratutto nel primo tempo) , pagando però l’assenza di consapevolezza dell’inferiorità (…e smettendo di correre al 40′).
Con questi uomini a disposizione, Inzaghi ha letto e preparato la partita nel miglior modo possibile.
Sicuramente il tecnico è stato “tradito” da un uomo chiave del suo sistema di gioco, Stephan El Shaarawy, e, altrettanto sicuramente, Pippo avrebbe dovuto provvedere alla sostituzione dell’acciaccato Faraone con maggiore tempestività.

Al di là degli errori commessi o meno, da squadra e Mister, lo spirito visto in campo deve essere il punto di (ri)partenza per la continuazione del discorso iniziato con Lazio e Parma.
Il Milan è un cantiere aperto, non era da scudetto venerdì, non è da retrocessione oggi: la sconfitta alla 3a giornata contro la Juve è quanto di più naturale. L’importante, come dice e vuole Inzaghi, è che i calciatori onorino la maglia e lascino tutto quello che hanno sul campo.

Alla luce di tutto ciò, bisogna comunque ricordare a Mister Inzaghi che “il Milan è il Milan” e quindi non si può disputare un intero campionato con latitanza di attaccanti, linea difensiva al limite della propria area, tre mediani e contropiede che manco Stramaccioni.
Fatte salve le premesse di cui sopra, penso sia necessario fare tesoro dell’ottimo lavoro svolto e sfruttarlo al fine di dare alla squadra una mentalità più offensiva in grado di imporre il proprio gioco almeno su avversari più deboli e alla pari.
Sono sicuro che si stia già lavorando in questo senso, tempo e capacità sono dalla parte del Mister: coraggio Pippo!!!

Ps: a tutti ha fatto immenso piacere vedere San Siro tutto esaurito e il pubblico rossonero è stato esaltato anche dai media. Invito però i tifosi del Milan a non riempire lo stadio solo a Milan-Juve e Milan-Inter ma a sostenere la squadra tutte le domeniche con la stessa passione.
#noaltifosooccasionale

Forza Milan


 

Andrea Ugolini studente di Giurisprudenza, piedi buoni, ispirato da Fernando Redondo. Esteta del calcio, domiciliato presso lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro. Giornalista cinematografico e sportivo per hobby. Cresciuto a pane, Massimo Ambrosini e 007. Sogna di sostituire Daniel Craig nel ruolo di James Bond e una cena con Federico Buffa. Collaboratore Sportellate.it