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- di Marwan Hammami

Francesco Totti, l'ultima leggenda

 


Totti. Ci sono calciatori, persone e uomini. Tre categorie a cui è possibile accedere attraverso il semplice uso della volontà e dell'educazione. Ma c'è una casta, una fascia, dove per entrare devi fare qualcosa in più. Ed è quella delle leggende. Che nel calcio, chi per un motivo, chi per un altro, hanno tutte quel qualcosa di speciale. Se parliamo di questi uomini, si tende ad usare l'imperfetto come se quello che è stato fatto da loro, è e sarà irripetibile. E in effetti è così. Ma c'è uno spiraglio per scorgere ancora un po' di quel romanticismo che quelle leggende si sono portate via appendendo gli scarpini al chiodo. Ma questa speranza non durerà a lungo. Sta invecchiando, ma resiste. Perché deve dimostrare, a chi ancora non l'avesse capito, che il calcio è un'altra cosa. Non un semplice sport, bensì un'altra cosa, non ben definita.

Francesco Totti. L'ultima leggenda, della categoria "in attività". Dopo l'addio di Giggs, è rimasto solo lui a tirare avanti la carretta tra quelli che ti fanno capire che il calcio, quello vero, non è roba per comuni mortali. Il 27 settembre saranno 38 anni. Non gli serve correre, lui fa correre i compagni e la palla. E' troppo grande per compiere un gesto di tipico dei comuni mortali della pedata. Lui è la modernità. Ha saputo reinventarsi, anno dopo anno, mister dopo mister, compagno dopo compagno. E' dal 1993 - ripeto dal 1993! - che si può godere delle sue magie. Da esterno offensivo sinistro, a trequartista, e poi ancora punta centrale e centrocampista: una cosa da fare "er pupone" in campo la trova sempre, eppure lui la sa fare in modo speciale, saporito, dolce. Mai in maniera banale. Un uomo, prima che un calciatore, che tutti gli allenatori che gli sono passati davanti, non ne hanno saputo fare a meno. Non lo puoi lasciare fuori, a meno che non ti chiami Carlos Bianchi. Faresti del male al pubblico e a te stesso, ti senti in colpa verso colui che piuttosto che di un giocatore, ha le sembianze di un'entità trascendente. Non è descrivibile attraverso degli aggettivi. Un uomo che gioca nella città in cui è nato, per i colori che ha sempre tifato, per la gente che lo ha sempre accudito e amato. Tutto ciò è quanto di più romantico possa esistere, dato che tutte le leggende hanno dovuto emigrare, in un altro paese o quanto meno in un'altra città per dimostrare il proprio valore. Azzardo.

Voglio esagerare. Totti lo si può mettere sul piano degli altri due, parlo del brasiliano e dell'argentino, che non voglio neanche nominare. Non per le doti umane, tra l'altro, infinitamente superiori alla media, ma per le doti calcistiche. Una visione di gioco in un fisico muscolare, una dote degli anni '80 miscelata a una del XXI secolo, ed un'intelligenza calcistica mai vista prima in un campo d'erba. Totti ti sorprende sempre, a volte prima che tocchi il pallone, perché sai che magari potrebbe fare la giocata che sogni. Ma no. Non fa quella, ne fa una doppiamente più bella e che ha superato abbondantemente la tua immaginazione. Ed è per questo motivo che neanche ti sfiora la mente. A volte, al capitano, gli passano la palla, e lui di prima fa un lancio di 50 metri, apparentemente senza senso, ma dopo 4-5 secondi, arriva il destinatario, in corsa, magari in solitaria, verso la porta avversaria. Chi ama Totti e ciò che fa in campo, è una persona che, al di là dei colori, è arrivato a carpire l'essenza del calcio. Non dare il Pallone d'Oro a lui e ad un'altro mio pupillo quale Thierry Henry, rappresenta e rappresenterà per sempre una macchia che la giuria di "France Football" si porterà appresso nei secoli dei secoli. Il tempo per rimediare c'è. Scarseggia, ma ancora c'è.

Sono felice che la Roma sia tornata in Champions League, non solo per la mia fede, ma perché magari in Europa, quelli che si stavano scordando dell'uomo con indosso una seconda pelle, quella giallorossa, potranno riavere l'opportunità e l'onore di riassaporare quelle giocate con cui il numero 10 ha incantato negli ultimi 3 anni e nei 20 addietro nell'ormai decadente serie A. Gli italiani danno ormai per scontate le sue giocate, come se quello che sta facendo sia dovuto, perché sono quasi un quarto di secolo che le ammiriamo. E a tutti quelli che hanno il coraggio di criticare IL numero 10 - incredibile ma vero, però esistono - vorrei ricordare loro di stare tranquilli, visto che tra poco Totti smetterà. Smetterà quando capirà che il suo fisico non gli permetterà più di fare cose che nessun altro fa. Quando succederà, quelle persone però noteranno un'inquietante sensazione di vuoto, e capiranno ciò che si sono perse. Ma a chi lo ama o apprezza, invito a fare una cosa. Ringraziare. Tutte le volte che lo si vede, lo si è visto e lo si vedrà in campo, ringraziare Dio per aver dotato un uomo di queste capacità calcistiche, e di farci sognare tutte le volte che tocca la sfera. Ogni giorno, ogni santissimo giorno, grazie. Grazie Francesco Totti.

“Ho speso tantissimi soldi nella mia vita per costruire una squadra potente come il Real Madrid, ma il mio desiderio sarebbe stato quello di avere con me il capitano della Roma: Francesco Totti. Purtroppo è uno dei pochi campioni che è rimasto, una vera bandiera che ha sposato un progetto: quello di voler giocare per sempre nella squadra della sua stessa città e ciò non può che fargli onore. Era impossibile arrivare a Totti: paradossalmente, più difficile prendere lui che chiunque altro, proprio perché le motivazioni che lo tengono a Roma sono importanti. In compenso sono arrivati Kakà e Cristiano Ronaldo, meglio consolarsi così“ 

-Florentino Perez.

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