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- di Raffaele Campo

Quanto mi dispiace, caro Valeri

Pochi giorni fa la Ternana ha ufficializzato un importante colpo di mercato: lo svincolato Valeri Bojinov, cercato di recente anche dalla Salernitana, ha sottoscritto un contratto triennale con le fere. Quando ho visto le foto della firma postate dall'esperto di mercato Gianluca Di Marzio, ho provato una profonda tristezza, oltre che un immenso dispiacere: vedere un talento come quello bulgaro accostato alla compagine umbra (con il massimo rispetto per il club rossoverde, che nel recente passato ha pure svezzato Miccoli e Grava), non può trasmettere sensazioni diverse.
Già, perché l'attaccante classe '86 è in assoluto una delle più grandi promesse mancate del calcio europeo.


Paragonato alla leggenda locale Hristo Stoichkov, i più riconducono il crollo verticale di questo ex enfant prodige ai due gravissimi infortuni patiti durante l'esperienza inglese col Manchester City, da luglio 2007 a giugno 2009. Un buon indizio, ma la pista non è quella corretta. Per trovare la risposta esatta bisogna riavvolgere il nastro e tornare nel lontano gennaio 2005: Bojinov ha 18 anni, gioca nel Lecce, il club che lo ha allevato e svezzato, e il suo allenatore è un certo Zdenek Zeman. Chi meglio del boemo sa valorizzare gli attaccanti? Il giovane nativo di Gorna Orjahovica, in coppia con Mirko Vucinic, formano una macchina da gol. I giallorossi volano e la tifoseria è pazza di questo giovanissimo centravanti: oltre alle tante marcature (alcune delle quali spettacolari), corre, inventa e sotto porta è un killer infallibile. In poche parole: un predestinato.

Ma quando tutto sembra andare nella giusta direzione, la notizia shock: nel gennaio del 2005  lascia i salentini per trasferirsi a titolo definitivo alla Fiorentina. Perché Valeri l'hai fatto? Col senno di poi sarebbe stato fondamentale rimanere ancora un po' di tempo a Lecce. Quella viola era una formazione disastrosa che si salvò solo alla penultima giornata, assolutamente da evitare per un ragazzo in rampa di lancio. Anche solo mezza annata buttata alle ortiche può risultare fatale in un percorso di crescita. A maggior ragione nel calcio di oggi, in cui i club non hanno pazienza. E infatti l'anno dopo il nostro eroe, che nei primi sei mesi aveva deluso le aspettative, viene relegato costantemente in panchina per lasciar spazio ad un Toni baciato dalla grazie in quel 2005-'06.

Tanto per rendere l'idea, se nella stagione 2011-'12 Immobile avesse lasciato il Pescara a gennaio - e le richieste dalla Serie A non mancavano affatto - sarebbe improbabile vederlo indossare oggi la maglia del Borussia Dortmund. Quando trovi un maestro (in entrambi i casi Zeman, ma possiamo anche citare Novellino per gli ex centrocampisti Volpi e Iachni, se si vuole fare un esempio diverso) in grado di farti crescere nel modo migliore, bisogna terminare il percorso con lui prima di compiere il salto di qualità, non fermarsi a metà strada. La colpa non è tutta sua, in quanto i media e i giornalisti lo pomparono all'ennesima potenza, quando invece un 18enne non dovrebbe avere addosso così tanta pressione e così tante etichette scomode. Servivano pazienza per ultimare la maturazione in quel di Lecce. Aspettare non era per nulla rischioso, specie alla sua giovane e tenera età. Al City ha avuto quei due bruttissimi infortuni che lo hanno fortemente penalizzato, ma è anche vero che l'anno prima di sbarcare a Manchester era finito a fare la riserva di Trezeguet alla Juve in Serie B: non proprio il massimo.

L'ultima apparizione di Bojinov in Italia risale a due stagioni fa con la casacca del Vicenza, dopo l'ennesimo tentativo di rilancio andato a vuoto con l'Hellas Verona (qui pesò il pessimo rapporto con Mandorlini), da luglio 2012 a gennaio 2013. Un altro colpo al cuore fu a quando febbraio del 2013 lo vidi sbarcare nella città del Palladio: che brutto vederlo giocare in una società che lotta per mantenere la serie cadetta. Con i magnagatti ha totalizzato 18 presenze e 4 reti, che non sono bastate ad evitare la retrocessione in Lega Pro.

La speranza è che ora con la Ternana riesca a ritrovarsi. Bojinov ha 28 anni e il treno per una big ormai è definitivamente perso, ma quello per poter disputare una stagione da protagonista e tornare tra un anno in una squadra di Serie A di medio-alta classifica ancora no.

 

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