Interventi a gamba tesa

Il Fair Play finanziario esiste ma non funziona.

Non c’è solo il mercato del Barcelona, con la FIFA che apre i cancelli per l’ingresso di Suarez, Rakitic, Ter Stegen e compagnia. Anche il Fair Play Finanziario della UEFA mostra i primi segni di crisi. Perché tecnicamente funziona alla perfezione, ma ogni anno una nuova regina del mercato si compra i migliori. Quest’estate si tratta del Manchester United


Falcao allo United, in prestito. Su Twitter è girata la voce che il suo stesso agente abbia ammesso che si tratta di un trucco per aggirare il Fair Play finanziario. Anche se la frase è stata smentita, l’escamotage rimane.

Perché sì, nell’era della regolamentazione finanziaria di Platini e dei limiti alle spese, è stato possibile che l’attaccante colombiano si trasferisse (di fatto a titolo definitivo) con un prestito oneroso da più di 10 milioni di euro: una vera e propria prima rata di acquisto. Al tempo stesso, nella stessa sessione di mercato per lo United è stato possibile comprare contemporaneamente Falcao, Herrera, Shaw, Rojo, Di Maria e Blind, per un totale che si aggira sui 193 milioni di euro.


 


 

La beffa vera? Il fair play ha funzionato. Effettivamente le squadre che sono sotto procedimento disciplinare da parte della UEFA, cioè Paris Saint Germain e Manchester City, questi acquisti non li hanno potuti fare. Il PSG ha esaurito il suo limite di spesa con l’acquisto di David Luiz ma ha dovuto rinunciare all’arrivo di Di Maria, nonostante ci fosse accordo totale con il giocatore e il Real Madrid. Il City era in fase avanzata nelle trattative con Falcao, però anche in questo caso è sfumato tutto. I due club infatti hanno già dovuto patteggiare a maggio 2014 le condizioni di rientro imposte dagli organi europei: multa di 60 milioni di euro, 21 giocatori disponibili in Champions invece che 25, rientro progressivo dal deficit nei prossimi anni. Insomma: possono permettersi qualche botto di mercato, ma sono sotto commissariamento.

Lo United no, almeno non ancora. E così si trova in una oggettiva situazione di duplice vantaggio: da un lato i “nemici” sono costretti alla ritirata per avere già sforato nei bilanci passati; dall’altro lato i ricavi aumentano e le nuove sponsorizzazioni del club (Chevrolet, Adidas) forniscono maggiore capacità di spesa. Lo sponsor tecnico porta 942 milioni in 10 anni (la Nike ne aveva offerti 600), il main sponsor ne offre altri 411 in 7 anni: si tratta di 150 milioni l’anno, semplicemente con i due partner commerciali principali. Intanto i ricavi sono in aumento e toccano quota 500 milioni e il debito storico dello United diminuisce. Niente Champions quest’anno? Sono “solo” 40 milioni in meno in ingresso, tanto l’obiettivo è rientrare subito nell’Europa che conta. E come non potrebbero riuscirci, con questo team?


 


 

Di anno in anno però appare sempre più chiaro che il mercato è fortemente condizionato dal Fair Play Finanziario. E non nel modo che i suoi architetti speravano. Di anno in anno una nuova regina del mercato può permettersi ciò che le altre squadre non possono comprare. E avanti fino al giro successivo, quando nuovi capitali e nuovi patteggiamenti portano 4-5 campioni sempre a un’altra, sola nuova squadra. Un UnFair Play conclamato. È il mercato moderno, bellezza, e le squadre italiane non sono invitate alla festa.

 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it