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- di Raffaele Campo

Inter, ora c'è chiarezza!

Quante volte durante le scorse estati dalle parti di Appiano Gentile veniva pronunciata questa frase: "Si, questo è l'anno buono! Vinciamo lo scudetto!". Moratti spendeva, spendeva e spendeva ancora . E quante volte poi la squadra puntualmente deludeva, lasciando ambiente e tifosi con l'amaro in bocca? Innumerevoli.

Quest'estate tuttavia si respira un clima diverso, e non è una frase facile del tifosotto. Il gruppo segue mister Mazzarri e sembra assimilare i suoi schemi. Tutta la rosa è compatta. E i risultati, pur trattandosi di semplici amichevoli estive, non sono mancati. 

Ma a cosa sarà dovuto tutto questo? Presto svelato l'arcano: al restyling di Thohir - tuttora in corso - nell'ambiente nerazzurro.


ET, sbeffeggiato con estrema superficialità dal presidente juventino Andrea Agnelli al suo arrivo in Italia, ha capito subito qual era il problema dell'Inter: c'era bisogno di un totale rinnovo. E così è stato.

Dopo Mourinho nessun allenatore ha mai avuto in pugno la squadra. A comandare era il cosiddetto "clan degli argentini". Lo spogliatoio era diviso: c'era chi seguiva il mister e chi invece i sudamericani. Zanetti - l'unico sopravvissuto, ma nella veste di vicepresidente - Samuel, Cambiasso e Milito hanno fatto la storia dell'Inter e avranno sempre il mio rispetto e la mia gratitudine. Mai e poi mai mi dimenticherò di loro, gli sarò riconoscente a vita. Esteban ha addirittura rifiutato l'offerta della Samp perché non si sentiva di giocare in una formazione italiana diversa da quella nerazzurra, chapeau. Ma era arrivato il momento di lasciare.

"Wally" e il "cuchu" un altro anno ad alti livelli avrebbero potuto farlo, ma la squadra aveva bisogno di seguire il tecnico, Mazzarri o chi per lui. Il neo presidente, intuendo la delicata questione, non ha rinnovato il contratto a nessuno dei due e questi hanno salutato dopo l'ultima di campionato persa 1-2 col Chievo. Con Moratti invece avrebbero prolungato per almeno altri due anni e chiuso la carriera a Milano. Ora Samuel si è accasato al Basilea, mentre Cambiasso è ancora in cerca di una squadra. Diversa è la situazione di Milito: "el principe" da tempo sognava di chiudere la carriera al Racing, il suo primo club professionistico. Il suo rigore sbagliato contro il Bologna a inizio aprile è stato un sintomo del fatto che non aveva più nulla da dare all'Inter. Sarebbe bello vederlo segnare tanti gol con la squadra di Avellaneda e magari decidere uno o più derby contro l'Independiente.

WM sta lavorando con maggiore serenità, è più tranquillo e ha le idee chiare, tutto il contrario del 2013, quando si percepiva solo incertezza e scetticismo.

Il team che finora Thohir e Ausilio hanno costruito non è di certo da scudetto. Dodò, M'Vila e Medel - nonostante l'ottimo mondiale disputato col Cile - rappresentano delle scommesse. Osvaldo invece può far benissimo. Come diceva anche il mio amico e collega Porce, l'italo-argentino non c'entrava nulla con il gioco della Juve: deve guardare la porta, non la mediana. Vidic sarà la figura carismatica e la guida dello spogliatoio.

Bianconeri e Roma sono molto più avanti e ci vorranno almeno altre due stagione per raggiungerli. Allegri sarà un'incognita, ma questo non toglie nulla alla competitività del roster: le colonne portanti Buffon, Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Pogba e i due punteros Tevez e Llorente sono rimasti tutti. Almeno per il momento.

Ma se Palacio e soci persevereranno con questo atteggiamento, il terzo posto è perfettamente raggiungibile. Possiamo giocarcela alla pari con Napoli, Fiorentina e Milan. Non voglio più vedere un undici confuso e rinunciatario come nell'ultimo Juve-Inter di inizio febbraio. Voglio vedere 11 pitbull in campo - per questo ho scelto la foto di Medel - che seguano il coach, come in queste prime uscite.

 

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