Interventi a gamba tesa

Questa Serie A non imparerà mai

Si parla tanto dei giovani, della necessità di farli crescere. Se ne parla soprattutto quando i top club e la nazionale maggiore falliscono gli obiettivi. Poi puntualmente brocchi in arrivo da mezzo mondo, talenti in prestito, giovani all’estero. Perché questo modello di disorganizzazione del calcio italiano non migliorerà mai.


Germania under-21: il frutto di anni di pianificazione, organizzazione, sviluppo dei talenti nazionali. Nella rosa: Ter Stegen, nuovo portiere del Barcellona. Leno, titolare al Leverkusen. Durm e Hoffman al Dortmund, Korb e Younes al Moenchengladbach, Goretzka allo Schalke, Emre Can al Liverpool. La nuova nazionale del futuro è già pronta ed è già titolare nei migliori club tedeschi ed europei.

Spagna under-21: i frutti delle migliori cantere iberiche. Bernat è stato appena acquistato dal Bayern Monaco, provenienza Valencia. Carvajal, Isco, Jesé e il neo bianconero Morata hanno giocato tutti nel Real Madrid. Sergi Roberto al Barcelona, Ruben Pardo alla Real Sociedad. Poi c’è il caso di Muniain, classe dicembre ’92 che ha già giocato 162 (centosessantadue!) partite con l’Athletic Bilbao.

Quanti under-21 italiani giocano titolari nei più importanti club di serie A? Nessuno. Anzi, non fanno proprio parte della rosa dei top club italiani. L’unica eccezione è Romagnoli, ’95 della Roma che praticamente solo Zeman ha osato fare giocare in serie A. Tutti gli altri: a elemosinare un posto da co-protagonista nelle squadre di periferia, nei bassi fondi di classifica, tra pippe e bidoni. Oppure all’estero, dove il talento paga. No, qui non si ragiona su Verratti e Immobile, stelle del PSG e del Borussia, ma di chi c’è dietro, dei nuovi possibili talenti che affogano del mare delle medio-piccole. Perché sì, da un lato ci sono i club di provincia che i giovani li scovano, li prendono, li allevano e li fanno crescere. E’ il caso di Udinese e Atalanta, per esempio. Dall’altro lato ci sono però i top club che non se la sentono di investire su un ventenne promettente, preferendogli chiunque per il posto in campo e affidandoli alle “cure” delle altre provinciali. Di fatto, abbandonati a metodi di lavoro e di allenamento discutibili, senza alcun collegamento tra le giovanili, la primavera e la prima squadra. Così Crisetig, Longo e Benedetti, che facevano parte del gruppo vincente delle giovanili interiste, ora sono al Cagliari su richiesta esplicita di Zeman. Di Gennaro, il portiere della finale di NexGen contro l’Ajax, è ancora in B tra Cittadella e Latina. Bardi e Biraghi sono invece al Chievo. Federico Ricci, under-20 della Roma, ora è al Crotone. Valerio Verre, 20 presenze e 2 gol nell’under-19, giovanili Roma, gioca tra Palermo e Perugia. E via di questo passo. Solo in questa finestra di mercato, per intenderci.

Un processo che si rinnova ogni anno. Bocciature e stand-by che avrebbero senso, in un campionato altamente competitivo come la Premier League. Dove i giovani inglesi faticano a emergere, in una lega stellare, ricca e piena di talenti esteri. Invece. Invece in Serie A arrivano “caterve di brocchi” (cit. Caressa) dal Sud America e da altri continenti, per il semplice fatto che sono promettenti ma a basso costo. Sì, il prezzo: è una componente fondamentale di questo perverso processo. “Un giovane argentino, brasiliano o uruguagio costa molto meno di un talento italiano” ha dichiarato lo stesso Gianluca Di Marzio, uno che le trattative le conosce bene. Così se l’investimento non porta frutti poco male: i bilanci non gridano aiuto. Nonostante poi si arrivi ad avere 40, 50, 80 giocatori in rosa, dispersi tra prestiti, compartecipazioni e scambi. Dopo l’eliminazione dell’Italia al Mondiale, dopo i focus dei quotidiani spotivi sulla necessità di allevare le giovani generazioni, si è sollevata una giusta polemica quando si è venuti a sapere che Scuffet potesse accasarsi all’Atletico Madrid. Il problema viene però soprattutto da chi entra nella serie A: rincalzi di grandi club che altrove non trovano più chances per giocare (sì, lo so che Vidic, Evra, Keita, Cole, Alex e Menez sono esperti: ma sono esuberi, pre-pensionamenti di altri club che sui giovani possono o vogliono investire). Non è una leggenda, è realtà: Totti da giovane stava per andare in prestito alla Sampdoria. Joshua Brillante ha 21 anni, non ha mai giocato in Europa e la Fiorentina l’ha preso dal Newcastle australiano.
Diventerà un campione? Perché no…
Ma i giovani italiani fanno schifo?

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it