Interventi a gamba tesa

Inter. Le contraddizioni di Thohir


Venerdì è iniziata ufficilamente la stagione 2014/2015 dell’Inter. A seguito dell’addio degli argentini e del ritiro della maglia numero 4 di  Javer “Pupi” Zanetti, si è definitivamente conclusa l’era Moratti ed è iniziata quella di Erick Thohir. Dopo queste ultime annate deludenti, è doveroso per l’undici meneghino tornare competitivo e aprire un nuovo ciclo vincente. 

L’ambiente nerazzurro nutre molta fiducia nel nuovo patron indonesiano. Che, tuttavia, sta svolgendo un lavoro parecchio contraddittorio in chiave mercato.


ET ha promesso ai tifosi che i due gioielli Kovacic e Icardi, voluti con insistenza dalle big europee, non lasceranno Milano. Il centrocampista croato e il centravanti argentino rappresentano il punto di partenza di questo rilancio. Sarebbe una follia farli partire, bravo Jakartone! Il tycoon però, se da un lato ha blindato i due talenti, dall’altro si è dimostrato fortemente incoerente nella conferma di Mazzarri. Non solo, il tecnico di San Vincenzo ha persino prolungato il contratto fino al 2016. Se davvero l’Inter vuole tornare grande, doveva essere proprio l’ex mister del Napoli in cima alla lista delle partenze. Lui prima ancora dei vari Handanovic, Campagnaro, Kuzmanovic, Schelotto e Guarin.

La scorsa stagione Cambiasso e soci sono stati imbarazzanti. Poche idee e scarse iniziative offensive, formazioni spesso impresentabili. Nessun altro allenatore al mondo, ad esempio, avrebbe lasciato in panchina Kovacic per Kuzmanovic. Per non parlare poi della scelta di tenere Icardi ai margini prima di febbraio e di non provare mai Belfodil pagato 20 milioni. Dopo l’ultimo umiliante derby del 4 maggio (1-0 Milan, rete di De Jong), i più speravano nell’esonero del tecnico livornese a fine stagione. E invece… Chissà di quali e di quante altre dimostrazioni avrà bisogno Thohir…

Altra nota negativa il mercato in entrata. Tante dichiarazioni e solita confusione. Eccetto quello di Nemanja Vidic, annunciato già a marzo e preso più per fini di marketing che tecnici, gli unici nomi concreti sono quelli dei francesi Yann M’Vila del Rubin Kazan, Jonathan Biabiany del Parma e Adrien Rabiot del PSG. A questo piccolo blocco transalpino va aggiunto il brasiliano Dodò, appena prelevato dalla Roma.

M’Vila ormai può considerarsi nerazzurro. Ma quanta fatica ha fatto la società per portare l’ex centrocampista del Rennes a Milano. Il primo ostacolo è stato il veto di Mazzarri, che, sognando Behrami, tentennava per il francese. Dopodiché è stato Taider a rischiare di far saltare la trattativa in quanto non gradiva la destinazione russa. Un’operazione che era diventata una straziante telenovela. E parliamo di un normalissimo giocatore, neanche avessero trattato Di Maria o Hazard…

E che senso ha l’acquisto di Dodò? L’ormai ex terzino giallorosso in questi due anni nella Capitale ha giocato molto poco. E quando è sceso in campo non ha mai convinto, poche luci e tante ombre. Perché prendere lui e non puntare sul molto più promettente Mbaye?

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Quanto a Biabiany (il suo sarebbe un ritorno) e Rabiot non mi esprimo. L’ala classe ’88 in questo biennio è cresciuto molto e se arriva potrebbe fare bene, a differenza di 3 anni fa con Benitez. Sul talentino del ’95 invece, non avendolo mai visto in azione, non ho elementi per esprimere una valutazione.

La sessione di calcio mercato è ancora lunga e durante l’estate può succedere di tutto. Ma per ora Thohir e la società finiscono dietro la lavagna.


 

 

Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it