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- di Alberto Paternò

Pronostici Mondiali. Elogio dello Streaming (di pessima qualità).


A colpi di algoritmi o di statistiche, il calcio è sempre più l'oggetto di una dubbia scientificità  che pretende di prevedere il risultato di una partita credendo di poter abolire il glorioso Fato.


Il calcio, come tutte le discipline scientifiche, si presta perfettamente all'esercizio dell'analisi retrospettiva, che consiste nello spiegare, alla luce del risultato finale, per quale motivo gli eventi non avrebbero potuto svilupparsi in maniera differente. Non c'è  dubbio per esempio che la Coppa del Mondo ci offra una chiara esemplificazione di "vittoria dell'allenatore", che consiste nel far entrare un giocatore che di lì a poco segnerà il gol decisivo (vedi Klose). La smentita di Mourinho, che quest'anno ha riconosciuto umilmente il ruolo dominante della fortuna, allorché la scelta di far entrare Demba Ba ha sancito l'eliminazione del PSG, di fatto non cambia la realtà: per gli esperti di pallone sembra sia possibile prevedere a priori quale sarà il calciatore destinato a segnare. Certo stiamo parlando dei migliori, ma i fatti sono evidenti: il neo entrato ha fatto gol, come previsto.

Gli esperti di calcio condividono con questi allenatori talentuosi il controllo della "calcistica" (scienza alta e sopraffina) e l'analisi della casualità. Abili nello spiegare, dopo una partita, le cause del risultato, si uniscono al pantheon contemporaneo in cui troneggiano le spiegazioni scientifiche dei meteorologi, pronti a rivelare il tempo di domani, e la chiaroveggenza degli economisti che, ex post facto, rivelano l'inevitabilità dell'ultima crisi finanziaria.

E' interessante notare come i nostri amati esperti si dedichino sempre più al gioco delle previsioni e delle scommesse, prova ultima delle loro capacità e competenze. Si dedicano a queste audaci opinioni soprattutto con serenità, perché sanno che solo le previsioni che effettivamente si realizzeranno saranno in definitiva ricordate. Come non verrà in mente a nessun cronista di sottolineare l'evento comune di un giocatore subentrato che non sigla alcuna rete. E' per questo che si creano i miti degli allenatori indovini o dei telecronisti "cartomanti". Perché la normalità non viene esaltata.
Precedentemente riservata ai polpi tedeschi, i tentativi di previsione si moltiplicano, mascherando i propri tentacoli dietro una sottile maschera di serietà e scientificità.

Così, ci racconta "La Repubblica", la società Electronics Arts (gli sviluppatori dei videogames FIFA) ha utilizzato i suoi algoritmi per prevedere la vittoria della Germania. Goldman Sachs, ha invece sviluppato un "modello statistico" che vede favorito il Brasile, studiando i risultati delle partite dal 1960 ai giorni nostri. Infine il CIES, unendo dati e indicatori di prestazioni, ha potuto prevedere una vittoria della Spagna.

Ecco i principali pronostici mondiali in ordine di veridicità dopo le prime 48 partite:
1- Danske Bank
2- Andrew Yuan
3- Bloomberg
4- ELO
5- FIFA Rankings
6- Hassan/ Jimenez
7- betfair.com
8- Infostrada
9- 538
10- Goldman Sachs
11-  Financial Times


Confrontate i risultati prevedibili prendendo come metro di giudizio il Ranking FIFA e lo stipendio dei giocatori.

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Mettendo insieme tutti i sistemi predittivi citati ecco la tabella finale:
sulla prima colonna trovate l'ordine delle squadre in base al valore totale di mercato dei propri giocatori, un approccio che rispecchia l'idea generale del valore delle squadre. Sulle restanti colonne invece trovate l'ordine finale previsto dai sistemi predittivi precedentemente citati, tra cui il ranking FIFA , che per la qualificazione agli ottavi sembra essere, a sorpresa, il sistema di riferimento più affidabile.

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E' facile perdersi davanti allo sfavillante mondo delle scommesse, ma la domanda è: questo è il calcio? Non avete visto quanta aridità di pensiero in questi miseri segni algebrici? Non sono però solo banche e agenzie di scommesse a impoverirci l'animo estetico del buon godimento del calcio. Canali e siti web autorizzati a trasmettere le partite della Coppa del Mondo mostrano anche loro l'immancabile presenza dello scienziato pallonaro, che pontifica con statistiche complesse, spiegazioni, discussioni retrospettive e pannelli esemplificativi. Il calcio è ancora una volta presentato come scienza totale, un incrocio di sociologia, matematica, storia e politica. Non c'è dubbio che il 13 luglio ci sapranno spiegare il perché della vittoria del Brasile, o il perché della sua uscita ai quarti, con la medesima sicurezza di chi aveva già previsto tutto (sarebbe bello poter inquadrare in diretta il loro taccuino con il risultato sbagliato cancellato). E non c'è dubbio che Goldman Sachs non perderà l'occasione per celebrare la qualità dei suoi statistici.

Nonostante tutto però c'è ancora chi  si sente sopraffatto dall' inevitabile scientificizzazione di questo sport. Quelli che accolgono con freddezza e stanchezza un nuovo articolo o una nuova sezione dedicata a qualche statistica o alle scommesse (vedi  Gazzetta). Quelli che credono ancora che se Sergio Ramos o Sylvain Wiltord segnano al 93' minuto non sia solo per la superiorità della propria squadra piuttosto che la forza del Fato: la Fortuna o la Sfortuna che intervengono nel gioco del calcio, con tutti i riti scaramantici e propiziatori. Quelli che, se una di quelle miriadi di pagine di Facebook con i consigli per le scommesse fosse autorevole, dubitano che il titolare sarebbe davanti a un pc piuttosto che di fronte all'allibratore di fiducia a riscuotere i soldi delle vincite.


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Noi che abbiamo assaporato la rotondità relativa di quella sfera, quella palla di cuoio e fango, imperfetta come il pallone ovale di Holly e Benji, ribelliamoci  con forza contro chi vorrebbe imporre che a questo sport si giocasse con una perfetta, limpida sfera di cristallo. Con un luddistico atto reazionario, spegniamo il televisore ogni volta in cui un Bacconi, un Vialli (poveri noi!) o un Costacurta si dirigono alla lavagnetta tattica.

Accendiamo il computer! Quale meravigliosa estasi, in una elettrica immobilità, quando noi amanti del calcio davanti a un canale di Roja Directa, la palla finisce tra i piedi di Dzemaili solo davanti alla porta di Romero,  la finestra si blocca, parte una pubblicità araba in un dialetto qatariota, e noi bestemmiamo in aramaico, mentre con delicata e paziente derisione ci viene assicurato che tra 20 secondi la trasmissione riprenderà (mancano 10 secondi alla fine). Nel frattempo fantastichiamo: la palla è dentro, la palla è fuori! Ci ritroviamo, pur non sapendo assolutamente chi sia, in un paradosso degno di Schroedinger: di fronte all'immobilità dell'immagine, come trovare indizi circa il movimento della palla? Il pallone non è allo stesso tempo dentro e fuori dalla rete? Una volta fermata, la partita non è allo stesso tempo vinta e persa?  In questi incidenti di streaming ritroviamo l'ansia e il mal di stomaco da indigestione di Borghetti, quello che accompagnava ogni partita del vero calcio.

Oppure bisognerebbe avere del  coraggio per spegnere la televisione durante i calci di rigore della finale 2006, allorché Grosso si apprestava a tirare quello decisivo. Allo stesso modo diventa un piacere vedere lo streaming violentemente bloccato all'87' con una schermata nera per una violazione dei diritti di trasmissione! Che esperienza metafisica toccare con mano il costato sanguinante dell'epifania del vero calcio, l'illuminante rivelazione per cui intuisci che la bellezza del calcio non è la vittoria "necessaria" della squadra che è destinata a trionfare, ma è nella simultaneità dell'atto di gioco in cui un pallone che sta per entrare in porta determina allo stesso tempo la vittoria e la sconfitta della stessa squadra. Così, quando i progressi nella tecnologia dei computer, con Sky Go o altro, ci donano un flusso stabile, quando i banchieri rivelano il risultato della competizione ancor prima della cerimonia di apertura, quando Sky annuncia il "più bel gol della #CM2014 "alla terza partita (quello di Van Persie), diventa un necessario atto di umanità,  elogiare lo streaming di pessima qualità (come la cicuta di Socrate) per affermare ad alta voce  il nostro desiderio di non sapere, il nostro diritto di incertezza, il nostro vivo  bisogno di mistero.

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