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- di Marco Toselli

America United


Stanno umiliando le europee e facendo razzia nei gironi: le nazionali del continente americano hanno mostrato una crescita esponenziale per gioco, qualità, tattica. Su 16 formazioni a superare il girone, 9 potrebbero essere del nuovo continente


 

"Quando il Mondiale è in America, le europee fanno fatica". Questo è il luogo comune, quello di fronte al quale l'appassionato di calcio con un minimo di partite alle spalle dice: "ehi, frena un attimo, che la qualità di gioco di casa nostra, in giro per il mondo non c'è".

Poi vedi la Costa Rica, il Messico, il Cile, la Colombia da una parte; l'Inghilterra, la Spagna, il Portogallo, l'Italia dall'altra. Escludendo dal ragionamento le solite Brasile e Argentina, si vede invece che anche gli Stati Uniti sono in grado di dire la loro. Che degli semi-sconosciuti al grande pubblico sono in grado di umiliare prima gli inglesi, poi gli italiani. Che di fatto, è davvero il continente americano a comandare fin qui questo Mondiale.

L'intero continente appunto: non solo il Sud America ma anche quelle selezioni della CONCACAF che fino a qualche anno fa venivano derise dalle più scarse formazioni di mezzo mondo. E' il mondiale di America United.

Finora le formazioni americane avevano a disposizione un massimo di 49 punti. Ne hanno totalizzati 41, una cosa mai vista. Le europee hanno fatto 32 su 54, le africane 7 su 24, le asiatiche 3 su 21. Se sommate i risultati, notate che le nazionali americane hanno totalizzato circa gli stessi punti di tutti gli altri continenti messi assieme, con molti meno match a disposizione.

Le ragioni? Sono molteplici, possono addirittura cambiare per ogni singola partita. L'umidità brasiliana, la stanchezza delle migliori formazioni europee dopo una stagione lunghissima, probabilmente una crescita tattica esponenziale delle americane di seconda fascia negli ultimi anni. Quella di Pinto ("il girone lo vinciamo noi") sembrava una boutade: eccoci qua ad ammirare un uomo che ci ha studiato per anni, ci ha analizzato per mesi dopo il sorteggio, fino a conoscere il gioco degli Azzurri a memoria, come la partita di venerdì ha dimostrato.

Gli ottavi, obiettivo minimo per diverse selezioni-top europee, sono ormai un miraggio. Nel knockout stage almeno la metà saranno nazionali del nuovo continente: forse di più. Dipenderà da Messico-Croazia, da Italia-Uruguay e da altri scontri diretti, in un Mondiale che però sembra indirizzato a senso unico.

 


 

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