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- di Raffaele Campo

L'Arjen campione e l'Arjen mancato


"Arjen Cerci". Quante volte è saltato fuori questo, a volte ironico, parallelismo tra il campione del Bayern Arjen Robben e la stella del Torino Alessio Cerci. L'olandese, con la doppietta alla Spagna e il gol all'Australia, si è confermato il campione che tutti noi conosciamo. Se in carriera avesse avuto meno infortuni, non sarebbe stato inferiore a Messi e Ronaldo. Quanti altri giocatori sanno fare i suoi movimenti? Chi come lui partendo dalla fascia si accentra e se non segna fa l'assist decisivo? Sembrerebbero domande retoriche, verrebbe da rispodere: nessuno. E invece c'è un giocatore con queste stesse peculiari qualità: è proprio Alessio Cerci. Paragone azzeccatissimo dunque.

Allora bisogna chiedersi: se tecnicamente sono così simili, perchè Robben gioca e vince con il Bayern mentre invece l'esterno offensivo azzurro milita "solo" nel Torino? Risposta semplicissima: il campione olandese ha avuto la testa sulle spalle, il nostro Alessio invece no.


L'ex Primavera della Roma è il talento italiano più grande degli ultimi venticinque anni. E' rapido, ha visione di gioco, precisione, un tiro eccezionale e sa leggere e interpretare le azioni offensive come pochi altri giocatori. Poteva davvero arrivare al livello dell'Arjen campione.

Già, POTEVA: le sue uniche stagioni positive sono state a Pisa nel 2007/2008, dove veniva soprannominato "la Ferrari Alessio Cerci", e questi ultimi due anni al Toro. Da aggiungere anche questo importantissimo dato: in tutte e tre queste annate il suo allenatore era Giampiero Ventura.

Evidentemente solo l'ex allenatore di Cagliari e Napoli sa gestire e motivare il giocatore. Ma per Alessio non è assolutamente un fattore positivo. Significa avere poco carattere e poca personalità, calcisticamente parlando.

Al giocatore del Toro non sono nemmeno mancate le occasioni per crescere e sbocciare definitivamente. Nelle stagioni 2006/2007 e nel 2008/2009 la Roma, che tanta speranza nutriva in Cerci, lo manda in prestito rispettivamente al Brescia e all'Atalanta. Piazze storicamente eccellenti per la crescita e la maturazione di giovani promesse. Qualche nome? Baselli e Gabbiadini svezzati dal club bergamasco e Appiah e Hamsik maturati e cresciuti con le rondinelle.

Eppure il ragazzo nativo di Velletri non ha sfruttato queste due ghiottissime opportunità. Giocava con poca convinzione e spesso con poca voglia.

Il 10 agosto 2010 Cerci passa a titolo definitivo dalla Roma, stanca di aspettarlo, alla Fiorentina. Prima stagione in maglia viola complessivamente negativa. Qualche guizzo e poco più. Solo verso la fine del campionato Alessio ha un piccolo boom: cinque gol nelle ultime sei gare e giocate da vero top player. Corre, segna e confeziona assist su assist ai compagni. Sembra finalmente di vedere il vero Cerci.

La Fiesole inizia a cantare il coro, bello e pesante, "Alessio Cerci è il nostro Messi!". Tuttavia è proprio in questo periodo che nascono i primi dissidi tra il giocatore e la tifoseria. Il ragazzo non ha un carattere facile, è un ribelle e commette diversi comportamenti irritanti. In poco tempo si inimica tutto l'ambiente.

La Viola non lo cede, nonostante un tentativo in estate del Manchester City di portarlo alla corte di Mancini. La società decide di tenere i giocatori in rotta con la piazza come lui, Gilardino e Vargas.

L'annata 2011/2012 inizia nel migliore dei modi per l'ex giallorosso. Diversi gol e prestazioni da urlo. Finalmente Alessio Cerci, in continuità col finale della precendente stagione, tira fuori tutto il suo repertorio. Sembra essere giunto alla definitiva consacrazione. E invece si tratta solo una temporanea illusione.

Da inizio novembre alla fine del campionato il giocatore torna nell'anonimato. Brutte e svogliate prestazioni. Si sentirà parlare di lui solo per i frequenti litigi con i tifosi viola e per le bravate extracalcistiche. Da ricordare solo la sua rete decisiva a Lecce alla penultima di campionato che diede la matematica certezza della permanenza in A della Fiorentina.

Ma la città non lo sopporta più. La piazza toscana non è mai facile per nessun giocatore, persino Flachi e Viviano, fiorentini doc e tifosissimi della Viola, hanno avuto difficoltà. Se poi un giovane di 25 anni ha questi comportamenti provocatori e irrispettosi...

E' arrivato dunque il momento di cambiare aria.


Il giocatore passa al Torino dove ritrova l'allenatore che nel 2007 lo lanciò a Pisa: Giampiero Ventura. Dopo un primo periodo di adattamento, Cerci troverà continuità e disputerà un ottimo torneo.

Il suo strepistoso secondo anno maglia granata con Immobile è invece storia recente.

Stagioni encomiabili quelle di Alessio in maglia granata. E non bisogna assolutamente criticarlo per il rigore fallito all'ultima di campionato, ironia della sorte, a Firenze. Se non era per l'ex romanista, il Toro non arrivava settimo in classifica e Immobile non segnava 22 gol.

Tuttavia questo giocatore resterà sempre uno dei più grandi rimpianti del calcio italiano. Talento immenso e stratosferico sbocciato in ritardo senza attenuanti e che in carriera ha reso al meglio con un solo allenatore.  

Anche in Nazionale, dove ieri in Italia-Costa Rica ha fatto il suo esordio ad un Mondiale, finora ha sempre deluso. Neanche l'ombra del vero Cerci. 

Se si fosse comportato da vero atleta sin da quando era nella Primavera della Roma e non a 25 anni, non bisognerebbe stupirsi se oggi giocasse con il Real Madrid o con il Chelsea.

Si, Robben è l'Arjen campione, Cerci l'Arjen mancato.

  

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