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- di Gian Marco Porcellini

Benvenuti nel paese dell'umoralità


Alla fine della fiera, il paradigma implicito del pseudo esperto pallonaro italico, che recita “se vinci sei bravissimo, se perdi hai sbagliato tutto ergo non capisci niente”, non scade mai: tutto il resto è fuffa. Idem il vomitevole sport di prendere di mira il cittì di turno e criticarlo in maniera martellante e prevenuta alla vigilia di ogni rassegna della nazionale, esercizio tanto caro ai tifosi da bar come ai giornalai.

Ininfluente il fatto che a volte i suddetti giochini cozzino tra loro, l’importante è esagerare.  Nel bene e nel male. Sempre e comunque. Così si è passati magicamente dai “è un incompetente: ma come si fa a lasciare a casa Rossi e Destro?”, o ancora “è una vergogna pareggiare col Lussemburgo”, all’esaltazione collettiva in seguito al 2-1 contro l’Inghilterra all’esordio in questi mondiali brasiliani. “Cuore e classe”, “2-1 che vale l’anticamera del paradiso”, “Italia epica”, “tiqui-Italia”, “il coraggio di Prandelli nel difendere le sue scelte” hanno pompato giornali e tv, estasiati, come troppo spesso accade, più dal risultato che dalla prestazione in sé. Ma ammettiamolo, scavando un attimo sotto al successo targato Marchisio e Balotelli, si possono scorgere più d’una smagliatura, sufficienti a smascherare l’ingiustificato clima da trionfo epocale. In primis la scelta di un modulo, il 4-1-4-1, piuttosto prudente, eppure incapace di offrire adeguata copertura a Sirigu in fase di non possesso (Verratti troppo attirato dalla palla, De Rossi spesso preso in mezzo dalle folate di Sterling e Welbeck, Paletta e Chiellini spaesati, l’uno per una condizione approssimativa, l’altro per un ruolo non più suo), tanto meno accompagnare Balotelli, abbandonato a sé stesso per lunghi tratti. Poco importa poi se, oltre al gol, relativamente semplice tra l’altro, l’attaccante classe ‘90 abbia tirato fuori dal suo cilindro giusto il lob sventato sulla riga da Jagielka: ai cronisti nostrani il punto del 2-1 basta e avanza per elevarlo ad eroe dei due mondi. Come scrive Andrea Scanzi sulle colonne de “Il fatto quotidiano”, la punta del Milan sembra essersi tramutata in “un ambasciatore, metafora di un paese e rappresentante dell’integrazione razziale. Un mix tra De Gasperi, Mazzini e Malcom X: mica niente”.

Mondiali 2014. Allenamento della Nazionale italiana

Altro focus merita il tanto celebrato possesso palla, efficace in uscita e nello sviluppo della manovra, meno negli ultimi 30 metri, dove difettavamo di estro e cambi di ritmo, pressoché inconsistente nel secondo tempo, in cui, anziché palleggiare al fine di giocare col cronometro e cercare il colpo di grazia, abbiamo preferito, da buoni italiani, rinculare di 20 metri e trincerarci nei pressi della nostra area. Buon per noi che l’Inghilterra è allenata da quel dinosauro di Roy Hodgson, il quale ha incomprensibilmente scelto di giocarsela con 4 attaccanti, per poi rinunciare al pressing alto. Con un più compatto 4-3-3, magari con Barkley e Wilshere ai lati di Gerrard e conseguente parità numerica a centrocampo coi dirimpettai azzurri, e Rooney più vicino alla porta, sarebbe stata parecchio più dura portarla a casa.

Ma il passato, lo dice la parola stessa, ormai è passato. Oggi pomeriggio il mirino va tarato sull’impegno con la Costa Rica. Per alcuni una simpatica rappresentativa di indios da prendere a pallate, per altri uno squadrone che tremare il mondo fa, in cui spicca Joel Campbell, un animale più veloce di Usain Bolt dal sinistro più potente di quello di Mihajlovic. Comunque vada a finire, state certi che a fine gara l’umoralità prenderà il sopravvento sul raziocinio. Come sempre.


 

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