Interventi a gamba tesa

Antonio Candreva, da talento inespresso a top player

Avete presente cosa dice El Shaarawy nello spot dei Ringo? “E’ proprio quando non va che devi riprovare. Sapendo che in campo non sei mai solo e che la palla che aspetti arriva anche all’ultimo minuto”.  Questa frase riassume molto bene la carriera di Antonio Candreva.

Nel momento più difficile, il regista della Lazio non si è arreso ed ha avuto la definitiva esplosione.


Romano di Tor de’ Cenci, Antonio inizia a giocare nelle giovanili della vecchia Lodigiani, club capitolino che ha fabbricato diversi grandi giocatori. Apolloni, Di Michele, Silenzi, Stellone e Luca Toni per citarne alcuni.

Acquistato dalla Ternana nel 2004, dopo un triennio in Serie B con la maglia delle fere, Antonio passa all’Udinese nell’estate 2007. Tuttavia l’esperienza in Friuli non è positiva. L’allora tecnico Marino non lo vede e Candreva dopo una sola stagione in Serie A fa ritorno tra i cadetti con la maglia del Livorno. Squadra con la quale ottiene subito la promozione in A.

Ed è proprio durante la seconda stagione con i labronici che si inizia ad intravedere il talento del centrocampista romano. Gioca da trequartista e convince. Tanti assist e tante buone prestazioni. Nel novembre 2009 fa anche il suo esordio in Nazionale. La chiamata di una grande squadra non si fa attendere e nel gennaio 2010 passa alla Juve.

Tuttavia l’esperienza di Antonio in bianconero e le successive con Parma e Cesena non saranno positive. Gioca da mezzala e, tranne qualche sporadico acuto, non convince. Si parla già di talento inespresso o di giocatore non del tutto esploso. I casi non sono rari (Montolivo o l’ex Samp e Genoa Gasbarroni ad esempio).


A gennaio 2012 Candreva passa dal Cesena alla Lazio. Per il ragazzo di Tor de’ Cenci si apre un doppio scenario: può essere il definitivo tramonto oppure l’inizio della rinascita e del riscatto. E’ l’ultima chiamata. 

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L’avventura capitolina non può iniziare in modo peggiore. Il giocatore non ha mai negato di essere stato da ragazzo tifoso della Roma, l’eterna rivale dei biancocelesti. Arrivato nel centro sportivo di Formello, viene accolto dalla tifoseria laziale con l’eloquente striscione “Benvenuto all’inferno”.

Un inizio in salita dunque, condito da brutte e opache prestazioni sul campo. L’ex Parma e Cesena è un corpo estraneo nell’undici di Petkovic. Gira tutto male durante i primi due mesi alla Lazio. Non c’è assolutamente nulla da salvare. Molto significativa la frase del mio amico Riccardo, laziale fino al midollo e fedele come pochi alla maglia biancoceleste, che all’epoca mi disse: “Candreva può anche essere della Roma, a me non interessa. Il vero problema è che è un bidone”.

La carriera del ragazzo sembra segnata. L’etichetta di promessa mancata si fa sempre più incombente. Ma è proprio in questi momenti che si vede la stoffa del campione. Ad aprile 2012 va in scena al’Olimpico Lazio-Napoli, gara cruciale per la squadra di Petkovic, e Candreva, fino a quel momento costantemente fischiato e bersagliato dai tifosi (ultras e non), sfodera una prestazione da urlo segnando anche la rete del momentaneo 2-1 (la gara poi terminerà 3-1 per la Lazio).

Antonio correrà a festeggiare sotto la Curva Nord. Quel gol è una liberazione e la fine di un incubo. E’ l’inizio della storia d’amore tra il giocatore e la Lazio. Il giocatore terminerà la stagione in crescendo e guadagnerà i primi applausi della piazza.

In queste ultime due annate la Lazio, nonstante lo storico trionfo in Coppa Italia del 26 maggio 2013 nella finale dell’Olimpico contro la Roma, è in forte crisi di risultati e in società regna il caos più totale. Lotito e Tare investono poco e male. Puramente fortunosi acquiati come Hernanes, Lulic e l’ex Primavera Keita. Non è questa la Lazio che conosciamo, non è questa la vera Lazio.

Ma è proprio in queste ultime due stagioni che Candreva è definitivamente esploso. E’ lui che si è preso la squadra sulle spalle, è lui che si batte come un leone e corre e lotta per quattro. Ma soprattutto, è lui che fa la differenza.


Merito è anche di Petkovic che, anche a seguito del mal di pancia di Hernanes, gli ha affidato la Lazio. Lo ha fatto diventare un leader. Un elemento imprescindibile nell’undici titolare. Un dato importante può essere che da quest’anno è Antonio che calcia i rigori e le punizioni, che fino ad un anno fa erano monopolio del “Profeta”.

Il ragazzo cresciuto nella Lodigiani avrà anche avuto un passato da tifoso della Roma, ma, grazie alla fatica e all’impegno, è riuscito ad ottenere l’amore dei tifosi laziali. Da sempre molto esigenti e rigorosi.

La storia calcistica di questo giocatore dev’essere un esempio per tutti: è proprio quando non va che bisogna stringere i denti e dare ancora di più del massimo.

Do you Candreva?

 

Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it