Interventi a gamba tesa

Analisi delle 32: Uruguay


“Gli unici ad aver ammutolito il Maracanà siamo stati io, il Papa e Frank Sinatra”.

Questa celebre frase di Ghiggia risale al 16 luglio 1950, data del “Maracanazo” (termine che in spagnolo significa “il disastro del Maracanà”). L’Uruguay vince la sua seconda (e finora ultima) Coppa del Mondo superando, contro ogni possibile ed immaginabile pronostico 2-1 il Brasile allo stadio Maracanà di Rio De Janeiro. I marcatori della “Celeste” portano i nomi di Schiaffino e Ghiggia. Trionfo inatteso e insperato. Si narra che al termine della partita decine di tifosi brasiliani vennero colpiti da infarto (oltre a due spettatori che hanno preferito gettarsi dagli spalti). E il capitano dell’Uruguay Varela, anzichè festeggiare, consola gli sconfitti nei bar della città. Dopo questo storico evento, lo Stato carioca osservò tre giorni di lutto nazionale.

Tornando indietro addirittura di quasi 85 anni, un altro episodio particolare di questa nazionale risale ai mondiali del 1930, disputati a Montevideo. La finale è tra Uruguay e Argentina e si gioca sotto la neve. Al termine del primo tempo è la Selecciòn a condurre per 2-1. Nella ripresa la “Celeste”, grazie alle reti di Cea, Iriarte e Castro, ribalta il risultato aggiudicandosi il trofeo. Ma molte furono le tensioni prima della finale. L’arbitro di questa finale, il belga Langenus, aveva firmato una assicurazione sulla vita e preteso una nave pronta salpare al termine della partita.

Innumerevoli gli aneddoti che girano attorno alla nazionale uruguaiana. Innumerevoli. 


Parlando ora del presente, a sessantaquattro anni di distanza dal “Maracanazo” l’obiettivo dell’Uruguay è quello di confermarsi. Questa sarà la parola d’ordine della “Celeste” per questi mondiali. Una nazionale che, dopo tanti anni difficili, è in continua crescita ed evoluzione. Sono finite le brutte annate con i vari Carini, Sorondo, Ruben Olivera, Giacomazzi, Recoba e Dario Silva. Ricordo ancora quell’Uruguay durante la manifestazione in Korea e Giappone 2002: un team inguardabile. Quattro anni fa in Sud Africa, invece, i sudamericani si arresero solo in semifinale al cospetto dell’Olanda. La squadra di Tabarez, allenatore definito “Maestro” dai giornalisti nelle conferenze stampa, ormai non è lontana dal livello delle big europee. Non fatevi ingannare dal fatto che il team si sia qualficata solo dopo lo spareggio contro la Giordania.


Questa le lista dei convocati.

CONVOCATI

Portieri: Muslera (Galatasaray), Martin Silva (Vasco da Gama), Rodrigo Munoz (Libertad Asuncion)

Difensori: Diego Lugano (West Bromwich Albion), Diego Godin (Atletico Madrid), Jose Maria Gimenez (Atletico Madrid), Martin Caceres (Juventus), Maximiliano Pereira (Benfica), Alvaro Pereira (San Paolo), Jorge Fucile (Porto), Sebastian Coates (Nacional)

Centrocampisti: Egidio Arevalo Rios (Morelia), Walter Gargano (Parma), Diego Perez (Bologna), Sebastian Eguren (Palmeiras), Alvaro Gonzalez (Lazio), Alejandro Silva (Lanus), Cristian Rodriguaz (Atletico Madrid), Gaston Ramirez (Southampton), Nicolas Lodeiro (Botafogo)

Attaccanti: Edinson Cavani (PSG), Luis Suarez (Liverpool), Diego Forlan (Cerezo Osaka), Abel Hernandez (Palermo), Christian Stuani (Espanyol)

Riserve: Andres Scotti (Nacional), Alvaro Fernandez (Gymnasia la Plata), Gonzalo Castro (Real Sociedad)


Come è possibile notare, il CT ex Milan ha confermato gran parte dei giocatori della precedente spedizione in Sud Africa. Sono ancora presenti, nonostante l’età, Lugano e Forlan. “El Cacha”, pur non essendo più titolare, sarà personaggio molto importante per lo spogliatoio. La sua figura e il suo carisma saranno fondamentali.

In questi ultimi giorni però, si è verificata una piccola tegola per mister Tabarez: Suarez ha avuto un problema al menisco esterno e si è dovuto operare. Ma ci sarà. Salterà al massino le prime due partite. Non si può vedere Luis saltare questo mondiale.

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“El Conejo” quest’anno è definitivamente esploso: ha messo da parte le lamentele e gli screzi con compagni e avversari, che erano i suoi principali marchi di fabbrica, e si è preso sulle spalle il Liverpool. Da “testa calda” e talento solo parzialmente espresso, è diventato un trascinatore. Oltre al mostro sacro Steven Gerrard, è stato proprio Luis il leader aggiunto dei Reds. Ha giocato per la squadra e non più per se stesso come spesso avveniva in passato. E anche le statistiche parlano da sole: 31 gol 33 partite. Chapeau.

Suarez con l’Uruguay viene invece ricordato quasi esclusivamente per quella famosa parata di mano nei quarti di finale dello scorso mondiale contro il Ghana. Quasi al termine del secondo tempo supplementare l’attaccante dei Reds, in mischia, respinge sulla linea con la mano un colpo di testa a botta sicura dell’ex Milan e Reggina Adiyiah. Espulsione e conseguente rigore per il Ghana che per gli africani significava qualificazione in semifinale. Gyan calcierà il rigore sulla traversa e l’Uruguay vincerà poi ai rigori ottenendo così il passaggio del turno. Grande gesto per carità, ma non basta per entrare nella storia di una nazionale. Se Gyan non sbagliava quel rigore, tutti avrebbero già dimenticato il “sacrificio” di Luis.

Ora per Suarez è arrivato il momento di prendersi sulle spalle anche l’Uruguay.

Cavani invece non ha bisogno di presentazioni. Tutti noi conosciamo il suo talento e il suo fiuto del gol. E’ difficile vedere Edinson sbagliare sotto porta. Molto difficile.

Gli altri due centravanti in rosa sono Stuani che, dopo una molto breve e deludente parentesi in Italia con la Reggina, è diventato un punto di forza dell’Espanol e l’attaccante di cristallo del Palermo Abel Hernandez. Convocazione molto opinabile quella della punta rosanero. La carriera de “La Joja” è stata finora piuttosto deludente. Quando Zamparini lo portò in Italia nel 2009, Abel aveva 18 anni e prometteva moltissimo. Non era da meno di un Muriel. Tuttavia in questi anni la punta uruguaiana ha avuto numerosi infortuni e non è mai arrivato in doppia cifra in Serie A. Quando giocava non ha mai convinto del tutto. Solo quest’anno 13 gol in Serie B.

Il vero punto debole della “Celeste” è a centrocampo, in mezzo in particolare, dove mancano giocatori dai piedi buoni. Tanti fabbri (Gargano, Diego Perez e Arevalo Rios) e poca qualità. La nostra vecchia conoscenza Gaston Ramirez potrebbe fare la differenza, ma non è un giocatore affidabile: troppo discontinuo e spesso lezioso.

Pacchetto arretrato invece positivo, sufficiente. Muslera in carriera ha alternato grandi prestazioni a errori clamorosi. Ma un buon portiere nel complesso. In difesa Lugano e Fucile sono due sicurezze. Senza dimenticare la grinta di Godin, l’eroe del Camp Nou. Con il suo gol l’Atletico si è assicurato la Liga. L’unico tallone d’Achille è dato da Alvaro Pereira che noi interisti, ahimè, ricordiamo molto bene. Tanta corsa e tanta spinta, ma i suoi cross non sono da meno di quelli di un normale terzino della nostra Serie B.


PRONOSTICO

Il livello tecnico di questo mondiale è molto cresciuto rispetto a quello dell’ultimo torneo del 2010. Il girone contro Italia, Inghilterra e Costa Rica è abbordabilissimo per l’Uruguay. Probabilmente arriverà al primo posto. Ma non sarà affatto facile ripetere il risultato del quarto posto della scorsa edizione. Mentre in Sud Africa la nazionale uruguagia arrivò in semifinale un po’ a sorpresa, questa volta la semifinale è un obiettivo a cui deve puntare, vista la crescita di questi anni. Per questa ragione sarà difficile confermarsi. Ma questa Nazionale ha dimostrato che in ogni epoca è in grado di stupire.

Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it