Interventi a gamba tesa

Analisi delle 32: Francia


Ancora dalla porta di servizio. Ancora col brivido. Se 5 anni fa contro l’Irlanda fu la mano galeotta di Henry a regalare alla Francia il pass per il mondiale sudafricano, stavolta nei play-off con l’Ucraina, vinti grazie ad un clamoroso ribaltone (0-2 a Kiev, 3-0 a Parigi), c’è lo zampino del segnalinee, reo di aver convalidato il 2-0 di Benzema nonostante un evidente fuorigioco del 9 madrileno. Dettagli, visto che pochi minuti prima all’ex centravanti del Lione era stata annullato un gol regolare. Dettagli, visto che a differenza del 2009 il rimontone transalpino, più che malafede, trasuda cuore e orgoglio. E pazienza se i maligni non hanno perso l’occasione di tacere nemmeno dopo i sorteggi di dicembre, a loro dire sospettosamente benevoli nei confronti dei galletti. Rovesciando la prospettiva piuttosto, il selezionatore Deschamps, che nel girone incrocerà Honduras, Ecuador e Svizzera, sa di avere a disposizione uno ed un risultato soltanto: il primo posto.

Portieri: Lloris (Tottenham), Mandanda (Olympique Marsiglia), Landreau (Bastia).
Difensori: Debuchy (Newcastle), Digne (Paris St Germain) Evra (Manchester United), Koscielny (Arsenal), Mangala (Porto), Sagna (Arsenal), Sakho (Liverpool), Varane (Real Madrid).
Centrocampisti: Cabaye e Matuidi (Paris St Germain), Grenier (Lione), Mavuba (Lille), Pogba (Juventus), Sissoko (Newcastle).
Attaccanti: Valbuena (Marsiglia), Benzema (Real Madrid), Giroud (Arsenal), Griezmann (Real Sociedad), Remy (Newcaste), Ribery (Bayern Monaco).
Riserve: Ruffier (Monaco), Perrin (St Etienne), Gonalons (Lione), Schneiderlin (Southampton), Tremoulinas (Dynamo Kiev), Lacazette (Lione), Cabella (Montpellier).

La rosa. Non mancano i tagli eccellenti, su tutti quello dell’estroso fantasista Nasri, sacrificato, parole del cittì, oltre che per l’incostanza, per la propria recalcitranza ad accettare la panchina e il rischio tangibile di intaccare l’unità dello spogliatoio. Un aspetto che non può assolutamente passare in secondo piano, specie dopo la figuraccia in mondovisione dell’ultima edizione: cacciata di Anelka, cui la squadra rispose prendendo le distanze dallo staff tecnico e boicottando gli allenamenti. Per non farsi mancare niente, le parole di Gourcuff, che tuonò:“I senatori mi odiano”. Ma dell’ex Bordeaux, ormai l’ombra di se stesso da almeno un paio di stagioni, così come di Menez, se ne sono perse le tracce. A casa pure i milanisti Rami e Mexes, più il monegasco Abidal, mai del tutto convincente da quando è tornato nel Principato. A sollevare tuttavia le perplessità maggiori dei tifosi sono la chiamata in prima linea di Remy in luogo di Gameiro, fresco vincitore dell’Europa League col Siviglia, piuttosto che dei due peperini Lacazette e Cabella, o ancora l’esclusione di Gonalons in mezzo al campo e Clichy dietro. Di rimbalzo l’appiedamento del laterale del Manchester City ha scatenato una pioggia di critiche nei confronti di Evra, personaggio scomodo e malvisto da una bella fetta del popolo del web. “Troppo vecchio”, “ una figura talmente ingombrante che in Brasile non avrà concorrenti nel suo ruolo”, “dopo le sparate di un anno fa doveva restarsene al Manchester United” i commenti dei più.

Anche alla luce di queste scelte, l’undici pare ben delineato nella testa dell’allenatore: verosimilmente il 4-2-3-1 verrà accantonato in favore di un più solido 4-3-3, che tanto bene ha fatto nel test di marzo con l’Olanda (2-0). Tra i pali dunque capitan Lloris, relativamente affidabile nonostante l’annata infelice del Tottenham, coppia centrale formata da Varane e Sakho, a lungo ai box eppure bella pimpante e talentuosa, a cui lati dovrebbero agire a sinistra Evra e a destra Debuchy, più avanti di Sagna nelle gerarchie. In un centrocampo prettamente muscolare (Sissoko, Mavuba, Grenier e Matuidi), spicca proprio quest’ultimo, cresciuto esponenzialmente sotto il profilo tecnico-tattico da quando è approdato al Psg. Alla voce “addetti alla qualità” figurano quel Cabaye in realtà più interno che play basso, ma che in nazionale si piegherà volentieri alla ragion di stato, e lo juventino Pogba, che ha stregato i propri connazionali nel match con la Spagna del 26 marzo 2013. Una partita in cui il fuoriclasse del ’93 ha sfoggiato il suo sconfinato repertorio (https://www.youtube.com/watch?v=u9e1BYwcrSA&hd=1), compresa un’ingenua espulsione rimediata al 78’ per aver applaudito l’arbitro. L’altro crack di questo 2013-’14 è rappresentato da Griezmann, esterno mancino classe ’91 titolare alla Real Sociedad dal 2009. Ala moderna in grado di scattare dalla sinistra per convergere verso il centro come puntare il fondo, in Brasile però dovrebbe partire dalla panchina, pronto a subentrare al “pallone d’oro morale” Ribery e Valbuena, più decentrato rispetto al ruolo occupato al Marsiglia. Al centro neanche a dirlo, quel toro di Benzema.

Francia-Ucraina 3-0, play-off mondiali 2014

Pronostico. Nonostante i nomi e nonostante il buon cammino nelle qualificazioni (la Francia è arrivata sì seconda nel gruppo I con 17 punti, ma comandando per lunghi tratti il girone e giocandosela alla pari con la Spagna campione del mondo), pesano per la critica le sconfitte incassate nelle amichevoli contro Giappone, Germania, Uruguay e Brasile. Solo il sorteggio favorevole ha fatto aumentare la fiducia dei francesi nella banda di Deschamps. Altra variante da non sottovalutare, la penuria di alternative: qualora il 4-3-3 dovesse naufragare, non ci sono interpreti per un piano B. Se al contrario ingrana, i bleus potrebbe spingersi addirittura oltre i quarti. Ma non sarà facile.

Francia, kit mondiali 2014

Aneddoti. C’è tanta Francia nella storia della coppa del mondo. Molto più di quanto reciti l’unico successo nell’albo d’oro datato 1998. La competizione iridata infatti è nata da un’idea di Jules Rimet, nel 1904 tra i fondatori della FIFA, il quale nel 1930 varò un torneo scollegato dai giochi olimpici. Fu un galletto anche il primo marcatore della storia, Lucien Laurent (Francia-Messico 4-1), il quale poi dovette finire la partita in porta per via dell’infortunio del numero uno Thepot. Nell’edizione successiva invece si mise in luce l’attaccante Jean Nicolas, colui che sceglieva quale fascia presidiare in base a dove non batteva il sole. Insomma un fighetto ante litteram. Scorrendo di una ventina d’anni, arriviamo a Just Fontaine, il centravanti bretone che, dopo l’intervento al menisco, non era più gradito in nazionale da critica e tifosi. Fontaine replicò coi fatti: terzo posto finale nel mondiale del ’58, scandito da 13 reti in 6 gare. Un record tuttora imbattuto. Proprio ispirandosi a quella casacca fortunata che la Nike ha disegnato le divise 2014-’15 (nella foto sopra). Della serie: come accaparrarsi i favori degli dei del pallone…

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it

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