Interventi a gamba tesa

Le schegge del Porce: spettacoli meravigliosi… e spettacoli indecorosi


1) Livorno e Bologna in serie B, Sassuolo salvo. E meno male aggiungerei. Ma non tanto perché parteggi per i neroverdi, quanto per ridare un minimo di credito a questo campionato il cui livello ogni anno rischia di abbassarsi paurosamente. Troppo modesti labronici e felsinei per pensare di rimanere nella massima serie, alla squadra di Di Francesco (passata di mano per 5 disastrose domeniche ad Alberto Malesani), sulla carta nettamente superiore grazie al mercato di gennaio, è bastato un buon finale da 13 punti in 6 partite per salvarsi. E cancellare tre quarti di stagione sotto tono.

2) Roma-Juve, uno spot da ritwittare al resto d’Europa. Altro che festicciola da ultimo giorno di scuola, la super sfida tra i neo campioni d’Italia e i secondi in classifica è stata una gara vera, combattuta, spettacolare e giocata a viso aperto. Purtroppo anche piena zeppa di nervosismo ed entratacce proibite (Totti e Chiellini graziati). Poteva finire in qualunque modo, ma per i romanisti si è conclusa come peggio non poteva: col gol partita del fischiatissimo ex Osvaldo al 94’. “Proprio lui”, come avrebbe tuonato Sandro Piccinini.

3) I cori dei livornesi a Giuseppe Rossi (“Rinaudo spaccagli una gamba”, “in Brasile in carrozzina”), le banane e i coltelli lanciati da un ultras atalantino a Constant e De Jong (a proposito, Percassi invita i tifosi a collaborare affinché tale idiota venga identificato, in modo da potergli vietare l’accesso allo stadio), gli striscioni inneggianti a Speziale esposti dalle tifoserie di mezza Europa e quelli dei romanisti pro Daniele De Santis. In una sola parola: vergognatevi.

4) Insigne ai mondiali? Non scherziamo dai, in prima linea abbiamo gente molto più meritevole di una chiamata in nazionale di lui. Non basta infatti un mese decente per cancellare una stagione catastrofica. Doveva essere l’anno della sua definitiva consacrazione, invece il folletto cresciuto in casa partenopea ha steccato una dietro l’altra le tante, troppe occasioni concessegli da Benitez. Impalpabile in fase di non possesso, incapace di attaccare la profondità, la sua schematica ricerca del destro a giro sul palo lungo è ormai divenuta nota anche ai muri. Impietoso paragonare il suo 2013-’14 a quello dei suoi colleghi Callejon e Mertens. Meglio che quest’estate si dedichi alla playstation…

Insigne, Sampdoria-Napoli 1-5, 11-5-14

5) Saranno felici Galliani e Berlusconi, che con la sconfitta di Bergamo e la qualificazione all’Europa League praticamente svanita, avranno un motivo quasi valido per silurare quel “pazzo” (cit. Galliani) di Seedorf. Contenti loro.

6) Nel fine settimana dell’ultima di Javier Zanetti a San Siro con la maglia dell’Inter, ufficializzano l’addio al calcio anche altri due mostri sacri argentini: Juan Sebastian Veron e Juan Roman Riquelme. Due volanti extralusso, da cui si augurano gli interisti Mateo Kovacic possa idealmente raccogliere il testimone. Se il baby croato gioca sempre come sabato contro la Lazio (4-1 per i nerazzurri), allora sì che può diventare il loro erede.

7) Sarebbe stato bello per noi romantici del pallone narrare la fiaba del Liverpool campione d’Inghilterra 2013-’14 contro ogni pronostico. Invece non c’è nessun lieto fine per i ragazzi di Rodgers: la Premier League finisce nelle mani del Manchester City. Per distacco la rosa più lunga e attrezzata del campionato, eppure sconfitta 3 volte su 4 negli scontri diretti contro Chelsea e contro gli stessi reds. I detrattori ammoniscono poi che con un arsenale simile mister Manuel Pellegrini avrebbe dovuto ammazzare il campionato e allo stesso modo spingersi ben oltre gli ottavi di finale. D’accordo, aveva per le mani Kompany che dietro è stato una sicurezza, Zabaleta che sulla destra saliva e scendeva come un treno merci, Fernandinho che sembrava diga umana, Yaya Touré (20 gol) che da solo valeva l’80% della squadra, David Silva che dispensava magie ad ogni scioccar di dita, Aguero che nonostante 5 infortuni ha siglato 17 gol dimostrando di vedere la porta come pochi, Dzeko e Negredo che si sono alternati con ottimo profitto in attacco (9 reti per lo spagnolo, 16 per il bosniaco), ma se questa squadra ha perso 4 delle prime 11 partite salvo poi spiccare il volo, il merito è anche del tecnico cileno. Che ha trovato l’equilibrio tra le due fasi di gioco, tradottosi in una grandinata di gol, bel 102, frutto di un gioco verticale estremamente godibile, e di una costanza di rendimento spaziale da fine novembre in poi: 21 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte. Per un totale di 86 punti.

Manchester City campione 2013-'14

8) Un Atletico Madrid spaesato e gambizzato fallisce il primo match point pareggiando 1-1 col Malaga ed ora si gioca il titolo all’ultima giornata in casa del Barcellona, che in caso di vittoria opererebbe il clamoroso ribaltone. Dopo il big match di sabato, i ragazzi di Simeone la settimana successiva torneranno in campo per l’atto conclusivo della Champions League contro i cugini del Real. Doppietta, un titolo, oppure un flop stile Bayer Leverkusen, che nel lontano 2002 venne beffato all’ultima giornata di campionato dal Dortmund, perdendo poi la finale di coppa di Germania e di Champions?

9) Campioni in campo, campioni fuori dal campo. Il Celtic vince l’ennesima Scottish Premier League, ma stravince per umanità. Il filmato, di cui Samaras e Lennon sono i protagonisti, vale più di mille parole. #respect
http://youmedia.fanpage.it/video/ak/U3EEPuSwwrpymmHS

10) Off topic: dal 2 giugno ritorna Sportitalia, probabilmente sul canale 153. Evviva!

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it