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- di Gian Marco Porcellini

Paul Pogba: venderlo o non venderlo?


Inutile girarci attorno: il dilemma amletico attorno al quale ruoterà il mercato estivo della Juventus riguarda l'eventuale cessione o permanenza di Paul Pogba. Il gioiellino francese, a dispetto dei suoi 21 anni e di un talento non ancora completamente svezzato, viene valutato la bellezza di 70 milioni. Che solo i grandi club, Paris Saint Germain in primis, Chelsea e Real Madrid a rimorchio, possono sborsare. Una situazione spinosa per la società bianconera, da cui potrebbe comunque uscirne vincitrice in ogni caso: perché resistendo agli assalti delle big europee, tratterrebbe in rosa l’Under 21 probabilmente più forte sulla faccia del pianeta, d’altro canto privandosene  compirebbe una plusvalenza mostruosa (il francesino classe ‘93 è arrivato nel 2012 per 2 milioni di euro, i soldi versati al suo procuratore per le commissioni del trasferimetno), reinvestendo poi gran parte della somma incassata per acquistare altri campioni. Come andrà a finire lo scopriremo solo vivendo, ma intanto il dibattito tra gli appassionati è impazzato da ormai diversi mesi. Compresi quelli della redazione di Sportellate.it i quali, neanche a dirlo, per poco non sono arrivati alle coltellate. Protagonisti della faida, come per il caso Moyes (https://www.sportellate.it/2014/04/23/david-moyes-colpevole-o-innocente/), Raffaele Campo e Gian Marco Porcellini: il primo propenso alla conferma del numero 6, il secondo favorevole alla cessione. Ecco le due arringhe.


Perchè deve restare.

1) Talento e potenziale enorme. Vendere Pogba significherebbe per la Juve fare un grosso passo indietro. L’enfant prodige cresciuto nelle banlieu di Parigi può ancora crescere tantissimo e finora non ha mostrato nemmeno la metà del suo vero potenziale. Arrivato in punta di piedi, al suo primo anno ha subito stregato il campionato italiano. Visione di gioco, grinta, potenza, tiro e colpo di testa i pezzi principali del suo campionario. Ma il bello di questo ragazzo è che dà l’impressione di giocare quasi in scioltezza. E di conservare un surplus da sfruttare quando la contesa si fa più calda. Sono questi i giocatori da blindare e sui quali costruire il futuro di una squadra. Piuttosto vendere Marchisio, non più giovanissimo (28 anni) e già in fase calante. Ha ancora tanto mercato e da una sua cessione Marotta guadagnerebbe comunque una discreta somma. Se quest’estate il Monaco dovesse riformulare un’offerta per il principino, meglio non esitare ad accettarla.

2) La ricerca del sostituto. Ridicoli gli interisti che sostenevano che se a gennaio Guarin fosse approdato a Torino, la Juve avrebbe già avuto pronto il sostituto per un’eventuale partenza di Pogba. Come si fa a rimpiazzare il centrocampista classe ’93 con un diversamente-Boateng quale il colombiano dell'Inter? Non scherziamo. Non è affatto facile trovare un altro giocatore con le caratteristiche come quelle del giocatore parigino. Nemmeno Verratti è così completo. Sarebbe un fortissimo azzardo per la Juve
privarsene.

3) La polivalenza. Pogba può ricoprire sia il ruolo di playmaker sia di mezzala. Considerato che Pirlo anche a 35 anni fa sì la differenza, ma non è eterno, a Torino si ritroverebbero il sostituto (e che sostituto), già in casa. Perché il polpo ha già dimostrato di poter fare (e alla grande) pure il regista di centrocampo. Una posizione in cui ricorda molto il Vieira dell'Arsenal.

4) Il mentore già in casa. Vi ricordate Vucinic alla Roma? Spesso svogliato e indisciplinato, tant’è che Spalletti e Ranieri ebbero non pochi problemi a gestire il montenegrino. A Torino invece Conte ha saputo recuperare l’attaccante soprattutto dal punto di vista caratteriale. Se si allenava male in settimana o la domenica giocava in ciabatte, veniva relegato in panchina. Ora il tecnico leccese sta facendo lo stesso lavoro col transalpino. Quando vieni osannato così a 21 anni è facile montarsi la testa pensando di essere già arrivato, ma se il tuo allenatore è Conte stai certo che questo difficilmente avverrà. Lo scorso anno, ad esempio, non venne convocato per la trasferta di Pescara in seguito ad un ritardo ingiustificato in allenamento. È proprio con l’allenatore bianconero che Pogba può maturare ulteriormente ed esprimere al meglio il suo potenziale. Perché oltre alla carota, l’ex centrocampista di Lecce e Juve sa usare anche il bastone.

5) Un regalo alla concorrenza europea. I bianconeri, dopo la figuraccia di quest'anno, la prossima stagione punteranno moltissimo sulla Champions League, aspirando come minimo a centrare i quarti di finale. Alla luce del fatto che solo le formazioni di vertice possono permettersi il suo ingaggio, cederlo significherebbe verosimilmente favorire una diretta concorrente nella corsa alla coppa dalle grandi orecchie.

Juventus' Pogba jumps for the ball during their Italian Serie A soccer match against Sampdoria in Genova

Perché deve essere venduto.

1) Il bilancio e il 4-3-3. Con l’esercizio 2013-’14 che senza i soldi della Champions potrebbe comportare un buco attorno ai 30 milioni e la famiglia Agnelli restia a scucire altri soldi dopo gli ingenti investimenti tra il 2006 e il 2011, la vendita di Pogba diventerebbe quasi una scelta obbligata per ripianare tale passivo e assicurarsi allo stesso tempo liquidità fresca da reinvestire sul mercato per acquistare il famigerato esterno destro (Nani? Cerci? Cuadrado? Di Maria?) da inserire nel 4-3-3 che balena nella testa di Conte da ormai un annetto. Con quella somma poi si potrebbe arrivare pure ad un altro rinforzo di livello da piazzare in difesa o a centrocampo.

2) La valutazione stratosferica. I 70 milioni stimati dagli esperti di pallone rappresentano una cifra astronomica, quasi una follia per uno che di professione non fa l’attaccante (un po’ meno però se si considerano età e qualità del giocatore da un lato, portafoglio dei magnati dall’altra). Ma così come il prezzo del suo cartellino è schizzato alle stelle in poco più di un anno e mezzo, ipoteticamente basterebbe anche solo una stagione opaca per farlo decrescere altrettanto rapidamente.

3) L’ingaggio. La Juve in questi giorni gli ha proposto un rinnovo del contratto (che l’entourage valuterà solo dopo il mondiale) con adeguamento del suo stipendio a 5 milioni scarsi. Ma oltre non può spingersi. Non ha la forza economica per garantirgli un ingaggio da 7-8 milioni, che qualunque big del vecchio continente potrebbe proporgli senza battere ciglio.

4) La mediocrità della serie A. La Juve gli sta stretta. Ma gli sta stretto soprattutto la mediocrità del campionato italiano. Basti riavvolgere il nastro e riguardarsi le sue partite da 4 mesi a questa parte, in cui, al netto di una flessione atletica in linea col resto della squadra, in più di un’occasione, più che alla sostanza e al collettivo, il colosso d’ebano ha badato a specchiarsi, nella futile ricerca del preziosismo con cui ammaliare la platea. Il rischio di questo passo è che restando nello stivale la sua crescita potrebbe frenarsi.

5) Il procuratore. Il suo agente Mino Raiola possiede la capacità di spostare le pedine come pezzi di una dama sulla scacchiera. Nedved, Ibrahimovic e Balotelli docent. Da buon procuratore, nel momento in cui fiuterà l’affare per rimpinguare le sue tasche e quelle del suo assistito, farà con le mani e coi piedi pur di spingerlo lontano dal Piemonte. E quando Raiola si mette qualcosa in testa, non esistono mai ostacoli insormontabili. Anche gli stessi juventini ormai si stanno convincendo, seppur a malincuore, che lasciar partire Paul Pogba è un sacrificio. Doloroso ma necessario per portare a Torino nuovi campioni. Un po’ come ha fatto il Napoli la scorsa estate vendendo Cavani, rimpiazzato dai vari Callejon, Mertens, Higuain ed Albiol.

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