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- di Daniele Bettini

Le riflessioni di Conte

La Juventus vince; cosa sto dicendo. Stravince questo campionato, il suo terzo consecutivo e si appresta a fare il record di punti nella massima serie italiana. Antonio Conte però non è più carico e deciso come tre anni fa. Motivazioni, obiettivi e disponibilità economiche della società hanno portato il tecnico a prendersi un periodo di riflessione circa il suo futuro.

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La Ferrari di Michael Schumacher andava troppo forte. Nessuno riusciva a fermarla. Cinque titoli mondiali consecutivi. Poi un bivio: continuare o cambiare. Micheal sceglie di continuare, ma gli ultimi due anni non sono positivi: arrivano un terzo e un secondo posto in classifica piloti, vinta da Fernando Alonso.

Antonio Conte, a giugno 2011, ha preso in mano una Ferrari distrutta, in cui c’era da cambiare completamente il motore, i cavalli erano esauriti. A quasi tre anni dal suo arrivo a Torino, quella Ferrari oggi corre proprio come quella campione di Micheal Schumacher.

Una macchina perfetta, collaudata, in cui gli ingranaggi si trovano a meraviglia. Scattante, precisa, capace di sfoderare settimana dopo settimana prestazioni superbe. Una macchina capace di arrivare da zero a quasi cento punti in soli nove mesi. Come ogni macchina, anche la Juventus ha il suo pilota. Energico, ambizioso, diretto, furbo, intelligente, senza peli sulla lingua, con una mentalità vincente, una voce senza fine, metodi duri ma efficaci, un allenatore – papà, capace di trattare i suoi giocatori come figli, nel bene e nel male.

Ecco, ieri sera Conte, con una voce bassa e lo sguardo non proprio rassicurante, è sembrato meno energico, meno sicuro, meno forte delle sue convinzioni sulla Juventus e sul suo futuro.

Tutte le macchine possono essere migliorate, la scelta sta al team. E, a seconda della scelta, il pilota può capire se sia in grado ancora di vincere o se sia meglio salutare, da vincente.

Antonio Conte ha fatto un lavoro straordinario in tre anni; fatico a trovare parole per descrivere il suo lavoro. Tre scudetti consecutivi, due Supercoppe italiane, un ritorno importante in Europa, una squadra con una mentalità vincente. Tre anni fa la Juventus faceva tenerezza e pietà a tutti; oggi la Juventus è tornata a essere odiata da tutti, grazie soprattutto a quest’uomo.

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La sensazione è che Conte abbia un po’ la pancia piena e che sia consapevole che il piatto non può essere di tanto più ricco. Si siederà a un tavolo con Agnelli e Marotta, parleranno e capirà. Capirà se la Juventus ha intenzione di crescere a livello europeo, con investimenti e obiettivi. Capirà se c’è concordanza con i massimi dirigenti. Capirà se mentalmente ha ancora la stessa voglia di tre anni fa, se è in grado di vincere ancora con la sua Juventus, se razionalmente, si può migliorare quanto fatto finora alzando la famosa asticella.

Il contratto scade a giugno 2015 e la Juventus ha pronto un prolungamento fino al 2017. Si parla di volontà di acquistare elementi importanti per portare la Juve tra le top europee; ma basterà per convincere l’allenatore leccese?

Grandi richieste alle porte da parte di top club non sembrano esserci, ma il punto è un altro. Senza motivazioni, senza gli stimoli giusti, Antonio Conte saluterà la Juventus anche al costo di rimanere un anno a casa, di prendersi un anno sabbatico.

Voglio continuare a crescere, a stupire me stesso e gli altri. La Juventus non è un punto di arrivo. Tutto per me è un punto di partenza”. Parole di Antonio Conte.

Sperando che voglia continuare a stupire se stesso, ancora, alla Juventus.

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