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- di Gian Marco Porcellini

Le schegge del Porce: la gloria... e il baratro

 

1) Considerazioni su Sassuolo-Juventus 1-3: a) ottimo Sassuolo per un’ora, grazie al 4-3-3 estremamente compatto di Di Francesco, dove le 3 punte hanno partecipato attivamente alla fase di non possesso, salvo poi schizzare in avanti a mille all’ora mettendo in imbarazzo i difensori bianconeri, in più di una circostanza presi in velocità. Sansone una scheggia impazzita, Zaza tarantolato, Chibsah un motorino tutto cuore e corsa, il tecnico di casa però l’ha persa sull’1-2 quando ha inserito Floccari per Ziegler passando al 4-2-4. Che ha spaccato una squadra già sulle gambe, la quale a quel punto ha lasciato campo aperto alle scorribande di Lichtsteiner sulla destra (rispetto ad Isla un marziano); b) Antei molto bene su Tevez, specie nell’uno contro uno, ma la prova del promettente Under 21 è stata macchiata dalle disattenzioni sul secondo e terzo gol; c) e la Juve? Poco, pochissimo movimento senza palla nel primo tempo, dove Pirlo spesso ha atteso invano un movimento dei compagni. È qui che emerso allora l’impressionante strapotere fisico e atletico di Tevez, che al primo tiro in porta ha pareggiato, divenendo una costante minaccia per Pegolo e compagni. Marchisio e Llorente, gol a parte, insufficienti (se il principino almeno dopo il 2-1 in parte è cresciuto, il navarro è stato inghiottito da Cannavaro per tutti i 90’). Ma tanto basta per espugnare il Mapei stadium e portarsi a 3 punti dal terzo scudetto consecutivo.

2) Devo dire che Rudi Garcia si è italianizzato molto bene: con l’appello alle medio piccole, affinché diano fondo alle loro forze pur di ostacolare la Juventus, non ha mancato di rispetto agli uomini di Conte, bensì alle stesse squadre in lotta per non retrocedere. Che se hanno racimolato meno di 30 punti finora, un motivo ci sarà. Comprensibile il rammarico di Garcia, protagonista di una stagione stratosferica per risultati (85 punti) e prestazioni malgrado le cessioni in estate di Osvaldo, Lamela e Marquinhos, molto meno queste dichiarazioni fuori luogo.

3) Seedorf ogni giorno che passa uomo sempre più solo al comando. Fermo restando che da questo Milan è difficile estrapolare di più, Galliani & company si aspettavano un altro aziendalista come l’acciughino Allegri su cui rimbalzare periodicamente le critiche? Errore, Clarence è un uomo tutto d'un pezzo dal carisma per i vertici rossoneri forse troppo ingombrante, che non a caso gode dell'appoggio di una fetta consistente di tifosi. Deplorevole pure il massacro dei media, che ogni giorno ne tirano fuori una pur di ridimensionare quello che era stato presentato come il “Barack Obama rossonero”. Anche la stessa intervista rilasciata senza il consenso della società a Sky e Gazzetta.

4) Ciro Immobile, una forza della natura. Uno che quando attacca frontalmente la porta è sempre una minaccia. In prima persona, e i 21 gol sono lì in bella mostra a testimoniarlo, ma pure nelle vesti di assist man. Perché l’attaccante di Torre Annunziata è un bomber sempre e comunque al servizio della squadra. Vedi il pallone scodellato ad inizio ripresa per Cerci, o il servizio ad Omar El Kaddouri in occasione del primo gol contro l'Udinese (2-0), ad opera dello stesso centrocampista classe ’90. Uno di quelli che un anno fa ha snobbato il Parma per fare panca al Napoli, ma che ora subisce lui stesso un simile trattamento dalla critica sportiva. Nonostante il crack degli ultimi 2 mesi, in cui si è caricato il centrocampo granata (privo di Basha e Farnerud) sulle spalle, le 6 reti e i 6 assist totali.

Sport Calcio Seria A: Torino-Udinese

5) Complimenti a Verona e Sampdoria per la professionalità con cui si sono battute e hanno battuto rispettivamente Chievo (2-1, una sorta di omaggio anticipato a Vujadin Boskov) e Catania (4-0). E pensare che solitamente, arrivati a questo punto della stagione, chi non aveva più nulla da chiedere al campionato tirava il freno a mano e regalava punti a destra e a manca. Spostandoci in casa scaligera, singolare il comunicato sfornato dal proprio ufficio stampa in cui supplica a gran voce l’assegnazione del 3-0 a Toni, malgrado l’evidente autogol di Frison. Il regolamento parla chiaro? Evidentemente non per i gialloblù.

6) Cosa ci lascia in eredità questo 2013-’14 della Lazio? Sicuramente un’incostanza clamorosa, che fa da contraltare al moto perpetuo di Lulic, eccellente sia come rifinitore che come uomo gol, il talento purissimo di Keita, ma soprattutto l’annata eccellente di Candreva, che da quando veste biancoceleste non sbaglia una-partita-una. Dribbling, corsa, tiro e freddezza dagli 11 metri (6/6 dal dischetto): con la rete al Livorno è salito a quota 12. Meglio di Hernanes e Nedved. #esticazzi

Candreva Keita

7) Fato benevolo, fato infame. Contro l’Atalanta il dj prestato al calcio Paolo De Ceglie, che a tempo perso galoppa sulla fascia per il Genoa, è andato a segno dopo 2 anni e rotti portando in vantaggio i suoi. Tutto molto bello, se non fosse che a metà ripresa l’ex Juve si è lesionato i crociati posteriori. Alla faccia di chi gli dava del miracolato a fine primo tempo. Tornando leggermente più seri, interessante il 4-3-3 sperimentato sull’altro versante da Colantuono, in cui ha provato a far coesistere Cigarini (play basso) e Baselli (mezzo sinistro).

8) Ci piace pensare che a guidare la fortunosa rimonta del Barcellona sul campo del Villareal (3-2) sia stato il compianto Tito Villanova. Dall’alto. Prima propiziando il doppio autogol dei padroni di casa ad opera di Gabriel Paulista e Musacchio, poi regalando a Messi la palla del 3-2. Ps: come sarebbe bello vedere il “fenomeno” che ha lanciato una banana a Dani Alves raccogliere frutta per il resto dei suoi giorni in una piantagione sperduta in qualche landa desolata del globo.

9) Considerazioni sparse su Liverpool-Chelsea 0-2: a) vedere Steven Gerrard, il capitano di mille battaglie del Liverpool, che in carriera con questa maglia ha vinto tutto meno che la Premier League, scivolare e regalare palla a Ba nella partita topica del campionato contro il Chelsea vittorioso 2-0 ad Anfield, per noi romantici del pallone è una pugnalata al cuore. Con questa sconfitta il pallino torna nelle mani del Manchester City, che nel caso in cui facesse 9 punti, vincerebbe il titolo a causa della migliore differenza reti (+58 contro +50). Una favola così bella non merita un epilogo così drammatico; b) quella vecchia volpe di Mourinho ce l’ha fatta di nuovo. Coi suoi propositivi remissivi in conferenza stampa (“Non mi fanno giocare il sabato? Allora io gioco con le riserve per protesta”), ha provocato inconsciamente un certo rilassamento negli uomini di Rodgers, i quali, pur spingendo per tutta la gara, non hanno mai dato l’impressione di assediare il fortilizio costruito dallo special one col consueto furore agonistico. Per di più, al netto dell’indisponibilità di Cech, Terry, Ramires, Hazard ed Eto’o, il tecnico portoghese ha preso tutti in contropiede, risparmiando di fatto solo Oscar e David Luiz. Perché Ivanovic, Azplicueta, Matic, Lampard e Schurrle sono titolari, preferire Ba ad un Torres che ha sempre sofferto nel suo vecchio stadio è tutto meno che uno scempio, Cole resta sempre un signor terzino, mentre Willian e Cahill sono entrati a gara in corso. E le seconde linee? Giusto Kalas, Salah e Obi Mikel.

10) Off topic: splendida bagarre di Romano Fenati nel gran premio dell’Argentina, categoria Moto 3, coi vari Marquez, Vazquez, Miller, e splendida vittoria dell’italiano. Ma ancor più splendidi gli organizzatori di casa, che sul podio lo hanno omaggiato suonando... la Marsigliese. “Mais oui, vive Fenatì!”.

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