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- di Alberto Paternò

Conte contro Garcia. Il Mourinho de noantri.


Mancano poche giornate alla fine del campionato e in corsa per lo scudetto rimangono sulla carta solo due squadre: Roma e Juventus.I bianconeri in poche settimane dovranno portare a termine il grande lavoro e la marcia trionfale che la vede dominare la serie A fin dalla prima giornata.  In mezzo c'è ancora in ballo la questione Europa League, in cui dovrà ribaltare la sconfitta dell'andata di semifinale contro il Benfica.In poche parole, c'è nervosismo. Ed è in questo clima che si inserisce la chiacchieratissima ed ennesima polemica tra Garcia e Conte.


Un  confronto duro, che chiama a sè con forza un nobile paragone. Il  mondo del calcio è famoso per il proprio spessore culturale, ma questa volta pare si sia superato. In particolare il modello di ispirazione della dialettica Garcia-Conte pare  essere il mondo delle università medievali, in cui, ci ricorda il filosofo Remo Bodei, "subentrò la pratica del "confronto duro" attraverso il modello delle disputationes. La disputatio esprimeva lo scontro spigoloso in pubblici dibattiti su tutti gli argomenti. C’erano poi le quaestiones quod libet ales, in cui si discuteva la scelta di qualcosa, e un magister metteva di fronte posizioni opposte e lasciava che queste si scontrassero."   

Vediamo dunque come questa gloriosa disputa è cominciata. Inizia il dotto Garcia che durante la conferenza stampa prepartita, apre il brillante manualetto del tottismo intitolato "Dell'intavolare polemiche puerili" e cita "Mi aspetto che il Sassuolo giochi come una squadra che vuole salvarsi, con i migliori giocatori: non è stato sempre così per chi ha affrontato la Juventus" prende un bel respiro, gira pagina e poi subito riprende l'affondo "Mi aspetto di non vedere a fine partita che il Sassuolo abbia lasciato i migliori in panchina o sentire un allenatore dire “Abbiamo perso 1-0, che bel risultato”. Solo questo."

I due "allievi di Mourinho: Garcia e Conte, polemiche infinite.

conte-garcia

Eh sì,  sarete sicuramente caduti dalla sedia per la potente offesa. Non nascondo il mio turbamento, ma chi è rimasto più colpito tanto da aver visto rizzarsi i peli del parrucchino, è stato proprio Antonio Conte. Voglio tranquillizzare i suoi sostenitori, si è subito ripreso e il giorno dopo era pronto con una delle sue vibranti orazioni. Anche lui però non si è fidato e per non andare a braccio, ha ripescato una sua vecchia opera intitolata "Dell'intavolare soporiferi pugnettoni per minchiate", prefazione di Walter Mazzari, e leggendo quasi con le lacrime agli occhi per la rabbia risponde «Parole provinciali da tutti i punti di vista, se le sommiamo a quelle sugli "aiutini", le possiamo catalogare nelle “chiacchiere da bar”. Non penso che gli avversari della Juve aspettino il signor Garcia per sentirsi motivati».

Non finisce qui, c'è la stoccata finale, un pieno di vittimismo condito dall'accusa di essere antitaliano - evidentemente il vile Garcia ritiene che l'Italia non finisca a Torino, che provinciale! - e di lesa maestà: è una mancanza di rispetto nei confronti del calcio italiano. Non penso che il nostro campionato dovesse aspettare il signor Garcia per portare più motivazioni a coloro che giocano contro la Juventus.  Il signor Garcia ha manifestato una mancanza di rispetto nei confronti di tutti: nei confronti dei tecnici, dei giocatori e anche nei confronti dei tifosi".

Lo sterile dibattito tra i due allievi...

Uno scontro veramente ad alto livello, ma ora usciamo dal teatrino. Si tratta sicuramente di una polemica poco sincera. Garcia cerca di aumentare la pressione sulla Juventus, Conte cerca di parare il colpo e spostare l'attenzione su di sè, per evitare che ricada sui giocatori. Tecniche già viste nel nostro calcio, il maestro non può che essere lui: il grande Muorinho. Vi ricordate le infinite questioni, le manette mimate, la questione sullo sponsor Unicef del Barcellona? Arrivarono come un ciclone sul nostro calcio, con giornalisti divisi tra scandalizzati e leccaculo. Vi ricordo solo un episodio: marzo 2009, Roma-Inter 3 a 3, rigore assegnato all'Inter e infinite polemiche. ''A me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace l'onestà intellettuale. Mi sembra che negli ultimi giorni ci sia una grandissima manipolazione intellettuale, un grande lavoro organizzato per cambiare l'opinione pubblica per un mondo che non è il mio''. Josè Mourinho si siede, si infervora, e dopo un monologo rovente si alza e se ne va.

...e la perla del maestro.

Ora è il momento degli allievi, in particolare Conte, che con i suoi insopportabili e infiniti attacchi polemici, mostra l'enorme distanza dal tecnico portoghese e dimostra che senza carisma, senza autocritica e soprattutto senza ironia, questi interventi diventano solo dei lunghi e interminabili "mapazzoni".
Ah, solo per informazione, la partita su cui si è fatto tutto il casino è Sassuolo-Juventus... #noinonsiamoprovinciali

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