Interventi a gamba tesa

David Moyes: colpevole o innocente?


Dal Goodison Park al Goodison Park. L’avventura di David Moyes al Manchester United si è conclusa laddove si era guadagnato l’investitura di sir Alex Ferguson: nella casa dell’Everton. Un crudele scherzo del destino, quello impacchettato dai toffes, cinici e spietati quanto basta per infilzarlo due volte nei primi 45 minuti la scorsa domenica ed escludere con ogni probabilità i red devils dalle coppe europee per la prima volta dal 1995. E fine della corsa per il tecnico scozzese, in barba al contratto autografato fino al 2019, con la squadra affidata nelle rimanenti 4 partite a Ryan Giggs.
Decisione inevitabile, azzardata, giusta o sbagliata? La redazione di Sportellate.it si è spaccata e, non riuscendo a mettersi d’accordo, ha partorito due pensieri agli antipodi, sintetizzati da Gian Marco Porcellini e Raffaele Campo. Il primo favorevole all’esonero, il secondo di tutt’altro parere. Il tutto riassunto in 10 punti.


Perché andava esonerato.

1) I risultati. I numeri quale termometro di un anno disastroso ed un epilogo segnato. Settimo posto in Premier (peggior risultato dal ’91, ma in quella stagione Ferguson alzò la coppa delle Coppe), a -23 dalla capolista Liverpool e -13 dalla zona Champions, e 15 sconfitte stagionali, di cui 11 solo in campionato. Dove Rooney e soci hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra, specie negli scontri diretti: doppio ko e la bellezza di 7 gol subiti contro i cugini del City, 0/2 pure con Liverpool ed Everton, appena un punto contro Chelsea e Tottenham. A rendere la tragedia una galleria dell’orrore, l’uscita di scena prima in Fa Cup al terzo turno per mano dello Swansea (2-1 all’Old Trafford), poi in semifinale di coppa di Lega contro il modesto Sunderland.

2) Il mercato. Folle ed esoso. In un roster vecchio e qualitativamente carente, serviva un’iniezione di linfa e piedi buoni per rinnovare la squadra. Invece Moyes, inseguiti vanamente i vari Baines, Thiago Alcantara e Herrera, a fine mercato riesce a strappare malapena alla sua ex squadra, per la modica cifra di 33 milioni di euro, Fellaini. Un bell’incursore divenuto sotto l’ala del manager scozzese un ottimo finalizzatore (12 centri nel 2012-’13), ma non certo il centrocampista di qualità a cui affidare la regia ed affiancare interditori quali Carrick, Cleverley e Fletcher. Che puntualmente deraglia nel 4-2-3-1 dello United, guadagnandosi suo malgrado l’etichetta di capro espiatorio della tifoseria. A gennaio poi il teatro dell’assurdo si arricchisce di un nuovo capitolo quando a Manchester sbarca Mata, declassato a panchinaro con Mourinho al Chelsea, per quasi 45 milioni (!) di euro. Un altro lusso inutile per l’assetto dei campioni in carica, perché a) a gennaio non servono giocatori fuori forma bensì gente già pronta; b) lo spagnolo è un trequartista deputato alla rifinitura dell’azione, non all’impostazione; c) se defilato sull’esterno viene estraniato dal gioco. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: e dire che i mezzi economici per rinforzare l’organico non mancavano.

3) Le scelte tecniche. L’undici titolare stravolto ogni settimana costituisce un’ulteriore spia della confusione che ha regnato sovrana nella società dei Glazer in questo 2013-’14. Un tourbillon in cui si sono smarriti il promettente Jones, provato ora terzino, ora mediano, ora centrale difensivo, l’involuto Kagawa, vittima di un clamoroso equivoco tattico, che in Inghilterra deve sgobbare sulla fascia malgrado al Borussia Dortmund si sia consacrato da trequartista centrale, ed il desaparecido Hernandez, schierato titolare appena 9 volte nonostante gli infortuni di Van Persie e nonostante il suo fiuto da bomber di razza. Che tante partite avrebbe potuto raddrizzare.

4) La personalità. Ferguson ha nominato Moyes perché vedeva in lui una proiezione di sé stesso. La sua teoria? Niente tecnico affermato, meglio puntare su un self made man con 11 anni di gavetta all’Everton, che avrebbe proseguito il suo percorso di crescita assieme al suo nuovo club. Peccato che di Fergie non abbia né il carattere tanto meno il carisma, finendo inevitabilmente per essere schiacciato dai leader dello spogliatoio (su tutti Giggs e Rooney). Oltre che dall’ingombrante ombra del suo predecessore.

5) La transizione fallimentare. Doveva essere un anno zero in cui porre le basi per un nuovo ciclo vincente, invece Moyes, oltre ad aver preso schiaffi a destra e a manca con la stessa squadra che appena 12 mesi fa conquistava il campionato, non ha costruito niente. Della serie: inutile e dannoso.  

In tutta onestà, era difficile ipotizzare di alzare un trofeo in quest’annata. Ma allo stesso modo era difficile anche pensare di fare peggio di così.

David Moyes saw his Manchester United side lose to Sunderland in the League Cup semi-final first leg

Perché andava confermato.

1) L’eredità. Sulle spalle di Moyes gravava un’eredità pesantissima. Del resto non è mai facile sostituire una leggenda come sir Alex Ferguson dopo una gestione trionfale di 27 anni. In cui però vinse il suo primo trofeo , la Fa Cup, nel 1990, ossia tre anni e mezzo dopo il suo arrivo all’Old Trafford. Un anno di transizione è assolutamente normale. Evidentemente ora, essendo cambiati i tempi, i grandi club non sanno più aspettare e vogliono vincere nell’immediato.

2) I tifosi e i Glazer. Dall’Italia era impensabile prevedere un simile atteggiamento da parte dei tifosi inglesi nei riguardi del nuovo condottiero: piogge di critiche, contestazioni continue e striscioni (attaccati anche ad un aereo!) di invito ad andarsene. Con Fergie ci sono state annate anche peggiori di questa, eppure l’ex Everton è stato messo con le spalle al muro non appena sono venute fuori le prime difficoltà. È dura lavorare con tutte queste pressioni. Per non parlare poi dell’incoerenza dei Glazer, che hanno rinnegato la loro scelta esonerandolo a 4 turni dalla fine, quando ormai lo United non aveva più nulla da chiedere alla stagione. Che senso ha avuto cacciarlo ora? Forse i proprietari americani non hanno ancora capito che la Premier è molto più seria della loro Major League Soccer.

3) La rosa. Tutti contro Moyes. Ma qualcuno di questi guru del calcio ha mai dato per caso un’occhiata alla rosa del Manchester? Partendo dalla difesa, a destra hanno terzini imbarazzanti come Smalling e Rafael, che quanto a scarsezza non sono da meno dei nostri Constant e Benalouane, in mezzo ci sono Vidic e Ferdinand che sono giocatori a fine carriera, così come Evra sulla corsia sinistra. A centrocampo poi Fletcher e Carrick sono stati a lungo infortunati, mentre davanti Van Persie è stato a disposizione praticamente 2 mesi su 8. In soldoni, una rosa totalmente da ricostruire.

4) I senatori. Le figure carismatiche dello spogliatoio, i vari Giggs, Vidic, Ferdinand, Evra, Carrick e Rooney, hanno remato fin da subito contro il nuovo allenatore. Un gesto, se vogliamo, di ingratitudine pure verso Ferguson, dal momento che era stato lo stesso uomo di Govan a designare Moyes con grande attenzione e soprattutto per il bene del Manchester. Fin troppo facile addossare tutti i demeriti e le colpe al mister in un contesto simile.

5) La campagna europea. Manchester disastroso in campionato e coppe nazionali, eppure in Europa con questo pessimo allenatore non ha per niente sfigurato. I red devils hanno dominato la fase a gironi grazie a 4 vittorie e 2 pareggi e agli ottavi sono stati in grado di ribaltare lo 0-2 dell’andata contro l’Olympiakos, vincendo 3-0 al ritorno. Il Manchester si è dovuto arrendere ai quarti contro il Bayern Monaco, ma c’è poco da stupirsi, dal momento che i tedeschi hanno un organico nettamente superiore. E gli uomini di Moyes sono usciti assolutamente a testa alta, pur avendo disputato la doppia sfida dei quarti privi di Van Persie. 1-1 all’andata, nonostante tutti si aspettassero un 3-0 per i teutonici, e 3-1 all’Allianz Arena per i bavaresi. Ma è un risultato molto ingannevole, poiché la squadra di Guardiola ha sofferto tantissimo prima del terzo gol. Come mai quindi un trend così differente tra le competizioni in patria e quelle fuori? Evidentemente i senatori in Champions avevano ancora fame.

Moyes era per davvero “il prescelto”, ma tifosi e giocatori non gli hanno consentito di diventarlo. Mi dispiace sir Alex, ma stavolta il tuo ambiente ti ha tradito.

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it